L’esposizione di Lutero delle 95 tesi sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg nel 1517 spezzò quel legame secolare tra Chiesa e fedeli, o meglio, ruppe quell’intermediazione tra creatura e creatore rappresentata dalla struttura ecclesiastica, in tutte le sue feconde e feroci ramificazioni. Lutero affermò che ogni essere umano, avendo delle proprie capacità intellettive, potesse tranquillamente comprendere le Sacre Scritture senza veicolazioni, nullificando, altresì, la vita monastica, poiché, non con sacrifici ma con fede (e qui si rafforza “un sintomo di décadence, di volontà di vivere spezzata” [1]) si ottiene la salvezza ultraterrena (quasi un ossessione per il monaco).

Questo sconvolse irrimediabilmente il rapporto tra uomo e religione, e quindi tra uomo e realtà; sicché ognuno ha le proprie idee, le proprie opinioni, tutte divengono confutabili; di lì a poco, infatti, si svilupperanno tra le più esilaranti rappresentazioni religiose – dai metodisti ai pentecostali, sino agli avventisti e molti altri. Nessuno detiene più la verità. A prima immagine ciò emerge come un cambiamento antropologico positivo (e in buona parte lo è), anzi quasi necessario e doveroso dopo i secoli totalizzanti delle repressioni religiose, un po’ di libertà di certo non può far male, ma, in verità, il processo si è trasformato, dalla nascita degli Stati Moderni (spinti proprio dalla Riforma; Lutero scampò la congiura dell’Inquisizione poiché venne appoggiato e protetto dai nobili tedeschi) sinora, da propensione libertaria (solo per intenderci, il concetto di libertà è molto più complesso) ad assolutizzazione dell’egocentrismo, dell’individualismo, e della sopraffazione – caratteri fondanti il sistema capitalistico.

Il “sogno americano” professava proprio il “venite, prendete un pezzo di terra e create il vostro mondo”, e l’individualismo diviene così esso stesso ragion in divenire di società, per cui, aggregato alla “ragion di Stato” machiavellica, contribuisce alla cristallizzazione di quello status quo, di quella macchina che ci ha sprofondati nell’abisso in cui ora sguazziamo – qualunque mezzo può esser utilizzato per raggiungere i propri interessi.  Con la nascita dello star system e di tutta la fallace realtà mediatica poi, l’ego ha soggiunto la propria ostentazione con magnificenti manifestazioni, premi e classifiche, autolegittimandosi quale unico scopo vivendi. La società odierna si vivifica così nella gerarchizzazione, sin dalle precoci scuole elementari per giungere alle università, il sistema della votazione (altro problema sorge qui: il giudizio – l’ossessivo giudizio che sin da nati ci maledice e poi corrompe) è l’exempla dell’incessante obiettivo del potere; ossia, dividere e standardizzare in categorie,(frantumando il vero significato di uguaglianza) ed, incredibilmente, ciò viene legittimato, edulcorato, mitizzato, dall’assegnazione di premi (borse di studio, miglior studente, ecc.), emarginando chi, per qualsiasi motivo, non raggiunge un certo livello – produttivo, perchè di questo si parla.

La piramide può osservarsi in ogni manifestazione simbolica del sistema, anzi a tutte quelle mediatiche; dagli Oscar della cinematografia, ai palloni e alle scarpe d’oro del calcio, alle coppe e medaglie delle gare sportive, siano esse principianti, amatoriali o agonistiche, ai dischi d’oro e di platino del mondo musicale, ai premi per i miglior giornalisti, sino ai nobel per la letteratura, fisica, chimica, medicina, economia (aggiunta successivamente, viste le evidenti necessità di affermare la nuova ideologia economica), e, straordinariamente, per la pace (tralasciando a chi viene concesso) – ma è possibile dare un premio per la pace? Ma sopratutto possibile che nessuno se lo domandi? Qui non si rasenta la follia la si insulta!

La stessa materialità del premio, mantellata da pietre e fluidi preziosi e luccicanti, viene proprio a simboleggiare quel valore intrinsecamente materiale, quantificabile, kitsch, pedante, che il capitale, proprio in tal guisa, cerca di legittimare e quindi assolutizzare (si notino infatti le pur recenti mode lanciate dai simboli musicali e televisivi; tatuaggi, oro, percing).La conseguenza attraverso la quale la classificazione persiste diviene quindi la competizione; dalla scuola appunto, sino agli Stati nazionali (come se fossero grandi aziende – o lo sono?). Si osservi infatti il progressivo aumento negli ultimi anni delle classifiche in campo economico, da quelle geopolitiche che vantano i paesi più forti del mondo (con tanto di pompose riunioni, G8-7-6-5-e via così), a quelle più particolari che vedono paragonati fattori produttivi, potenza militare, Prodotti Interni, produzione industriale, occupazione, ecc. La competizione diventa così radicata nelle coscienze, e nella società tutta (dal ceto sociale più basso a quello più alto), da sterilizzare la vita a un’effimera, ossessiva, corsa; ognuno deve raggiungere l’obiettivo, ma questo è eguale per tutti: nient’altro che la propria stabilità economica, la propria fetta di capitale, in chiave psicologica, la propria sicurezza, il proprio e unico appiglio – e se domani cambiasse o crollasse l’intero circuito economico? Tanta fatica per nulla. Tutti si vogliono imporre su tutto, tutti vogliono dimostrare di essere i più forti, belli e ricchi, potere che vuole altro potere, che ostenta potere, che invidia altro potere, tutti concorrenti di un’assurda, surreale competizione che mai vede vincitori e sempre colpisce vinti, e, questi vinti, purtroppo, restano l’intera umanità e la Terra stessa.

[1] Nietzsche, L’anticristo.