La fattura ha un gusto medievale così come il talismano o l’anatema, e si sa tutto il campionario un po’ Tolkeniano tra fantasy ed età di mezzo,appartiene ormai per consuetudine al mondo della destra. Il problema iniziale sarà dunque ricercare una figura diversa, che possa sintetizzare al meglio la verve travolgente della dialettica renziana.Quel fare da rappresentante di classe al secondo mandato che , per chiara legittimazione democratica (7 schede nulle, 9 truccate e 8 con il nome della secchiona di turno), ha la ragione in mano a priori, e può dunque decidere se spostare il compito di Greco, senza interpellare i compagni perché tanto si sono già pronunciati una volta e questo basta e avanza. Si, perché chi non ha avvertito nelle parole di un Renziano, quella sottile convinzione d’avere sempre la soluzione adatta per rendere l’Italia :”Il migliore dei mondi possibili”? Chi non si è sentito, almeno una volta, apostrofare come “gufo”,patologica forma di Nanni Morettismo militante , sempre a detta dei Renziani, quando a cena parlando così del jobs act o di qualche altra trovata anglofona, nel paese del Primo Ministro dalle dubbie conoscenze linguistiche, ci si è permessi di avanzare una critica piccolina , magari sulla riforma della scuola, sul modello di preside plenipotenziario che ne esce fuori .Apriti cielo: ” Sei un gufo rosicone, la scuola in Italia non la riformavano dai tempi di Gentile. Noi lo stiamo facendo!” Ecco ,il momento cruciale, è qui che scatta l'”anatema” Con la scusa eterna del “Fare”, tutto è concesso ,nella terra a cavallo tra immobilismo e gattopardo. Il Fio che bisogna pagare per l’ignavia sostanziale, dimostrata dai governi che si sono susseguiti negli ultimi vent’anni ,è quello di sopportare stoicamente (o per si o per forza) ogni pseudo riforma targata Matteo . Guai a dissentire sul Porcellum : vuoi l’ingovernabilità! Guai a dissentire sul Jobs act: vuoi la disoccupazione! Guai a dissentire sulle capacità di Madia Moretti e Boschi : sei un sessista di Me…! E così via in perenne difesa di tutto il nuovo pantheon “Dem”.

Ma in questo clima di “libertà e partecipazione”, proprio la ribalta alle ultime amministrative dei partiti di destra, dalla lega fino a Casapound , ha fatto salire il sentore,negli intellettuali più accorti ,di una preoccupante ondata di fascismo, violenta e liberticida. Questi acuti osservatori però, hanno fatto a meno di notare che la temibile compagine di destra, con tutta la sua violenza, non è al potere e soprattutto non esercita alcuna forma di censura del loro prioritario e sacrosanto diritto di parola (mai diritto fu più gettato alle ortiche). Questi Soloni, ospiti fissi delle reti televisive, sempre più spesso in prima serata, si dimenticano che chi ama strozzare ogni dibattito sul nascere non è la casapound del momento, a cui viene spesso impedito di esprimersi per via del Fiano di turno, pronto a marchiarla del delitto dei delitti: “l’Incostituzionalità”, imbracciando un’interminabile serie di sciarpe, da quella dell’Anpi a quella dell’Albinoleffe; ma la legione isterica, fresca di centro estetico, che è il Renzi club.

Sempre in questo mondo rosa, dei diritti a impatto zero, avete mai sentito Renzi confrontarsi realmente ,in una delle sue innumerevoli apparizioni sui media di massa, sui temi caldi della politica interna o estera ? Lo avete mai visto in un contraddittorio accesso, o incalzato da un interlocutore scomodo, lì in quelle sedi in cui a sentirlo e a vederlo non sono solo i cosiddetti “political-addicted” (perdonate lo sgradevole inglesismo), ma il popolo della televisione che è,per la arcinota proprietà transitiva, anche il popolo delle urne? No, in questi ambienti si risponde con una risata a una battuta di Fazio o con una serie di numeri ad un quesito statistico a porta a porta. La ciliegina sulla torta di questa splendida opera di rivisitazione dei modelli di comunicazione politica dell’Europa occidentale, degna del MinculPop di Pavolini o del cuginetto prodigio , ministero della Propaganda di Goebbels, è stato il ritorno dell’Unità, in una veste nuova, se possibile ancora più servile. In un interessante articolo su “Il Giornale” Sebastiano Caputo, ha raccontato come quello che era il giornale operaio di Antonio Gramsci, sia diventato il peggiore dei fogli di partito della nuova cultura renziana. Ecco, il capolavoro di Renzi , l’aver plasmato a sua immagine e somiglianza il quotidiano Gramsciano ai tempi diretto anche da Pietro Ingrao. Ma in questo marasma generale dove sono andati a finire la democrazia ?! Il confronto?! L'”open-government”?! Beh tutti questi bei concetti li ha uccisi la destra, ora non si può che prenderne atto e andare avanti. E se non ci credi? Ah,se non ci credi sei solo un gufo.