«Gli italiani sanno essere uniti durante tre momenti: i Mondiali di calcio, le Olimpiadi e le emergenze», così Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, evidenzia come, a seguito del terremoto che ha scosso profondamente il centro Italia, la macchina di solidarietà si sia immediatamente messa in moto. Sono bastate poche ore affinché arrivassero i primi soccorsi, in città (Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto) rase al suolo. Gli interventi, da parte dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile, hanno innescato una catena che continua a svilupparsi: dalle donazioni del sangue (tantissime le strutture predisposte in proposito), alle raccolte di beni di prima necessità (dove ad oggi vengono richiesti particolarmente coperte, prodotti per bambini e per l’igiene personale), sino ai volontari specializzati che si recano sul posto per portare il proprio contributo. Un meccanismo solidale che vede coinvolte persone e associazioni provenienti da universi politici eterogenei, laici e religiosi, pompieri e medici, tecnici e artisti, ultras e chierichetti, tutti disposti a fare la loro parte.

Se è vero che nessuno può riportare indietro le vittime del sisma, tuttavia ognuno può collaborare per dare una speranza a chi è sì vivo, ma ha perso tutto il resto. Vedere vanificati gli sforzi di una vita in pochi attimi di terrore è una mazzata per persone già prostrate dal peso della crisi. Per risollevare le sorti di queste popolazioni non servono frasi enfatiche, ma azioni concrete. Ecco perché le raccolte di fondi e beni devono continuare incessantemente, soprattutto se portate avanti da enti differenti, per limitare il rischio di lucro, che alcuni, anche nelle situazioni più critiche, riescono a perpetrare, come l’esperienza di L’Aquila ha tristemente mostrato. Organizzare eventi di vario genere e consegnare direttamente alle comunità coinvolte il ricavato, da reinvestire sul territorio, è il miglior modo per evitare il “magna-magna” che è la triste controparte dello spirito di solidarietà che il popolo italiano sta dimostrando ancora una volta di avere di fronte ad una situazione di emergenza.

Evidentemente, la sfida non riguarda solamente le aree coinvolte, ma è di portata nazionale. O meglio, dovrebbe essere europea, anche se i nostri partner tardano a prenderne parte. L’economista e opinionista Alberto Bagnai parla in proposito di “asimmetrie europee”, riprendendo il pensiero di Armando Zambrano, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che sottolinea come a Bruxelles la messa in sicurezza degli edifici viene vista come un problema marginale, in quanto il rischio sismico riguarda soprattutto l’Italia e la Grecia, ovvero due paesi minori di un’unione che è tale solamente a parole e quando si tratta di debiti. Ciò nonostante Antonio Tajani, vicepresidente del parlamento europeo, apre all’utilizzo dei fondi di emergenza per le calamità. Solamente il tempo mostrerà se e come questi aiuti arriveranno. Intanto, mentre gli ingranaggi solidali continuano ad attivarsi, ciò che preoccupa maggiormente è il lungo periodo, quello dove la solidarietà ha poca incidenza e deve essere sostituita dalla programmazione, che storicamente rappresenta il tallone di Achille del Belpaese.

Proprio per questo è vietato abbassare la guardia, credere di aver già fatto tutto o lasciare che il pessimismo prenda il sopravvento, come testimoniano le parole del sindaco Pirozzi: «Da ieri sera porto la felpa con su scritto Amatrice. È la prima cosa che ho tirato fuori da casa quando ho abbandonato la mia abitazione. Ho detto a Renzi che sarebbe il caso si mettesse la felpa con su scritto Italia. Questa è una grande sfida per l’Italia. Il nostro cuore è spezzato, pensiamo a tutti quelli che qui hanno investito, con passione, sia politica che economica, e poi in dieci secondi hanno visto svanire tutto. Ma nessuna notte è tanto lunga da poter impedire al sole di risorgere. Per questo lo dico a voce alta, risorgeremo. Sono un uomo di montagna, non permetterò che su di noi si spengano i riflettori».