di Matteo Fais

Dunque stamattina sono andato a fare la spesa in un noto discount. Da quando l’hanno aperto, i piccoli negozietti del paesino sono passati in massa a miglior vita. Comunque è il posto dove si compra meglio nel rapporto qualità prezzo (il che è una circonlocuzione fantastica per dire che sei un morto di fame e ti devi contare anche i centesimi che spendi per il pane). Stavo lì che soppesavo due diversi tipi di mozzarella, chiedendomi quale fosse meno cancerogeno, quand’ecco che vedo incedere tra i sottaceti una tardona… ehm, signora. Voglio dire, ok che siamo in una località marittima, ma buon Dio!

Sarebbe stata anche una bella tipa. Per intenderci, l’avrei presentata a mio padre, che è un povero vedovo di settantatre anni. Solo che questa se ne andava in giro in shorts e, più in generale, sfoggiava un look da ventenne in calore. Se non che, come capita a quell’adorabile ricchione della Recherche, nell’atto di addentare una madaleine, mi è tornato alla mente un episodio della scorsa estate. La mia ragazza si era scordata l’iPhone in macchina e, facendo leva sulla mia cavalleria, mi aveva chiesto di andarglielo a recuperare. Sacramentando e smoccolando in aramaico, andai. Per farla breve, a un certo punto, mi trovai davanti due tardone… ehm, signore. Mi posero un sacco di domande. Io sono generalmente un tipo urbano, quindi risposi loro con signoril garbo. Me le ritrovai che mi seguivano da prima fin sul bagnasciuga, per poi braccarmi anche dentro l’acqua. La mia ragazza si rabbuiò. L’acqua intorno a lei cominciò a schiumare. «Quelle due troie ti vorrebbero scopare», mi disse e nel suo sguardo lessi un chiaro messaggio: se lo fai ti taglio i testicoli, per dar da mangiare ai pesciolini.

Le due signore, a ogni modo, non mollarono la presa. Mi nuotarono vicino, mi fecero ballonzolare le tette sotto gli occhi, arrivarono persino a chiedermi se fossi sposato, poi vollero una sigaretta e “non è che avresti anche da accendere?”. Pensai cose un poco sconce, tipo gangbang con le tizie. Mi feci i miei soliti filmini, mutuando trame da certa becera pornografia di serie b. Erano proprio volgari, a considerarle freddamente, sguaiate, esibizioniste. Comunque, mi tiravano. Lo confesso, non sono uno dal palato fine. Zozze e un po’ cadenti non mi dispiacciono. Avranno avuto circa vent’anni più del sottoscritto, ma avere a che fare con un ragazzo, che avrebbe potuto essere loro figlio, non le faceva scomporre. Erano in fondo figlie, anche loro, della cultura post sessantotto. Sicuramente avevano idee progressiste e liberali, tifano per la libertà al femminile, le quote rosa, e soprattutto dovevano essere dalla parte dei giovani (se non altro per non farsi escludere dalla categoria). Per loro, poter portare il tanga dopo i cinquanta, è un po’ come per i neri rivendicare il diritto a non essere schiavi.

Pensavo tutto questo al market, mentre la tardona, pardon, la signora passava nella mia stessa corsia. Se non che la mia ragazza, che è la stessa dell’anno scorso, mi ha dato una gomitata.

«È scaduta!», mi fa.

«Che, la mozzarella?».

«No, la vecchia che stai guardando, brutto porco».

Per fortuna, in quel momento passavano delle bionde straniere, proprio delle succulente fanciulle in fiore. Ho sempre amato la varietà che si trova nei grandi supermercati.