di Matteo Fais

Ci sono davvero ben poche ragioni per cui recarsi in spiaggia, oggi. Tira vento e solleva sabbia – non di rado la Natura ha di questi gesti di aperta e molesta antipatia verso gli umani. C’è sempre un nuvolo di mocciosetti impertinenti che giocano a pallone, mentre sto cercando di leggere. Bisticciano, litigano, e quando si mettono a provare tiri sperimentali, tipo rovesciate in aria, mi colpiscono puntualmente in testa. Qualcuno dagli ombrelloni fa suonare Someone one like you di Adele. E il solito speaker della stazione balneare annuncia a breve l’inizio dei balli caraibici. Comunque, della bellezza del mare non gliene frega un cazzo a nessuno. Forse solo a qualche milanese che chiama gli amici col suo iPhone e dice: “Ué, belin, dovresti vedere che posto qui”. Insomma, dopo quel che hai speso per andare in vacanza, almeno un po’ di invidia la dovrai pur suscitare negli amici, che a stare semplicemente bene non c’è mica molta soddisfazione.

Per quanto tendenzialmente non lo si ammetta, la ragione per cui i più si recano al mare è perché lì le donne si concordano in modo ancora più succinto del solito – scusate la prospettiva testosteronica. Non che normalmente, a passeggio per la città, lascino molto all’immaginazione, ma qui lo spettacolo è assicurato. Sono tutte in reggiseno – chi ce l’ha – e mutandine. La cosa a noi italiani, grazie al cielo, non ci lascia ancora del tutto indifferenti (che sia solo una questione di tempo, prima di giungere all’assuefazione totale?). Forse è tutto più normale di come io lo stia dipingendo. In fondo un po’ ovunque le femmine si espongono e i maschi fanno i galletti; insomma, anche nei giardini i fiori, ben saldi sui loro steli, aprono i petali attirando gli insetti… i fiori? Gli insetti? Lasciamo perdere!

Il troppo solo giustifica un certo grado di confusione mentale. Noto un ombrellone con tre ragazzine. La prima potrebbe avere tra i sedici e i diciotto. La seconda massimo sedici. La terza è piccola, diciamo dodici.  Ipotizzo siano sorelle, una specie di proiezione di una mente lubrica tipo quella di Nabokov. La ragazza di mezzo si fa consigliare dalla grande su come mettere il perizoma nel modo migliore, per non avere zone di non abbronzatura sopra il sedere. La maggiore, postasi in piedi, si massaggia le natiche quasi nude con ricercata noncuranza. Si aggiunge al quadretto idilliaco anche la piccola che prova pose ancheggianti di fronte alle altre due, domandando, compiaciuta, approvazione. Riceve addirittura applausi. Ma queste ragazze, alla loro età, cosa mangiano a colazione, latte e ormoni? Ecco che una pallonata mi colpisce dritto sul grugno; un ombrellone divelto dal vento mi vola vicino, come una lancia che potrebbe trafiggermi; e un gabbiano mi si posa vicino, per trafugare della spazzatura lasciata da qualche incivile. Il volatile mi squadra torvo, con una punta di indignazione che gli fa sollevare il becco in un gesto stizzoso.

Dott. Freud, scusi, lei c’entra qualcosa con tutto questo?