Essere o dichiararsi apertamente nazionalisti, al giorno d’oggi, corrisponde al trovarsi in una condizione realmente scomoda e, agli occhi dei molti, apparentemente impopolare. Chi, sostenendo il proprio ideale di creazione di società maggiormente nazionali e nazionalizzanti (in ogni ambito), condannando apertamente il mito della “grande Unione” o dell’internazionalismo sovranazionale (modello politico molto transatlantico), rischia seriamente, oggigiorno, d’essere colpito dai più tristi e banali epiteti «Fascista! Nazista! Reazionario! Conservatore! Etc…», pronunciati da tutto coloro, che, cavalcando l’onda del “politicamente corretto” e del “perbenismo falso-borghese”, si ergono a punitori di coloro che, invece, ambiscono alla creazione di nuclei nazionali indipendenti, slegati dalle dittature mondiali delle grandi istituzioni di controllo economico o agli enti transnazionali (prosciugatori della libertà e dell’indipendenza dei popoli del mondo). Nell’ultimo periodo, infatti, in seguito al sempre più crescente abbandono da parte delle istituzioni e della politica e alle politiche aggressive ed opprimenti dell’Unione Europea, è sorto, tra la gente, un irrefrenabile bisogno di identificazione in una comunità rappresentativa ed un’ingente necessità di creazione di un senso di coesione ed unità maggiormente profondo. L’evidenza di questa  ingente necessità collettiva é data dalla nascita di nuove espressioni politiche a carattere fortemente nazionalista e comunitario -tuttavia, sempre ed unicamente legate al l’unico polo politico della destra nazionale e sociale, con tendenze all’autonomia rispetto ai grandi blocchi di potere mondiale -basti pensare al grande successo politico ottenuto, in questi ultimi tempi, dal Fronte nazionale francese guidato dalla leader Marine Le Pen ( figlia del noto Jean-Marie, fondatore storico dello stesso movimento politico). In Italia, invece, é sorprendente il rinnovamento avvenuto all’interno dell’ormai ventennale movimento autonomista della Lega Nord, guidato, oggi, non più dal celebre leader padano Umberto Bossi, ma dal milanese Matteo Salvini, il quale, almeno in fatto di propaganda, sta assumendo posizioni sempre meno regionalistiche e federaliste -rispetto all’origine- e sempre più tendenti al nazionalismo di massa e alla fusione tra l’antico binomio Nord Italia e Sud Italia, mutando improvvisamente e con irreale radicalitá tutte le tesi d’origine che, invece, facevano leva proprio sul sentimento di scissione e distacco tra Nord e Sud, tra cosiddetti “padani” e cosiddetti “meridionali”. Tuttavia, la linea di pensiero e di propaganda di quest’ultima espressione politica non appare ancora brillantemente mutato e, di fatto, la tendenza all’esclusione, all’emarginazione e alla scissione in generale é ancora molto accesa all’interno del partito, che, nonostante le forti ambizioni in questo senso, risulta essere una perfetta macchina di divisione dell’umanità (tra italiani ed immigrati, ad esempio) e tra cittadini italiani stessi (tra sostenitori della “fede” leghista ed oppositori), sempre troppo legata alla retorica del diverso e dello scontro, ed immensamente lontana  rispetto agli ideali inviolabili dell’idea nazionalista della comunione e della coesione.

Ad oggi, in Italia, non esistono ancora alternative nazionali rispetto all’espressione politica della Lega Nord (apprezzabile o demonizzabile, a seconda delle differenti prospettive), e quel sano nazionalismo comunitario che, auspicando la creazione di società nazionali (autonome rispetto ai grandi centri di potere mondiale economico) e costituite da uomini e donne legate al senso di identità collettiva (fondamentale in tempi di crisi) ma, tuttavia, tolleranti nei riguardi delle minoranze sociali e delle diversità e slegate rispetto alla strumentalmente politica retorica della scissione, tarda ancora a sorgere e l’unica idea di nazionalismo che la nostra coscienza riesce a partorire é quello tipicamente più repressivo e meno tollerante nei riguardi della dissidenza. Il nazionalismo che comunemente si concepisce é quello che fonda la propria natura sul riconoscimento culturale dell’individuo, anziché sul riconoscimento nazionale in senso stretto, considerando, per forza di necessità, degni d’appartenenza alla grande comunità soltanto i soggetti identificati ed inquadrati entro una precisa categoria di valori, principi, tradizioni e schemi comportamentali, escludendo dall’apparato collettivo ogni possibile alternativa culturale e dei valori. Ma, tuttavia, il nazionalismo non è necessariamente da considerarsi come uniformità culturale, il nazionalismo può, invece, coesistere con la diversità è la tolleranza culturale. Ma essere nazionalisti al giorno d’oggi (anche nel senso appena esposto) é assolutamente scomodo, poiché il pregiudizio di massa é troppo radicato e la nostra memoria storica ci consente di pensare soltanto al nazionalismo nella sua forma più degenerata della manesca nullificazione del diverso. Essere nazionalisti al giorno d’oggi é assolutamente scomodo, poiché gli unici modelli politici di ispirazione sono quelli della grande comunità sovranazionale europea, costituta da una moltitudine di popoli bisognosi di indipendenza ed emancipazione ma, tuttavia, sempre piú schiavi dell’autoritarismo culturale, economico e finanziario del potere centrale di Bruxelles. Essere nazionalisti, amanti dell’indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli, al giorno é ancora consentito dinnanzi alla legge ma, nei reali rapporti interpersonali, essere nazionalisti oggi é un vero e proprio reato: reato di nazionalismo.