Il primo dicembre 1970 il divorzio venne introdotto nell’ordinamento giuridico italiano. E’ Storia, seppur poco nota e ricordata, che nel maggio del 1974 si tenne un referendum abrogativo di tale legge, sostenuto dalla Democrazia Cristiana e dal Movimento Sociale Italiano, che incappò in una nuova cocente sconfitta con il quaranta percento delle preferenze. Quei referendum promossi dai radicali rimasero nel patrimonio politico del Paese, e a tanti anni di distanza dalle battaglie referendarie sul tema è lecito chiedersi: che ne è della famiglia? Tutti ricordiamo la voce del fu Marco Pannella, anche di una certa sua onestà ideologica da uomo di piazza, politico, e guru. Chi scrive ritiene che non sia peccato giudicare una dottrina politica dai suoi risultati, e che gli effetti siano illuminanti molto più delle cause. Che ne è di quella ideologia? Riusciamo oggi a vederci più chiaro, a definirla con chiarezza? Perché dobbiamo occuparcene? Vediamo di procedere con ordine, cercando di distinguere il grano dal loglio e di formulare giudizi politici che abbiano un qualche valore alla luce della prospettiva storica dalla quale guardiamo, poiché non esistono sguardi che non vengano da un qualche luogo, né agenti storici pienamente consapevoli della propria azione.

Marco Pannella

Marco Pannella

E’ un dato di fatto che, con la caduta dei Fascismi e più in generale con il crollo dell’idea dell’uomo nuovo da costruire mattone dopo mattone nei laboratori ideologici di regime, sia esso l’uomo del Fascismo o l’Homo Sovieticus, si è andata progressivamente affermando, di pari passo con l’avvento del capitalismo consumistico (siamo negli anni ’50), quella che oggi possiamo candidamente definire ideologia liberal, riferendoci ad una sua deformazione, ma che altro non si presentò con l’idea che spetti all’individuo decidere di se stesso e del suo rapporto con gli altri. Nulla di più semplice, ed il lettore leggendo queste parole avrà istintivamente annuito, come se in tale concezione non vi fosse nulla di ideologico bensì di integralmente naturale. La contemporaneità altro non vive che un’esacerbazione del suddetto concetto. Il nemico naturale di tale impostazione è, naturalmente, il nucleo familiare.

Andiamo nel dettaglio. L’ideologia liberal prospera nel sotteso che l’arbitrio individuale sul sé e sui rapporti prossimi che il sé intrattiene sia qualcosa di naturale e che, a ben vedere, anche il capitalismo lo sia, in quanto l’individuo, al di la da sé, non potrà che instaurare rapporti puramente economicistici. L’ideologia liberal non contempla l’altro, se non come limite al proprio arbitrio. Not In My Backyard, come dicono gli americani. Fai quello che vuoi, purché non infastidisci il mio arbitrio su di me o sulle cose di cui ho diritto. La Famiglia, intesa come istituzione esulante dal do ut des e scevra da rapporti interni di carattere economico non può coesistere con tale ideologia. In Famiglia non vi sono diritti se non quelli del sangue, e ciò ha tanto dato da scrivere (anche a ragione) sulla figura dispotica del Padre, anche in ambito Marxista, dove alcuni autori vedevano replicati nella relazione genitori-figli i medesimi meccanismi capitalistici del rapporto tra proprietari dei mezzi di produzione e lavoratori salariati.

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Non è oggi il momento di ignorare la letteratura sul tema ma di costruire nuovamente la Famiglia, ripartendo con orgoglio dalle sue fondamenta antieconomiche, approntando alla gerarchia dei componenti il rigetto della violenza fisica, l’eliminazione di qualunque forma di distacco affettivo, di freddezza emotiva dei genitori nei confronti dei figli, e financo una tolleranza conscia di una pedagogia senza prevaricazione al di fuori del proprio ruolo di educatore. Non dobbiamo pensare di arrenderci all’idea di una Famiglia non migliorabile, consci che il modello familiare Novecentesco pre-consumista non è attuabile né desiderabile. Non abbiamo da desiderare l’abrogazione della legge del divorzio, ma la ricostruzione di una Comunità, che non può che partire dalle prime figure di convivenza disinteressata con le quali inizia la nostra vita. Oggi è forse la Post-Modernità a darci la possibilità di riflettere da una prospettiva disincantata, facendoci riscoprire la Famiglia come l’unico meccanismo comunitario sopravvissuto (e morente) della contemporaneità, unico baluardo rimasto a parlarci dell’altro da noi, di una convivenza come compromesso, di limitazione dell’arbitrio, di un “fuori” dalla logica spietata del Mercato. Una volta che verrà meno quest’ultimo simulacro, rimarremo completamente soli. Sarà finalmente compiuta la palingenesi trionfale dell’ultimo prototipo di uomo nuovo, probabilmente il più riuscito. E quando, pienamente atomi, ci renderemo e chiederemo conto della nostra solitudine, quelli con più stomaco si consoleranno dei propri diritti. Di consumatore.