Non ho più lavorato da allora. Giornalista che si occupava di politica e cultura, portavoce di numerosi assessori della Regione Siciliana per lunghi anni, Capo ufficio stampa di un partito di governo. Non ho più lavorato come giornalista. La Congregazione dell’Indice in salsa sicula aveva posto il veto su un mio libro e, a cascata, era stato anche posto un veto (so da chi, so perché) sulla mia persona: indesiderabile. L’ultimo assessore col quale ho lavorato, entusiasta dei miei articoli e comunicati stampa che scrivevo per lui, ebbe a dirmi:

Claudiù, Claudiù, se tu scrivessi meno libri e continuassi a scrivere solamente articoli per come sai tu, faresti più figura e avresti meno problemi.

Era l’annuncio (in forma amichevole) che avevo dato fastidio a parecchi – una persona in particolare – e che da lì in avanti avrei chiuso i battenti. Nessun contratto mi è stato più proposto. Sentenza eseguita. Questo il loro auto da fé, ma io non ho mai abiurato quelle cose scritte con spirito goliardico, ironico, né ho mai chiesto una riconciliazione: ribadisco quelle righe, le scaglio ai quattro venti e le affido alle Erinni, ministre di Giustizia. Per la cronaca: l’ultimo assessore col quale ho lavorato è stato poi arrestato per reati concussivi e corruttivi.

Il rimorso di Oreste - William Adolphe Bouguereau (1862)

Il rimorso di Oreste – William Adolphe Bouguereau (1862)

Il libro in questione invece, si chiama Sex and the Sicily, sul calco del più famoso Sex and the City. Un ventaglio di aneddoti e scene curiose che hanno come protagonista, ovviamente, il siciliano: il politico, il faccendiere, ma anche l’intellettuale raccontati questa volta nel loro rapporto con il sesso e il potere. Mi ero (mi sono) permesso di canzonare le marachelle a sfondo sessuale (e non) di molti politici siciliani. Ma la verità vera è che dietro a ciascuna di quelle marachelle si celava un abuso di potere. Un potere che gli elettori avevano messo per finalità legittime nelle mani di uomini delle istituzioni, utilizzato invece per squallidi mercimoni carnali, quando non addirittura, per bieco scambio di cortesie incrociate, laddove quelle cortesie puzzavano di tanfo di bottega, di affarismo. Di postribolo istituzionale.

Mi ero pure permesso di attaccare apertis verbis (in una parte centrale del libro, un po’ decontestualizzata dal tema, se vogliamo), un presidente di Regione in carica poi condannato per concorso mafioso, reato in seguito mitigato in voto di scambio. Lo avevo prima votato e poi, deluso da lui, attaccato per i suoi regali natalizi ai giornalisti, riportando alcuni articoli che avevano trattato l’argomento; lo avevo attaccato per molti altri motivi legati alla potente casta dei giornalisti. Mi arrivarono messaggi trasversali e qualche telefonata, in una di queste mi si minacciava di rompermi le gambe. Non feci il perseguitato, non mi rifugiai nel piagnisteo liturgico per avere qualche copertina, i quindici minuti di celebrità cui tutti aspirano percorrendo la strada ben lastricata del vittimismo. Non cercai tutto questo neanche quando tentarono di ravanare nella mia vita per trovare il vulnus morale, lo scarto etico che avrebbe dovuto avvalorare quella rottura di gambe.

Ritratto di alienato - Théodore Géricault (1820)

Ritratto di alienato – Théodore Géricault (1820)

Forse vulnus morale e scarto etico non trovati direttamente erano già stati previsti dal mio karma e da lì a pochissimi mesi avrei perduto mio figlio, incolpevole pezzo della scacchiera di quel karma. Il senso di umanità allora prese il sopravvento e chi aveva minacciato di spezzarmi le gambe venne al funerale di mio figlio. Piangemmo abbracciati, il karma aveva riavvicinato degli uomini attraverso il dolore, una purificazione della quale avrei fatto volentieri a meno. Uno degli uomini da me burlati, denunciati, continuò invece a fare terra bruciata attorno a me, così i potenti mi mostrarono i loro denti affilati di ostilità, di vendetta: sono uno che scrive, che parla, quindi sono pericoloso per i Viceré e le loro vestali dalla schiena curva, per il sistema delle cortesie reciproche, della compravendita di carni mortificate dentro un letto d’albergo, con il Viagra a farla da padrone già nei quarantacinquenni (sic!).

Un assessore ancora sotto i cinquant’anni (abbondantemente sotto), puttaniere e antropologicamente bastardo secondo una sua stessa autodefinizione, ebbe a dirmi:

Hai mai provato a ficcare [cioè scopare] col Cialis e Il Viagra? Ti sembra di ficcare con la minchia di un altro.

Preferisco ficcare con la mia minchia e non con quella di un altro, gli risposi. Quando il libro fu pubblicato, il collega Emanuele Lauria sulle colonne di Repubblica, titolava e scriveva così nel suo incipit:

Sesso e politica, un libro-scandalo fa arrabbiare i protagonisti – Chi è l’ex senatore che, durante una missione a Stoccolma, non seppe resistere alla tentazione (non gratuita) di una ballerina che l’invitava in una Jacuzzi? E chi l’ex assessore «trovato in ufficio a pomiciare con una fotomodella»? Gli interrogativi lasciati sul campo da un volume firmato dal giornalista Claudio Zarcone, ex addetto stampa del coordinamento regionale di An: «Sex and the Sicily» si chiama il libro e sta gettando scompiglio nei palazzi della politica. Non ci sono nomi, ma sembra che qualcuno dei protagonisti si sia riconosciuto nella narrazione di Zarcone. E sia passato alle minacce fisiche nei confronti dell’ autore.

Copertina

Chiarisco subito:

1) i politici di cui parlo nel libro appartengono un po’ a tutti gli schieramenti;

2) il libro risale ai primi mesi del 2010;

3) esula dai miei intenti far pubblicità al mio libello poiché non è in vendita (è stato diffuso gratuitamente da un’associazione culturale presso enti, biblioteche, Istituti di Cultura compresi quelli di Boston e Stoccolma, giornali ecc.). Non vendo, dunque. E non scrivo per vendere (rivolgersi a Saviano).

Irrido diversamente politici presuntuosi, arroganti, puttanieri senza ritegno, ignoranti, che non parlano nessuna lingua, italiano compreso a volte, specchio di una Sicilia incapace di fare scelte meritocratiche e di una legge elettorale nazionale che crea deputati per decreti già scritti dagli apparati di partito. E premetto: sono stato sessualmente educato da puttane, fiuto la figa già ai confini del Brennero, il moralismo mal si ritaglia sulla mia persona. Ma la compravendita dei corpi che passa per il potere, l’inganno, l’adulazione istituzionale, la sudditanza, il vassallaggio, la promessa occupazionale e il mignottismo militante per ricavare privilegi, sono cose che ho sempre detestato. Ricordo con meno disgusto – anzi con qualche velatura nostalgica – la blenorragia che presi a diciassette anni con una puttana, rispetto alle genuflessioni imposte dal potere ai propri lacchè in livrea, i quali subiscono passivamente queste forme di sodomizzazione etica pur di ricamarsi uno spicchio di potere riflesso: non mi hanno mai avuto, né mi avranno mai.

Pertanto vi sintetizzerò davvero brevemente qualcuno dei gustosi siparietti contenuti nel libro, sperando di richiamare la vostra attenzione. Su cosa richiamarla di preciso non saprei, troppi temi di fondo sono racchiusi nelle mie pagine; certo, il sesso la fa da protagonista, tuttavia è appena la cartina al tornasole di un sistema consolidato che fa del potere politico il grimaldello per scardinare ogni rapporto sociale, carnale, affaristico, professionale: non sono Saviano, non parlo e non racconto per vendere, non utilizzo schemi e temi di grande impatto mass-mediatico, di quel catechismo collettivo gradito alle scuole di scrittura, agli editori e a quei lettori garantisti, illuministi, progressisti, ecumenisti, mondialisti, egalitaristi bandierarossaebellaciao, scrittori a loro volta di qualcosa (camorra e mafia, gli ultimi, la fede, la battaglia per la verità, l’universalismo, il bullismo, l’animalismo, il veganesimo, l’ambientalismo No Tav, No Triv, No Minch); mi limito a percorrere sentieri altrettanto insidiosi tentando di non sprofondare nel populismo, nel qualunquismo. Ho cercato e cerco il ridicolo dei comportamenti umani, di molti politici nella fattispecie, ma non ho sottaciuto nemmeno su certi miei comportamenti superficiali, con un’autodelazione pubblica.

Stańczyk - Jan Matejko

Stańczyk – Jan Matejko

Comincerò da un assessore a mio avviso perbene, ma mignottaro irriducibile, seguace del motto: Basta che respiri. Infatti andava con belle e brutte, per elencarle tutte ci vorrebbero tre tomi. È stato il primo a riconoscersi e il primo a telefonarmi, ridendo con me del libro (tutti gli altri si sono incazzati). Altro motivo per apprezzarlo. Lo chiameremo Salvuccio.

Il simpatico, davvero simpatico, seguace del basta che respiri

Era un dopo pranzo come tanti, con parecchia gente a fare anticamera e lo venne a trovare un’attrice impegnata che cercava contributi per un suo recital, parecchi soldi, comunque. La donna non era bella, però molto fine, di buona dizione, ma bella giurerei di no. Magra, ossuta, col volto scavato, dalle mie parti si dice buona per farci il brodo. Il giorno successivo l’assessore raccontò a me e a pochi altri intimi la sua avventura con l’attrice, con queste parole:

Prima ci la n’filavu ravanti e idda iccava vuci, poi la misi a picurina e ci la n’filavu nna du culiddu nicu, mi scantavu si ci lu scricchiava…

Traduzione obbligatoria: prima l’ho penetrata davanti e lei già gridava, poi l’ho messa a pecorina e l’ho penetrata nel suo culetto piccolo, ho avuto paura che le si rompesse. Chiaramente la traduzione si perde parecchie sfumature semantiche che sono proprie dei dialetti (e già un dialetto parlato da un dialetto trascritto, perde in partenza). […] Salvuccio… una volta fu costretto a subire un intervento chirurgico al basso addome, vicino al pube, non poté evitarlo. Tornato nella sua camera singola di una clinica privata, dopo l’operazione e scemati gli effetti dell’anestesia, chiamò vicino a sé il suo segretario:

Antò, Antò, che dici che non mi funziona più adesso?

Ovviamente riferendosi al suo apparato maschile:

Ma chi vai pinsannu – tentò di confortarlo il segretario – certu ca ti funziona.

Paff. Quando si dice la coincidenza. Si presentò in visita per vedere come stesse Salvuccio, una componente del suo ufficio di gabinetto (così mi raccontò il segretario in persona), con la quale, si vociferava, il politico avesse avuto una relazione. Sì, un’altra. L’assessore fece l’occhiolino ad Antonio, il quale si allontanò discretamente dalla camera. Quando Antonio rientrò, la collaboratrice dell’assessore era lì per lì per andare via. Saluti e baci e Salvuccio e Antonio furono nuovamente soli: Antò, Antò – disse il politico – mi funziona! mi funziona! Il segretario mi avrebbe raccontato in seguito che Salvuccio, per provare la propria efficienza sessuale, si era fatto fare un pompino, alla faccia dei postumi dell’anestesia.

Scena erotica – Pablo Picasso (1905)

Scena erotica – Pablo Picasso (1905)

Il ridicolo etnoantropologico

In Sicilia qualche anno fa praticava la nobile arte della politica, un uomo della parte orientale della regione. Per quel gioco ignobile dei ribaltoni, questo politico si trovò assessore sia col centrodestra che col centrosinistra. Raccontava un altro assessore (io ero presente alla narrazione) che si stava proponendo all’esecutivo regionale un disegno di legge sui musei etnoantropologici. Ora, ricordate che il politico di cui stiamo parlando è originario, lo diciamo genericamente, della Sicilia orientale. Egli, che aveva appreso della presentazione del disegno di legge solo in quel momento, col suo accento orientale, alzandosi in piedi disse:

Un momento colleghi, qui si sta parlando di musei etnoantropologici. Scusate, ma non sapete che quando c’è l’Etna di mezzo dovete prima consultarvi con me?

Aveva confuso i musei etnoantropologici con qualcosa da istituire sull’Etna o che avesse il vulcano come fonte ispiratrice, quindi riguardava il suo territorio. Pare che per non scoppiare a ridere parte della truppa di governo riunita in giunta, si fosse messa con la testa sotto il tavolo a fingere di cercare qualcosa.

Il ridicolo per ignoranza manifesta

Anni fa girovagava per Palazzo dei Normanni (e dico girovagava) un deputato che parlava soltanto il dialetto siciliano. Uno che avrebbe avuto bisogno di un corso di italiano per stranieri. Mai letto un libro in vita sua. Mai trasmesso un comunicato stampa. Si limitava ad associare la sua firma a disegni di legge o interrogazioni presentati da altri colleghi. Un giorno un assessore chiese la sua compagnia per andare all’estero, a rappresentare la Sicilia in un famosissimo teatro dove sarebbe andata in scena Madama Butterfly di Puccini. Senti, tu non parlare e non dire niente – l’ammonì l’assessore, conoscendolo – guardati lo spettacolo e lascia parlare me. La sera della Butterfly il politico si vestì di tutto punto, profumato e si sedette in prima fila con l’assessore. Non disse una parola, anzi non mosse un muscolo per tutta la durata dell’opera. Alla fine, dopo gli applausi finali e l’accensione delle luci di sala, l’assessore gli chiese:

Ti è piaciuto?

Il deputato rispose con grande naturalezza, nella sua unica lingua, il dialetto siciliano:

Unni capivu na minchia, ma m’arrizzaru li carni.

Traduzione: non ci ho capito una minchia ma mi è venuta la pelle d’oca.

Leopoldo_Metlicovitz,_1904_-_Madama_Butterfly

Nun facemu ca soni sulu tu?

Diversi anni addietro in Sicilia circolava un politico scarsissimo (ma con un mentore potentissimo) e anche molto brutto e trasandato: proprio per questo suo aspetto repellente ogni volta che lo vedevo, internamente lo ringraziavo di esistere. Ho sempre conosciuto donne molto belle e capitò un paio di volte che questo politico mi vedesse casualmente in loro compagnia: Nun facemu ca soni sulu tu?, mi diceva nel suo slang provinciale, preoccupato che io non gli presentassi nessuna delle mie amiche, le quali, per la cronaca, non sarebbero mai uscite con lui neanche per tutto l’oro del mondo. Sunari è un verbo che nella sua metafora dialettale significa scopare, fare sesso, quindi sta per scoparsi una donna. In conclusione, con un facemu ca soni sulu tu? il politico intendeva dirmi, non facciamo che scopi solo tu?

Poi un giorno conosco Vanja, incantevole ragazza jugoslava. Faccio un po’ il cretinetto e lei mi catechizza: Io sono innamorata di Marco – mi disse, indicandomi un uomo che in quel tempo bazzicavo saltuariamente – non potrei mai venire con te. Le risposi che non ho mai costretto nessuno nella mia vita e che le sarei stato amico. Punto. Vanja sentì allora il bisogno di aprirsi:

Sai, Marco però non mi ama. L’altra notte mi ha portato in albergo da Old Man, un politico bruttissimo…

Dalle sue descrizioni riconobbi subito in “Old man” quel politico davvero repellente che mi ammoniva: Nun facemu ca soni sulu tu? Vanja continuò:

Sai, io non volevo fare sex con persona vecchia, brutta e che non conosco. Lui mi gettò sul letto e mi baciò tutta, io piangevo e non volevo, davo pugni su spalle sue, inutilmente. Per fortuna io poi salva perché lui… impotente…

Avete capito Old man?

Il politico – si raccontava in giro – pare non fosse nuovo a simili prepotenze, incarnando uno degli schemi più odiosi in assoluto.

Lo stupro - Edgar Degas (1869)

Lo stupro – Edgar Degas (1869)

Sex and würstel

Questa ve la voglio proprio raccontare. Mi trovavo in una capitale europea con un gruppo di politici e giornalisti siciliani. Nella delegazione era stata invitata anche una mia amica (con un ruolo ben preciso, che non dico quale), tale Oriana di Milano. Oriana sapeva benissimo come per me lei fosse fuori catalogo, perché ormai avevamo instaurato un rapporto di goliardia e amicizia consolidata: l’interesse sessuale reciproco o nasce subito, o difficilmente nascerà dopo. Un politico assai quotato ai tempi mi si avvicinò:

È cosa tua?

mi chiese riferendosi a Oriana.

Sotto quel profilo, no,

risposi. Dopo trenta-quaranta minuti Oriana volle parlarmi: Sai, Mister Big – chiamiamolo come uno dei personaggi di Sex and the Cityvuole che io salga in camera con lui. Non è male, mi piace. E in più mi ha promesso alcune cose che poi ti dirò. Che devo fare? Il politico le aveva promesso un posto di lavoro, che doveva passare attraverso la pubblicazione della sua tesi di laurea.

Ecco comunque la mia risposta:

Sei abbastanza grande per saperlo, cosa fare. Se ti dicessi di non andare, mi ascolteresti?

Forse no, rispose Oriana, la quale nella sua testa aveva già deciso.

E allora che vuoi?

I due salirono abbracciati in camera, devo dire con poco pudore rispetto ad una folta delegazione sicula e consumarono il loro gioco di carni gelide. Il giorno seguente alcuni amici mi dissero che lui, “Mister Big”, fece colazione in albergo con uova strapazzate, marmellata e würstel (per riprendersi dalla nottata “calda”), vantandosi bugiardamente di avermi soffiato la donna. Per gli amanti dei particolari: ritornati in Italia “Mister Big” non rispose mai più al telefono a Oriana, neanche ai suoi messaggi. Commenti?

Ritratto di un maiale - Jamie Wyeth (1970)

Ritratto di un maiale – Jamie Wyeth (1970)

Il processo, Kafka escluso

La mia collega Maria in questi giorni mi ha chiamato. Vuole che testimoni a un processo da lei allestito nei confronti di un politico, per il quale ha lavorato come addetto stampa. Il politico, rispettando il copione, aveva come segretaria la propria amante, la quale, come tutte le amanti che gestiscono un briciolo di potere, era un’accentratrice. Maria e l’amante del politico non legarono molto. Uno dei tanti giorni passati in quella segreteria, assente la segretaria-amante, Maria si vide balzare addosso il politico, arrapato e bavoso. La mia amica lo scansò con garbo e riprese a scrivere al computer. Nel giro di un mese venne licenziata. Maria fece vertenza al suo ex datore di lavoro e oggi si aspetta che il processo civile venga celebrato.

Aggiornamento: Il politico non è stato più rieletto, non sapeva che mettersi contro preti, giornalisti e magistrati portasse sfiga. La sentenza del processo è stata favorevole a Maria, la quale ha intascato un gruzzolo come risarcimento stabilito dal tribunale.

Il caso di Maria, di tante Marie che potrei raccontare, dimostra che si può anche dire di no alla svendita della propria persona, al compromesso; ma soprattutto, che si debba dire di no subito, a costo delle conseguenze (per fortuna esiste anche la legge in Italia). Molto più inquietante è dir di sì prima, sottomettendosi per trarre un vantaggio ics, e poi, dopo anni, approfittando di una temperie sociale che solleva uno, più casi di molestie, dire: Anch’io ho subito molestie sul posto di lavoro. È meno credibile. Ci vogliono più palle prima, che coraggio dopo. Il saggio Lao Tze diceva:

è meglio accendere una candela, invece di maledire il buio.

Odalisca con le magnolie – Henri Matisse (1924)

Odalisca con le magnolie – Henri Matisse (1924)

La lettura del mio libro non è per puritani e bigotti. La sconsiglio. A tutti gli altri invece la consiglio vivamente, in particolare se sono stati lettori, come me, di Charles Bukowski e lo sono ancora di Michel Houellebecq. Sempre a patto che ne troviate una copia, dal momento che non è in vendita. Ho visto e raccontato cose che voi umani non potreste immaginare. Questi brevi estratti qui riportati sono appena delle note di colore rispetto a tutto il libro, a tutto ciò che non è stato detto nello stesso libro, che oggi potrei riscrivere, ampliare, con altri elementi che vi farebbero sobbalzare.

Forse non vi sarà del tutto chiaro il perché abbia scritto questo pamphlet, forse lo giudicherete a priori populista, scontato, di bassa lega, dozzinale. Ci sta, potrebbe starci dal momento in cui non ci conosciamo e non sapete quanto io abbia pagato certe scelte, una coerenza di fondo che ho poi inculcato alla mia famiglia. Potrebbe starci. D’altronde, per dirla con Jacques Derrida,

un testo è un testo solo se nasconde al primo sguardo, al primo venuto la legge della sua composizione e la regola del suo gioco.