Era un giovedì d’autunno. La pioggia iniziava a prendere confidenza con la città, trasportata dal vento del nord e dal buio precoce dell'”Ora Solare”.  Era sempre la stessa storia. Le previsioni metereologiche dopo alcune allerte mancate,  si premuravano di vaticinare il diluvio ad ogni banco nubi che si annidasse dietro i colli.
Era un giovedì come un altro, annoiato dalla monotonia delle giornate, scorticato dalla frenesia della metropoli stanca: Roma.
Con un sindaco dimissionario che adesso giocava a fare il Masaniello e la furia vegana che imperversava con i divieti più assurdi, i romani continuavano a trascinarsi, tra un disagio e uno scandalo, così, con stoica naturalezza. C’erano nati in mezzo a quel  delirio e ci sapevano campare. Cantone aveva annunciato che la Capitale morale d’Italia era Milano.  Gigi Proietti aveva risposto :” Fatela, così poi se famo du Risate” . Intanto la pioggia, quella stessa  pioggia che aveva annegato il  Mondo, riversandosi per 40 giorni e 40 notti ininterrottamente, nel mito pagano di Deucalione e Pirra, riusciva ad annegare Roma giusto in un’ora.  Metro fuori uso, Aniene esondato, code chilometriche sul raccordo. Il  progresso che ci ha portati sulla luna, non ha  ancora imparato, qui nella città Eterna, a fermare la pioggia.  Unico rifugio utile, prima di sfidare quella che stranamente sembrava essere davvero un allerta meteo, o almeno qualcosa di simile, una macelleria: “Da Riccardo”.

Riccardo è di  Rieti, ha 67 anni, 6 figli e fa il macellaio da sempre. “Quattro generazioni de assassini de manzi”ci tiene a specificare,  con un quadro che lo ritrae caricaturizzato alle spalle del banco, con in mano i ferri del mestiere.
Di fronte a me una signora. Vestiario distinto, cappotto con il collo di pelliccia, e borsa Fendi d’un modello abbastanza datato ma elegantissimo. 80 anni. Almeno 80 anni avrà la signora, che, con un romano che tradisce il vestiario accurato fa’:
– “A Riccà, damme a Lombatina solita da 3 Etti, che oggi ma vojo  magnà alla faccia de sti stronzi de l’Oms”.
– “Comandi signo’ a mejo Lombatina d’a Capitale, alla faccia de stì scienziati! Ma signo’, voi che siete moglie, siete stata scusate, da Bonanima der Dottor Garofali e madre de du specialisti, che dite a carne m’po’ fa male? Pecchè qua me stanno a fa veni’ i dubbi!”
– “A Riccà mi marito è morto a 89 anni ner sonno. Er coso gli ha funzionato fino a 72, da fa’ invidia a N’cavallo da monta,  e dù fiorentine a settimana, che ringraziando er signore ce semo sempe potuti permette’, nun gliel’ha mai levate nessuno. Per cui a carne fa campà, Riccà, e pure bene!”

Rasserenato così il buon Riccardo, con  la lombatina incartata, la signora esce dal macellaio per guadagnare, con passo lento ma deciso il portone a fianco, quello di casa. Casa che, vedova e con i figli sposati, abita da sola, anzi pardon che abita con la lombatina.
Io intanto non avendo più scusanti spiego a Riccardo che sono entrato lì solo per ripararmi dalla pioggia, e lui di tutta risposta mi dice che c’è un “culo” di Mortadella da finire, che è un taglio troppo poco pregiato per i suoi clienti e se ho intenzione di dargli una mano. Io rispondo di sì immediatamente, animato dall’entusiasmo d’un bambino sulle gambe di Babbo Natale. Riccardo caccia fuori un pacco di frese e comincia ad affettare. Mentre affetta quella  gioiosa e “pseudo-cancerogena” carne  di porco, Riccardo accende la radio: “Marino in guerra con la sua maggioranza. Metro a totalmente allagata. Nuove indagini sugli appalti del giubileo“. “Mah vabbè cambiamo stazione ch’è  mejo” fa il macellaio con tono visibilmente scocciato, “Anzi metto proprio sta cassetta der Califfo, così magnamo beati”.

Parte Roma Nuda, storico pezzo di Califano. Riccardo tira fuori in aggiunta anche un po’ di vino precisando che l’ha fatto lui, “Co l’uva sua”. E mente Roma si allaga, o quasi, io mangio mortadella con un vecchio macellaio appena conosciuto. Se effettivamente il mondo dovesse rimanere sommerso sotto questa allerta meteo definitiva, di certo non sarebbe una brutta fine.

Ah Roma nuda…