«Il nazionalsocialismo aveva anche aspetti positivi, era all’avanguardia in ecologia e nella ricerca scientifica». Per l’ennesima volta l’europarlamentare leghista, Mario Borghezio, torna agli onori della cronaca per le sue colorite dichiarazioni. Continua, infatti, l’esponente del Carroccio: «Una figura che mi piace molto è quella di Walther Darrè, colui che si potrebbe definire il ministro dell’ambiente del Terzo Reich». Sebbene quel periodo sia avvolto da una fittissima coltre di tragicità, la politica di  Walther Darrè rappresenta un faro nel buio di quegli anni. Come molti esponenti del Terzo Reich, anch’egli era un auslanddeutsche, termine con cui si indicano i tedeschi nati fuori dai confini della Germania. Infatti, Ricardo Walther Darrè nacque in Argentina da genitori tedeschi e visse in quella terra fino 1905, anno in cui si trasferì in Germania per proseguire gli studi, mantenendo comunque la doppia cittadinanza fino al 1933, periodo in cui divenne Ministro dell’Agricoltura del neo-eletto NSDAP (Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi). La sua linea politica era imperniata attorno alla dottrina di Blut und Boden (Sangue e Suolo), espressa nella sua opera del 1929, Neuadel aus Blut und Boden (La Nuova Nobiltà di Sangue e Suolo), in cui egli esalta la figura del contadino come l’incarnazione del Volk ed il protettore della terra e della Natura. Scrive Darrè: «L’attività del contadino non è soltanto un problema di produzione, ma lo strumento per poter conservare lo spirito della stirpe tedesca. Già i nostri avi veneravano la Natura come un essere vivente».

In quest’ottica la proprietà terriera diviene un diritto inalienabile, carico di una dimensione sacrale: a tal proposito nel 1933 emanerà una legge sull’ereditarietà dei poderi, che non potevano essere venduti ma dovevano passare in eredità al figlio per continuare la tradizione agricola, insita nello spirito tedesco. Il ritorno alla Terra rappresentava una sfida nei confronti dell’industrializzazione, vista da Darrè come podromica dell’atomizzazione della società. A tal proposito si scrisse: «Ostile il Darrè come lo Spengler alle prospettive della snaturata agricoltura industrializzata, propone (Darrè) forme protette di ricostruzione di un’unità economica e familiare delineate con l’ausilio di due suggestivi strumenti della scienza antropologica: la teoria dell’ambiente (suolo) e dell’ereditarietà (sangue), raccogliendo, infatti, le istanze fondamentali dei movimenti tipo “Wandervoegel”». I Wandervoegel (dal tedesco, “uccelli migratori”) furono un movimento giovanile e studentesco nato agli albori del ‘900 sull’onda di un romanticismo rinnovato dagli scritti di Knut Hamsun. Il loro ethos, paragonabile a quello di Henry David Thoreau in Walden, era quello di liberarsi dalle restrizioni imposte dalla società borghese in favore di un ritorno alla comunità e di una concezione panistica del ruolo dell’uomo nella Natura. Infatti nel passaggio veicolato dalle Rivoluzioni Industriali, da Gemeinschaft (comunità) a Gesellschaft (società), per usare il lessico di Ferdinand Tönnies, i legami di sangue e suolo sono venuti sempre meno, dando il via ad un processo di atomizzazione del tessuto sociale. In risposta a questo decadimento, Darrè come gli stessi Wandervoegel, proponevano un rinnovamento degli antichi legami, attraverso il ritorno all’agricoltura e alla vita rurale, rinvigorendo le antiche tradizioni sbiadite dalla Modernità.

Oggi l’eredità di Darrè è stata raccolta dal filosofo finlandese Pentti Linkola, il quale ha rielaborato i suoi scritti in una chiave ecofascista, come egli stesso l’ha definitaInfluenzato dal pensiero di Arne Naess, padre dell’ecologia profonda, Linkola porta avanti istanze ecologiste dal retrogusto marcatamente anti-democratico. Infatti egli crede che l’unica via da percorre per giungere ad una società realmente eco-compatibile sia un’imposizione autoritaria di uno stile di vita decrescente. Al contrario di quanto creda Serge Latouche, fondatore del movimento per la Decrescita, Linkola è convinto che l’unico modo per far fronte alla crisi ecologica sia attraverso un ordinamento non-democratico, un Ecofascismo appunto.