Per analizzare il tema, invero già molto discusso, del servizio militare obbligatorio, occorre primariamente intendere quale Stato il coscritto debba servire durante l’espletamento del proprio obbligo. In altre parole: quale Patria per quale Esercito?

L’Italia del 2015 non è più Nazione, né tantomeno Stato. Dispersa e sfregiata della propria identità nazionale, governata da lacchè, sottomessa ai poteri transnazionali della finanza e del Capitale, il nostro Paese è una mummia in decomposizione. Ciò che ancora è sano, forte, vitale è destinato, stante l’attuale sistema, a perire.
In questo fosco scenario, affermare, sulla base di variegati sofismi, che le Forze Armate possano  formare la coscienza e il carattere della gioventù nostrana è irrealistico. Una non-Nazione che cede sovranità politica a dei tecnocrati, che spirito nazionale alimenterà? Un non-Stato che impone al cittadino una moneta straniera potrà mai far svolgere il ruolo di Educatore all’Esercito? E che educazione può offrire una diretta espressione della nostra sudditanza politico-militare verso Washington? Manca dunque, prima di tutto, credibilità. Al momento attuale, la Patria si serve resistendo a chi la governa, non giurando innanzi a loro. Marciare per kilometri o indossare una mimetica, di per sé, non determina alcun miglioramento nel carattere di un uomo: figurarsi, poi, se tutto è imposto al militare con la forza della Legge.

Il rispetto verso lo Stato e l’autorità, la concezione di appartenere a una comunità in cui i diritti vanno pari passo con i doveri , devono necessariamente essere ragionati e sintetizzati dall’individuo. Nessun elogio, beninteso, all’individualismo sfrenato e illimitato, di gretta estrazione neoliberista! Solo pura constatazione della realtà. Se prima non si libera l’Italia dalla cancrena di cui è ammorbata, e si permette, fornendo gli strumenti, agli Italiani di pensare liberamente, è inutile e fuorviante parlar d’altro. Figurarsi, dunque, pretendere che un non-Stato svolga una funzione edificante quale la formazione dello spirito nazionale.  Un’Italia risorta, mondata dalle derive della tecnocrazia e del liberismo, forte di una strategia geopolitica sovrana e indipendente potrà serenamente affrontare un dibattito simile. Allora, a differenza d’oggi, sarà uno Stato e una Nazione, per il bene di tutti.