Oltre le sbarre, sicuramente l’uomo e, magari, lo scrittore. Questo deve aver pensato Sibyl Von Der Schulenburg, responsabile editoriale de Il Prato Edizioni e scrittrice ormai nota per aver portato al successo il genere letterario dello “psico-romanzo”, ideando il premio Scrittori Dentro – racconti e poesie, insieme alla onlus Artisti Dentro, che ha per compito quello di trasmettere arte e cultura nelle celle, con l’ambizione di restare estranea a ogni qualsiasi connotazione religiosa e, soprattutto, politica (degna di nota è anche l’esperienza di “Cuochi Dentro”, il concorso dedicato al mondo culinario che si svolge nelle celle che comporta, come nell’altro caso, la pubblicazione di un libro che riporta gli elaborati letterari e le ricette dei finalisti). Riservata ai dei detenuti con sentenza definitiva, la proposta di Scrittori Dentro vede una giuria presieduta da Lella Costa insieme a Pino Roveredo e Gerardo Bombonato, a disposizione dei partecipanti detenuti per valutarne le opere.
Alle premiazioni parteciperanno Sergio Cusani (Banca della solidarietà e associazione Liberi), Enrica Agosti (Slow food), Viviana Varese (chef del ristorante Alice e giudice del premio culinario), Fabrizio Rigante (direttore di Eataly Smeraldo), Gerardo Bonbonato (già presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna) e alcuni rappresentanti della Segreteria di Stato della Repubblica di San Marino (entrambi i concorsi godono del patrocinio della Repubblica di San Marino, di Expo 2015, di Milano Città Metropolitana e di Eataly Smeraldo Milano).

Affinché la detenzione possa realmente dirsi rieducativa (ma non è questa la sede adatta per aprire un dibattito sul tema né per citare a caso una delle massime di Pellico sull’argomento), occorre far sì che il detenuto, contemporaneamente allo scontare la propria pena, vada oltre lo stato della mera sopravvivenza, ritrovando e/o sviluppando da principio le capacità pensanti che il trauma dell’arresto spazza via nei momenti del processo e della stessa detenzione, perché “la sua mente si accartoccia sui dettagli quotidiani, s’aggrappa al minuscolo per non cedere alla follia, e perde la capacità di concepire lo spazio aperto”.
Gli scrittori che aiutano gli “autori dentro” operano sulla base del volontariato e seguono il lavoro dei detenuti per permettere loro di sviluppare maggiore forza narrativa, offrendo ai finalisti un lavoro di “light editing”, ossia una revisione sullo stile e sulla tecnica di scrittura che possa indirizzarli meglio per permettergli di costruire un proprio e autonomo modus operandi.
Perché, oltre sbarre, nello spazio limitato di chi è chiuso, ma non rinchiuso, si può viaggiare stando fermi, vivere e non sopravvivere, scrivere per gli altri e non solo per sé.

I complimenti, anticipati, vanno agli organizzatori tutti ma, soprattutto, a tutti gli “scrittori dentro”.