di Matteo Fais

«Com’è la sigla per indicare questi? LG…», chiedo, indicando due inequivocabili signore con bambino al seguito.

«LGBT: lesbiche, gay, bisessuali, trans», mi risponde la mia ragazza.

«E quando hanno un bambino, come quelle due signore?».

«Si chiamano famiglia arcobaleno».

Porca miseria, si vede proprio che sono un uomo del ‘900! Non riesco mai a ricordarmi di tutte queste nuove sigle e denominazioni. Lo confesso, volevo scrivere un articolo sulle famiglie tradizionali in spiaggia, in origine. Per intenderci, pensavo a una di quelle famiglie sane, dove il marito va a puttane, la moglie si fa sbattere dal commercialista, il figlio si ammazza a seghe e la dolce bambina di casa ha perso la verginità anale a quattordici anni; ovviamente, questa famiglia il più delle volte ha un cane e sta seriamente meditando l’acquisto, da Trony, di un pesce rosso robotico a basso consumo energetico. Ma non tergiversiamo. Non potevo farmi sfuggire la possibilità di scrivere su questo nuovo tipo di realtà, recentemente riconosciuta anche a livello legislativo.

Diciamo subito che noto con piacere due cose:

a) La famiglia arcobaleno non fa più caldo né freddo a nessuno. L’italiano, essere tendenzialmente nichilista e poco propenso a intraprendere battaglie per un qualche principio etico, accetta il rinnovamento antropologico senza batter ciglio. Si potrebbe pure dire che se ne sbatte e pensa ad altro. Del resto, la permanenza di Renzi al governo è molto peggio. E poi, adesso è periodo di ciclismo, per gli sportivi, e tra poco meno di un mese inizieranno i campionati di calcio – sospetto che la gente si stia già preparando spiritualmente;

b) Le lesbiche (unico fenomeno a suscitare il mio interesse, tra quelli contemplati nella comunità LGBT) sono più propense a vestirsi in modo succinto in spiaggia. Non essendo preoccupate del giudizio maschile, si espongono seminude senza tutti i problemi delle donne “normali”. Ciò garantisce in qualche modo un po’ di intrattenimento in assenza, per esempio, di eterosessuali esibizioniste.

Scherzi a parte, forse non comprendo a pieno la portata epocale di una tale conquista. Per tanto, cerco di capire fissando uno sguardo entomologico, ma comunque invadente, su questa particolare famiglia, cercando di trovare la loro peculiarità. Osservo la femmina della coppia indossare vezzosamente un capellino di paglia, in questo senso conservando il cattivo gusto vacanziero delle comuni madri di famiglia. Il maschio delle due, invece, porta una zazzera con isoletta centrale e i lati dei capelli rasati a zero, in una commovente riproposizione delle pettinature più burine diffuse tra gli etero a bassissimo grado di scolarizzazione. Dulcis in fundo, le vedo sguainare l’asta estensibile per iPhone, quella che consente la realizzazione di selfie da una più vasta angolazione. Le due donne tengono in braccio il bambino e, in un sussulto improvviso di pudore, si coprono entrambe il seno, prima di immortalarsi in una dolce foto di gruppo perfetta per l’album di famiglia.

Diciamocelo, quello che ho visto è la cartina di tornasole del fatto che le famiglie omosessuali non sono diverse da quelle tradizionali, anzi ne condividono gli italici valori: selfie, bambini piangenti, forse addirittura la passione per il calcio, a cui seguirà presto frittatone con cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero!