Da qualche tempo a questa parte sembra che in Italia il complotto globale si sia spostato di peso dall’ombra delle misteriose logge segrete celebri negli anni Settanta, fatte di generali e ministri, all’accecante luce artificiale dei talk show, tra calciatori, veline e politici di fresca nomina. Per non parlare di Internet e della politica a suon di social, diventata di moda anche tra i reazionari. Eppure, a consultare la grande rete, sembra che l’interesse per l’occulto sia ancora vivo e vegeto. Da fonti attendibili, pare infatti che l’apertura alle iscrizioni on-line abbia prodotto una valanga di richieste di affiliazione al Grande Oriente d’Italia, prima e più corposa istituzione massonica del Bel Paese.

Si prendano in esame tre ambiti concettuali (e nel contempo anche molto concreti): primo, il bisogno autentico di approfondire specifiche tematiche esoteriche (per motivi che mai e poi mai saranno indagati); secondo, le associazioni che a vario titolo pretendono di rappresentare sul mercato percepibile tali tematiche, inclusi i metodi per esplorarle; terzo, il motivo reale (insomma, la vera e propria scatola nera, inconoscibile per definizione, ma in parte rivelabile) che spinge alcuni – politici, sindacalisti, avvocati, assicuratori, primari e faccendieri reali o potenziali – a rivolgersi a questi gruppi. Quali rapporti oggettivi intercorrono tra questi ambiti apparentemente scollegati? La risposta a tale articolato interrogativo porge la reale e chiara comprensione di quello che veramente gira attorno al tema dell’esoterismo in Italia.

Stefano Bisi, Gran maestro del Grande Oriente d'Italia

Stefano Bisi, Gran maestro del Grande Oriente d’Italia

Queste parole vengono scritte in quel di Vicenza, nel profondo Veneto operoso che una ventina scarsa di anni fa fu il centro di quel boom economico (col senno del poi, piuttosto volatile) chiamato sistema dei distretti del (Mitico) Nordest. Poco tempo fa un ex governatore di questa regione, pesantemente implicato in una vicenda di tangenti e corruzione (nota come noto è il suo innominabile nome), è stato allontanato, o più precisamente messo in sonno, dalla loggia massonica padovana che frequentava dal 1987. Giova ribadirlo: dal 1987, ossia un’ipotesi operativa di trent’anni di partecipazione attiva alla Massoneria, almeno stando a quelli che dovrebbero essere gli obblighi che la letteratura di pubblico dominio descrive per un buon massone: rituali periodici, sequenze di complesse iniziazioni e lavori di loggia, deambulazioni in spazi suggestivi illuminati dalla sola luce di poche candele, e via discorrendo (ovviamente queste sono banalizzazioni, ma anche le cose banalizzate richiedono tempo e concentrazione, figuriamoci quelle profonde e sentite).

Possiamo immaginare che un politico affermato trovi il tempo materiale per partecipare a convegni di fratellanza, riunioni intellettuali, cene con i confratelli, per la sola insaziabile passione verso la tematica esoterica? Tutto può essere, tutto può essere. Ma si fatica anche solo a immaginarlo. D’altra parte fu lo stesso Berlusconi (parole sue, pronunciate sotto gli ormai leggendari giuramenti sulla testa dei figli) a rigettare indignato la tessera della P2, che oltraggiosamente lo definiva apprendista muratore. Lui apprendista? Lui che spaccando qualche salvadanaio aveva costruito Milano Due e Tre?

Licio Gelli; imprenditore e faccendiere italiano, principalmente noto come maestro venerabile della loggia massonica segreta P2

Licio Gelli; imprenditore e faccendiere, principalmente noto come maestro venerabile della loggia massonica segreta P2

A latere, e restando in Veneto, c’è da dire che nella provincia di Venezia (sede regionale) sono attive quattro logge del GOI. Nella provincia di Padova, il doppio. Come il doppio? Sì, il doppio: ben sei in città, e due nella vicina Abano Terme, che da sola uguaglia la situazione di Vicenza. Forse che la presenza di una delle più grandi università italiane, cronologicamente seconda solo a quella di Bologna, può averci qualcosa a che fare? Sta di fatto che la curva della presenza massonica in città si impenna vertiginosamente in presenza di atenei corposi. Indiscussi attrattori di libero pensiero? Al lettore il giudizio.

Tra un colpo di Wikipedia e una capatina su YouTube, il cosmo della libera muratoria italiana appare come una riedizione relativamente occulta degli scissionismi che quasi settimanalmente interessano la politica di oggi, storicamente la più non-esoterica, ossia exoterica, palese, urlata e pavoneggiata forma di teatro a cielo aperto che mai sia stata data in pasto alle masse distratte. Il tutto condito, ovviamente, da nuove teorie del complotto, interpretazioni ufologiche, sette statunitensi che vendono amuleti online e commentatori molto più a chilometro zero che hanno appena pubblicato un libello scaricabile in formato Kindle a due euro, dove promettono lo svelamento di tutti i misteri irrisolti d’Italia e molto, molto di più.

Ancient of Days - William Blake

Ancient of Days – William Blake

Gli strascichi piuttosto ovvi delle vicende del piduismo tra anni ‘70 e ‘80 hanno restituito un tessuto sociale e intellettuale stravolto, oltre che tendenzialmente incapace di critica lucida ed equidistante, purtroppo a danno della stessa Massoneria che continuamente deve giustificarsi al cospetto di cronisti spesso disinformati o superficiali. Capita per esempio che alti gradi in carica fuggano indignati dal Grande Oriente d’Italia, già sconnesso dalla Gran Loggia d’Italia per ragioni antiche (questi ultimi lasciavano libertà di scelta sul voto per l’insegnamento della religione nelle scuole, cioè difendevano il dogmatismo nel nome dell’anti-dogmatismo, mentre gli altri erano dogmatici nel rigettare ogni dogmatismo), per fondare una terza confraternita nuda e pura (la Gran Loggia Regolare d’Italia dell’affascinante Giuliano Di Bernardo dalla lunga chioma grigia), che poco dopo inizia a corrompersi pure lei e confluisce in una nuova loggia ibrida: il Dignity Order, riedizione massonica a base di cultura anglosassone e suggestioni tratte dagli Illuminati di Baviera.

Quelli della new age ci avrebbero costruito un corposo teorema, ma si sa, oggi i video virali fanno molto di più delle rivoluzioni rosse o nere, anche se, rovescio della medaglia, durano pochi giorni prima del successivo tormentone.

Giuliano Di Bernardo ex Gran maestro del Grande Oriente d'Italia e fondatore della Gran Loggia Regolare d'Italia

Giuliano Di Bernardo ex Gran maestro del Grande Oriente d’Italia e fondatore della Gran Loggia Regolare d’Italia

Quanto alle leggende urbane, la storia è nota. Da un punto di vista strettamente funzionale, la tradizione massonica italiana, di fatto, e da tempo, rappresenta nell’immaginario collettivo la più agevole modalità – vero o falso che sia –  per conoscere gente tendenzialmente altolocata (le quote di partecipazione sono piuttosto alte se confrontate a quelle delle comuni associazioni) e disposta a stabilire legami fortissimi con i suoi pari. Legami che, lo stesso canone massonico lo precisa peraltro con estrema schiettezza e trasparenza, arrivano a configurarsi come veri e propri patti di sangue che durano tutta la vita, cementati da rituali suggestivi e pregnanti che infine sembrano rappresentare l’unica caratteristica esclusiva rispetto a qualsiasi altra congregazione associativa ad essa paragonabile per celebrità e diffusione.

Necessaria risulta però una contestualizzazione. La tradizione esoterica non è mai stata e non può neppure da un punto di vista ragionevolmente fenomenologico rappresentare un sapere unitario. I simboli, le prassi, le correnti e i concetti che ne derivano, per non parlare delle interpretazioni, sono parte di un’accumulazione millenaria che di volta in volta, nel corso delle epoche storiche e del loro succedersi, è rocambolescamente passata di mano in mano, subendo mutazioni, letture alternative, ora orientate al naturale sincretismo, ora invece forzatamente piegate a specifiche volontà di potere. Queste trasformazioni spesso conflittuali non hanno mai potuto prescindere dalle istanze del momento, dalla stessa estetica imperante, dai desideri e orientamenti di chi operava tale manipolazione. Da ricordare che quello che oggi si definisce occultismo e alchimia era un tempo l’unico sapere scientifico a disposizione, e che, di contro, molta scienza che oggi si definisce esatta deriva da progressive evoluzioni di quel tipo di conoscenza che esatta di certo non era. Una conoscenza non ufficiale, peraltro, spesso praticata in clandestinità, da cui la necessità pienamente condivisibile di costituire società segrete.

Roma, Palazzo Quiriti in Via della Valle (1885-95)

Roma, Palazzo Quiriti in Via della Valle (1885-95)

In definitiva, quello che si sa di un certo tema, fino addirittura a quel certo agglomerato di lettere alfabetiche che denominano questa o quella fenomenologia occulta, ermetica, iniziatica e via discorrendo, altro non è che quell’insieme confuso e contraddittorio di informazioni che hanno venduto come valide e tramandato, giunte attraverso stratificazioni e mediazioni di ogni genere. La stessa Massoneria italica di fine Ottocento ne fornisce un eloquente esempio.

Essa non nasce certo come istituzione opposta alle rivoluzioni sociali. Anzi, vale piuttosto il contrario, visto che senza il suo apporto l’unità del paese mai si sarebbe attuata. Ma non finisce qui. Fu infatti lo stesso Antonio Gramsci, svariati decenni dopo, a difenderla in Parlamento contro il Fascismo che come ovvio intendeva renderla illegale. Eppure le appartenenze massoniche concrete si conoscono dalla storia italiana recente e dalle inchieste degli anni Ottanta che riuscirono ad identificare chiaramente come tale organizzazione ebbe a un certo punto un chiaro orientamento anticomunista, addirittura monarchico, spesso neppure troppo indirettamente filofascista, o comunque reazionario, liberale e conservatore, per non dire in casi estremi anche intimamente golpista (si veda a tale proposito il rapporto tra numerosi ex gerarchi e militari con esponenti massonici in America Latina, lungo le maglie di una specie di sotterraneo Programma Erasmus Esoterico Eversivo molto in voga negli anni Settanta).

Iconografia del Padre nostro - Alfons Mucha

Iconografia del Padre nostro – Alfons Mucha

Le carte, reali o metaforiche, vengono insomma copiosamente e ripetutamente mescolate. Tali riprese, peraltro, non si limitano a quelle sistemazioni statutarie che compaiono, punto per punto, nei vari opuscoli ufficiali di congreghe, logge e fondazioni di studio, oggi ben più agevolmente, anche se freddamente, sostituiti da siti e blog. Ad esse vanno aggiunte anche quelle cruciali informazioni che solo il lucido ragionamento su fatti oggettivi può fornire; quelle informazioni reali, fenomenologiche e non banalmente logiche o statutarie, che fanno capire cosa si ha effettivamente davanti a parte le belle parole.

Tornando alla Massoneria e ai suoi elevati costi di partecipazione, e lasciando per un attimo da parte la rinnovata esclusione delle donne nel Grande Oriente d’Italia (logicamente una delle più macroscopiche differenze tra le due obbedienze maggioritarie), la domanda è spontanea: può dirsi veramente rivolta a tutti un’appartenenza che implichi una tale selezione reddituale a monte? Evidentemente no. Eppure, generalizzando, sono molte le associazioni che, professandosi rivolte ad ogni individuo indipendentemente da razza, credo e censo, in cambio di servizi più o meno esoterici, passaggi di grado lungo fascinosi percorsi iniziatici o simili proposte di miglioramento del sé, si comportano esattamente come club elitari esclusivamente dedicati a gente ricca o più che benestante. Sono molte, ma evidentemente fanno comunque proseliti, segno che la ragione dell’affiliazione non riguarda la condivisa coerenza di un principio ispiratore spacciato come inclusivo, ma qualcosa di diverso o addirittura diametralmente opposto.

Il Tempio della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia al Palacongressi di Rimini

Il Tempio della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia al Palacongressi di Rimini

Facendo nuovamente un passo indietro e tornando al discorso della motivazione personale, è possibile ammettere veramente che i quasi mille iscritti alla loggia massonica Propaganda 2 (stando solo alle incomplete liste di Castiglion Fibocchi) fossero tutti personaggi interessati all’esercizio del simbolismo massonico o dell’esoterismo in quanto tale? Che avessero tempo e voglia, loro, militari di spicco, imprenditori, politici e uomini già abbastanza impegnati nella gestione del potere costituito, di partecipare a complessi psicodrammi a base di spade, grembiuli, candele, squadre e compassi? Tutti questi venivano tra l’altro iniziati in modo piuttosto sbrigativo: con una pacca sulla spalla, un bisbiglio all’orecchio, o a filo di spada, in una cerimonia a catena di montaggio svolta nella stanza di un albergo o in sedi funzionanti come palesi coperture.

L’idea che Propaganda 2, riedizione seventies di una rispettabile loggia coperta dell’Ottocento (dove c’era pure Giosuè Carducci, di cui si parlerà anche dopo per altre ragioni che in realtà sono forse le stesse), ovvero Propaganda e basta, non fosse altro che una versione più fascinosa della banale rubrica personale di un Venerabile un po’ più incline alle pubbliche relazioni internazionali, appare oggi come ben più di un’evidenza. Fu la stessa Tina Anselmi, storica parlamentare democristiana a capo della commissione d’inchiesta sulla celebre loggia deviata, a ridimensionare di molto il ruolo di Licio Gelli all’interno della complessa vicenda, e a definirlo nulla di più che un validissimo direttore generale.

Tina Anselmi

Tina Anselmi

Ma a parte il fascino del rito (per quanto banalizzato), che cosa spingeva all’affiliazione ufficiale? Perché volere a tutti i costi una continuità di collegamento con i vertici istituzionali e piramidali del Grande Oriente Ufficiale? La risposta può essere individuata nel valore indiscutibile delle strutture preesistenti, in ogni tempo e in ogni luogo. Le reti funzionano come autostrade invisibili: connettono persone e concetti a una velocità superiore, che è efficacia lubrificata, ottimizzazione condivisa e meccanismo a orologeria. Reti di questo genere fanno gola a molti. Chi trova una rete (si pensi all’odierna violazione della privacy tra Web e compagnie telefoniche spregiudicate) trova un tesoro.

Nel caso massonico, probabilmente si può ammettere quanto un certo rituale suggestivo possa avere forte presa sul piano psicologico; lo strumento tale da indurre l’individuo a sottomettersi nel nome di una fratellanza forte, di un mutuo impegno propedeutico agli ideali più alti, così come a quelli più biechi o materiali, visto che sono gli uomini a fare le organizzazioni e non viceversa. Ma viene da pensare che una simile simbiosi appaia di gran lunga più semplice se veicolata da comuni pranzi o cene di lavoro, riunioni private o intime conversazioni al bar. Una loggia è in fondo un luogo fisso e facilmente individuabile: può esistere spazio peggiore per complottare trame eversive? La P2 non aveva sede fissa, ma tutte le altre ottocento logge e passa del GOI disseminate nel territorio italiano, quelle sì. Il punto dunque non è rappresentato dal dove, ma dal come. Da questo specifico punto di vista si potrebbe parlare di una vera e propria funzione esoterica all’interno delle comuni società occidentali. Una funzione, appunto, intesa da un lato come ingranaggio indirettamente politico-sociale, e dall’altro come farmaco psichico, amuleto, unguento, sedativo, oppure strumento ludico per una ritualità alternativa alle snervanti dinamiche della quotidianità profana. Le vere e proprie nozze chimiche di rosacrociana memoria, la definitiva unione mistica dell’utile al dilettevole.

Jerusalem, Plate 100 - William Blake

Jerusalem, Plate 100 – William Blake

Alla luce di questi che sembrano ragionamenti abbastanza ovvi, o almeno automatici se presi come immediato corollario delle premesse fatte, la Massoneria altro non sarebbe che una versione più teatrale, oscuramente o luminosamente misteriosa, ma anche costosa, di vari altri club e congregazioni, si pensi ai Lions e al Rotary; o viceversa, questi ultimi sarebbero un ripiego più comodo ed economico alla libera muratoria. A latere, queste specifiche e diffuse organizzazioni di derivazione statunitense, imperniate sull’onnipresente e per molti versi oscuro concetto di servizio, si costituiscono, a detta dei massoni stessi che come ovvio, se interrogati, le contemplano dall’alto e con una certa sufficienza, come diretta discendenza della fratellanza muratoria. Con una differenza macroscopica, che consiste nel condividerne la parte più facile: giacche e cravatte come divisa ufficiale e di fatto obbligatoria, affiliazione per cooptazione, componente mangereccia e conviviale alle stelle.

Altro discorso andrebbe però impostato in ragione di una variabile più rappresentativa: la persistenza e pre-esistenza. Sì, perché se è vero che in qualsiasi momento chiunque potrebbe fondare un’associazione, esoterica o meno che sia, imponendo una quota di iscrizione così alta da permettere la partecipazione solo a gente ricca (Briatore docet), è vero anche che nessun ricco si iscriverebbe ad un’associazione appena nata, dunque per definizione sconosciuta, salvo che a fondarla non siano Sergio Marchionne o Belen Rodriguez. Con poco più di trecento euro all’Agenzia delle Entrate e tre nomi a caso in un atto costitutivo il gioco è fatto. Ma non è la stessa cosa. La Massoneria è infatti istituzione conosciuta, almeno come sigla. Ma non solo. Un’associazione che esiste già da tempo (trecento anni dovrebbero bastare) è anche probabile garanzia della presenza di un cospicuo numero di soci, o adepti che dir si voglia. Un contenitore antico è per pura forza di statistica un contenitore pieno. Di cosa? Di storie, di consuetudini, di amici che diventano fratelli (di sangue), di agganci stratificati per tutti i gusti. Da sottolineare quanto una vigente regola sancisca per i figli di massoni la possibilità di entrare nell’arte muratoria già a diciotto anni, a proposito di genealogie e corsie preferenziali. E la cosa la dice lunga, vista l’oggettiva difficoltà contemporanea di associare alla parola diciottenne  qualcosa di diverso dalla Playstation.

Tomba di Giuseppe Dessi, cimitero monumentale di Sassari - Giuseppe Sartorio (1902)

Tomba di Giuseppe Dessi, cimitero monumentale di Sassari – Giuseppe Sartorio (1902)

Il potere non se ne fa nulla di movimenti sorti dal nulla. Il potere ha bisogno di realtà radicate, appunto conosciute, ma soprattutto riconoscibili nella loro funzione. Se la ritualità massonica è il prezzo da pagare per accedere a una certa rete di protezione e complicità, ben venga. Il potere stringe sempre legami con ciò che risulta preesistente. Ed ecco spiegato il forte amore per l’esoterismo che spinge tanti politici ad affiliarsi.

Se si torna agli interrogativi dell’esordio, i casi che possono scaturirne sono abbastanza limitati.

Caso uno: l’appassionato reale e sincero dovrà perdere il suo tempo scoprendo che le proposte riconoscibili e riconducibili a questa funzione intellettuale sono in realtà grandi o medie multinazionali ermetiche, che prima di tutto chiederanno di versare quote di iscrizione che possano sostenere, nel mucchio, i loro onerosi costi fissi, e solo in un secondo momento dimostreranno eventualmente di poterlo soddisfare.

Caso due: all’opposto, il cercatore di scorciatoie per il successo alimenterà col suo agire la confusione generale, finanziando in via diretta un club di aspiranti smanettoni e faccendieri, e in via indiretta un concetto di esoterismo del tutto inattendibile. Riassumendo, i veri intelletti si tireranno progressivamente indietro, i furbi conseguentemente aumenteranno e l’ignoranza, o peggio, l’incapacità di separare il grano dalla crusca, dilagherà in tutte le direzioni. Con tutto quello che ne deriva: all’interno di questi movimenti, scissioni, risse, guerre e pestilenze; all’esterno, caos e disinformazione. Curioso notare quanto la situazione sociale e politica italiana sia oggi come oggi perfettamente sovrapponibile a questo quadro complessivo.

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L’esoterismo è però anche questione di nomenclature andate a male. Termini come magi, o anche solo ermetismo, simbolismo, gnosi, alchimia e altri agglomerati ormai puramente alfabetici, oggi come oggi non possono evitare la collisione con la globalizzazione e il tanto declamato nuovo ordine mondiale, ma anche con i cerchi nel grano, i rettiliani, passando per le ovvie messe nere dove capi di stato brindano con sangue di vergine e squartano neonati. Anche la migliore delle intenzioni, ora storica, ora intellettuale, verrebbe annichilita dal giudizio delle masse.

Immediato corollario: le cose oscure (come tali denominate) non sarebbero, in tale contesto di fatto avverso e refrattario, malvagie in quanto tali, ma diventerebbero malvagie in quanto frequentate solo da persone disposte a tutto, che se ne fregano, ovviamente e altamente, del severo giudizio altrui. Ecco dunque che la dissidenza e la voglia di capire e far capire, o anche solo la sana originalità e necessità di ragionare fuori dal coro, vengono prese in mezzo e trascinate nel gran calderone del complotto, del piove governo ladro, del non ti capisco parla come mangi, eccetera… Ecco spiegata da un punto di vista alternativo la totale scomparsa della classe intellettuale in Italia, puntata e ghettizzata come strana discendenza che non parla troppo potabile e probabilmente frequenta cattive compagnie.

Iconografia del Padre nostro - Alfons Mucha

Iconografia del Padre nostro – Alfons Mucha

Se ci si pone con totale e gelida lucidità, non è difficile affermare quanto la componente strettamente funzionale della fratellanza ottenuta e nutrita su base esoterica poggi su due cardini: da un lato quello della conoscenza profonda e diretta tra individui, che si impernia su prassi condivise di carattere appunto simbolico e rituale; dall’altro lato, non meno importante (forse anzi il contrario), dell’appartenenza a congregazioni diffuse, conosciute e riconosciute in vasti appezzamenti di territorio nazionale, internazionale e planetario. Chiunque, infatti, come già suggerito, può fondare associazioni di carattere esoterico, formali o informali che siano, dotandole di procedure iniziatiche che possono risultare peraltro più intense di quelle tramandate classicamente. Ma chi verrebbe mai a conoscenza di tale nuovissima loggia, innovativa nei metodi ma fedele alle tradizioni nella sostanza? Quanto tempo ci vorrebbe per renderla, con gergo forse troppo vicino al marketing, concorrenziale e appetibile sul mercato?

Con l’uscita del suo secondo romanzo, Il Pendolo di Foucault (Bompiani, 1988), il sommo ed eclettico professore di semiologia Umberto Eco illustrava all’epoca (forse veramente per la prima volta) alla ben giustamente compiaciuta comunità internazionale una sua personale e indubbiamente conturbante versione della paranoia complottista. Tra scanzonate amicizie intellettuali, editori senza scrupoli, bizzarri autori ossessionati dall’occulto e giochi combinatori, a popolare questa storia è l’inesorabile costruzione di un fantomatico Piano, che come nella migliore tradizione si nutre di verità più o meintrinesno incontestabili per elaborare la più raffinata delle finzioni. La segretissima congiura dell’occulto, allestita per puro gioco, allude a un passaggio di mano in mano lungo il corso della storia conosciuta, e coinvolge come ovvio i Templari, gli sfuggenti Rosacroce, i ben più ingombranti framassoni, fino a citare in causa gli Illuminati di Baviera e certe mostruosità interstellari vicine alla penna di Lovecraft, nonché, infine, una cricca di soggetti apparentemente insospettabili che arrivano a dimostrarsi anche peggiori della stessa progenie aliena di Cthulhu.

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Lungo i capitoli di questo illuminante romanzo il passaparola reale si sovrappone a quello inventato, fino a che il Piano, da puro gingillo per eruditi, diventa oggetto del desiderio di un’oscura confederazione di settari alla ricerca di una mappa della verità. Insomma, un libro, prima ancora che un romanzo, letteralmente cruciale nella valutazione interpretativa di quella che a buon titolo può essere denominata, come detto, variabile esoterica. Un testo cardine che esplora peraltro certe eloquenti atmosfere nell’Italia post piduista dei tardi anni Ottanta. Una trovata narrativa intrigante, che con interminabili citazioni ed elencazioni, schemi fantasiosi, e quel suo tono tremendamente estatico e insieme ludico (la descrizione della Tour Eiffel, sorta di antenna occulta in grado di incanalare le energie telluriche a scopo eversivo, assurge ad autentico classico), illustra, forte del potere della caricatura, quali sghembi ragionamenti possa generare il fanatismo se applicato alla materia dell’ermetismo. Un libro a suo modo antropologico, contemporaneamente metodo e oggetto d’indagine, input strumentale e output percettivo, ispirazione ed esito estetico. Curioso che sia un romanzo e non un rapporto di commissione parlamentare a restituire la migliore base propedeutica a qualsiasi elucubrazione sul tema.

I complottisti, intesi come fanatici di oscure teorie della cospirazione perenne, specie di stampo esoterico, hanno (oltre al complottismo stesso) un brutto vizio: quello di considerare tutti i misteri come derivanti da una sola causa prima, immutabile, atemporale e ovviamente nascosta ai profani. In altri termini, se una qualsivoglia fattispecie o architettura sociale (esistente o meno) appare agli osservatori esterni come segreta ed intrinsecamente esoterica, ecco che automaticamente essa diventa la cuccagna causale in grado di spiegare tutto quello che non è apparentemente spiegabile. In altre parole il fanatismo complottista concepisce i singoli e isolati misteri come tanti rami di un solo fiume, e inventa rapporti e connessioni basati sulla pura comunanza di inconoscibilità o parziale visibilità. Tale teorema difettoso si basa su un altrettanto claudicante proprietà transitiva a carico del solo soggetto osservatore: se A e B appartengono singolarmente all’insieme dei misteri irrisolti, allora fa troppo comodo pensare che A e B siano in stretta relazione, ovvero in relazione con un fantomatico terzo elemento C, mistero dei misteri, immaginaria riproduzione reale della SPECTRE di cinematografica memoria. Tale antiscientifica e irrazionale comodità è la struttura stessa del complottismo, sorta di compiaciuta incapacità interpretativa spacciata per cultura e sapienza.

Newton - William Blake (1795)

Newton – William Blake (1795)

Tornando all’esoterismo e alla sua rappresentanza quotidiana, risulta opportuno sottolineare alcuni dettagli. L’entrata in Massoneria è preceduta, nella vera e propria iniziazione, da una permanenza nel cosiddetto gabinetto di riflessione, primo varco verso i misteri della fratellanza, che presenta da subito un tratto più che mai eloquente e cruciale. L’iniziazione porge infatti davanti all’adepto un acronimo, quello del VITRIOL, una massima, e nel contempo un metodo, che dovrebbe costituire uno dei principali nodi significanti dell’intera faccenda: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem. La pietra occulta, base del concetto tutto massonico dell’individuo da perfezionare attraverso azioni di levigatura e squadratura, viene trovata evidentemente scavando nelle viscere terrestri. La sua natura sotterranea e primigenia si affianca alla più generale idea alchemica della rettifica, dell’evaporazione attraverso quelle sostanze acide alle quali lo stesso VITRIOL allude foneticamente. Pertanto, la funzione ultima del lavoro muratorio resta occulta, nascosta in un caldo ventre sotterraneo che come nella tradizione (peraltro anche più che profana) custodisce tesori splendenti, che attendono nel silenzio (si sa che i draghi, che sono sia filosofiche chimere, sia dinosauri scomparsi, nelle loro remote dimore sotterranee custodiscono come minimo un giacimento d’oro, esattamente come Gelli lo celava nelle fioriere di Villa Wanda).

Battute a parte, il viaggio verso la conoscenza del sé non è fatto dunque di luce, ma di ombre, ed è solo un fuoco chimico e sulfureo che indica la via lungo il buio viscerale. Avvertimento e invito, monito e seduzione, convivono nella medesima simbologia che risulta essa stessa sostanza corrosiva, vetriolo appunto, che saggia quanto l’adepto sia adatto alla fratellanza. Il lavoro massonico non è semplice filosofia o comune confronto culturale: per questo, come detto, basterebbe una comune associazione, comitato o gruppo informale e le sue variegate conferenze. In Massoneria la peculiarità è rappresentata dall’impianto iniziatico e dalla sfera esoterica, intesa come metodo basato su simbologie profonde e suggestive. La citata funzione del VITRIOL, acrostico corrosivo che invita a visitare le profondità del sé per trarne ispirazioni cruciali, funge da costante ideologica e operativa. Emozione e seduzione, unite alla procedura alchemica, sono gli ingredienti fondamentali della differenza tra conoscenza iniziatica e comune conoscenza. Questo aspetto strettamente operativo dovrebbe essere tenuto presente, nonché trasparire dall’azione di chiunque si avvalga di tali metodi per conoscere e coltivare il miglioramento generale del sé e del tutto attorno al sé.

Sigillo del Vitriol dal Viridarium Chymicum di Daniel Stolcius von Stolcenberg (Francoforte, 1624) con l'acronimo esplicitato: Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem

Sigillo del Vitriol dal Viridarium Chymicum di Daniel Stolcius von Stolcenberg (Francoforte, 1624) con l’acronimo esplicitato: Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem

Una delle ossessioni dell’esoterismo è rappresentata dalla continuità. Una congregazione è valida solo se collegata alla tradizione, qualunque essa sia, attraverso un dimostrabile catena di connessioni. La base ovviamente esperienziale di qualsivoglia iniziazione allude sempre a un sapere orale, tramandato di bocca in bocca, per non dire di corpo in corpo, lungo l’insidioso fluire del tempo che rischia sempre di dirottare altrove o sminuire la forza della catena. Inutile precisare quanto questa continuità sia ragionevolmente associabile a forme di marketing e persuasione. Un tizio esperto, da qualche parte, prenderà in mano una tradizione scomparsa (reale o presunta) e la porterà nuovamente alla notorietà, o meglio alla sotterranea notorietà, attraverso operazioni intellettuali, editoriali, relazionali di vario genere. Prospettiva affascinante. Ma in che modo può avvenire questa magia?

In vari modi. Per esempio l’accorpamento di reti preesistenti: fu questa l’origine della Massoneria che si conosce oggi, formata nel 1717 dall’unione delle quattro grandi logge di liberi muratori (all’epoca ancora palazzinari ante litteram uniti da forti legami di fratellanza intellettuale) presenti nella città di Londra. Oppure per apertura di una nuovissima loggia in un territorio lontanissimo da quello di origine, magari così lontano da impedire qualsiasi indagine in grado di comprovare l’esistenza di tale tradizione. O ancora attraverso la più banale e coraggiosa fondazione di un ente del tutto nuovo, suffragato però quasi sempre dal racconto di viaggi fantastici (e logicamente iniziatici) condotti dal fondatore in remote regioni orientali, o comunque nei luoghi di riferimento dell’insegnamento oggetto di passione ed esercizio esoterico.

Incisione con tavola delle logge affiliate alla Gran Loggia di Londra (1735)

Incisione con tavola delle logge affiliate alla Gran Loggia di Londra (1735)

Curioso quanto l’idea di continuità sia alla base dei più inattendibili teoremi della storia italiana. Un esempio lampante si ritrova in uno delle più truci questioni militari repubblicane. L’idea del progetto cosiddetto stay behind, che in Italia viene automaticamente identificato nella segreta GLADIO, struttura (peraltro del tutto legittima) promossa dalla NATO per supportare militarmente un’eventuale invasione sovietica, è sempre rimasta una forte seduzione per tutti gli amanti dei complotti. A parte l’esempio concreto, c’è da dire che una struttura, qualunque essa sia (loggia, comitato, coordinamento, associazione, congregazione, team, cricca, task force, circolo, club, think tank), tale da autodefinirsi come progetto attivabile in caso di necessità, appare come strumento ottimale per raggiungere nel frattempo altri obiettivi. Lo stesso Gelli definiva la sua P2 (come suggerito, in fondo, la cerchia dei suoi amici nostalgici) una sentinella contro il Comunismo (all’epoca, utile ricordarlo, rappresentato da un partito che arrivava al quaranta percento di gradimento). La fantascienza stessa insegna, e non solo quella della Guerra Fredda. In alcuni film americani compare la figura quasi archetipica dello scienziato rigorosamente non ortodosso, o del bizzarro genio solitario che a tempo perso spreme le meningi per scopi encomiabili, e che viene chiamato dal Pentagono per sventare l’attacco alieno di turno. Come? Attraverso un progetto spedito dal medesimo anni addietro e logicamente dimenticato in un cassetto. Quanto più l’evenienza è folle e improbabile, tanto più saranno folli e improbabili gli esperti chiamati a risolverla. Il lettore saprà cogliere le sotterranee analogie con il Piano di Rinascita Democratica e con le sue proposte al potere costituito.

Risultato, un caos. Un caos che in Italia parte dall’esoterismo inteso non come strumento iniziatico, bensì come contenitore esclusivo, per poi dilagare, dopo la vicenda di Tangentopoli e la Seconda Repubblica, in prima serata sulle reti nazionali, che alla luce delle fake-news se la ride, pensando a quanto i grandi e irrisolti misteri d’Italia siano poca cosa rispetto alle risse in TV, ai politici che si fanno le scarpe su Twitter, alle società di rating che, invisibili come la più invisibile delle logge coperte, ma legali tanto quanto un patronato sindacale di provincia, decretano dall’oggi al domani la distruzione di un intera nazione senza bisogno di finanzieri o ex legionari. Lungi dall’essere sotterranee, le trame occulte del potere futuro saranno al contrario troppo assordanti per essere riconosciute. Ma l’esoterismo rituale, la gerarchia iniziatica e i passaggi di grado di stampo cavalleresco risiedono solo nell’obbedienza massonica o in qualche sua illustre derivazione? Certo che no. Un’altra ben più chiassosa e scanzonata tradizione, o meglio riesumazione intermittente, viste le epoche storiche che hanno segnato i suoi fasti e i suoi silenzi, accoglie in sé ampio novero di certe prassi: la goliardia universitaria.

Il primo numero della Rivista internazionale, periodico della Corda Fratres

Il primo numero della Rivista internazionale, periodico della Corda Fratres

Nata in seno alla comparsa delle stesse università medievali (in fondo non c’è una grande differenza tra riunirsi in un cantiere accanto al Tempio di Salomone e riunirsi in un’aula studio), da subito si caratterizza per la sua componente di base: un misto di ormoni giovanili e ideali, che non per niente avranno il loro ruolo in epoca risorgimentale.

Ma le origini dei goliardi, esattamente come quelle dei liberi muratori (che comunque avrebbero fatto più carriera), sono umili, e in fondo anch’esse legate a forme di appartenenza a un mestiere. Per pagarsi le lezioni, molti di loro sono infatti costretti a esibirsi in quei classici giochi di strada che hanno reso famoso l’Alto Medioevo. Ribelli, vagabondi (clerici vagantes), giocolieri, saltimbanchi, dediti ai piaceri del vino, ghibellini antipapali, avversi al potere costituito e anarchici ante litteram, essi diventano una sorta di mitico punto di riferimento capace di costituire, a distanza, l’iconografia dello studente medio fuori corso. Gli ingredienti per la società segreta di turno ci sarebbero tutti: odio verso il potere, emarginazione, sete di vendetta, fraternità. L’unica differenza è che questi si facevano vedere in giro e probabilmente alzavano troppo il gomito per abbozzare uno statuto completo e organico.

Particolare della prima pagina de Il Berretto, numero unico padovano del 1889 con lo stemma del Bove imberrettato con la feluca

Particolare della prima pagina de Il Berretto, numero unico padovano del 1889 con lo stemma del Bove imberrettato con la feluca

Durante l’età moderna questi ideali di libertà e indipendenza vengono però ripresi dagli stessi studenti universitari, certamente più benestanti rispetto ai loro predecessori, che via via si riuniscono in confraternite informali che prenderanno il nome di accademie: vere e proprie logge, spesso riunite nei primi caffè e pubblici esercizi dove si parla diffusamente di studio, amore, società, fratellanza e altre che piacciono ai giovani. I nomi di tali congregazioni illustrano spesso con eloquenza il loro carattere anticonformista: gli Informi, i Lunatici, i Sordi, ma anche gli Svegliati e gli Occulti. A questo proposito viene in mente il celeberrimo brano orchestrale e corale O Fortuna, tratto dai Carmina Burana del compositore tedesco Carl Orff.

Un pezzo che, nonostante il contenuto profano e appunto goliardico del relativo testo, viene costantemente utilizzato come colonna sonora di fattispecie tutt’altro che festose: rituali settari, messe nere, o nel migliore dei casi riunioni massoniche. Con una domanda che sorge spontanea: il carattere truce e oscuro di tale opera musicale è frutto di una pura congiuntura o di un corto circuito inconscio che associa l’esoterismo al pensiero goliardico? C’è forse un filo rosso che lega questi estremi?

Ma la vera epoca della goliardia è indubbiamente il secolo diciannovesimo, con i suoi moti per l’indipendenza e gli innumerevoli e scapigliati promotori e attivisti: Giusti, Fucini, Guadagnoli, ma soprattutto il già ricordato piduista (o meglio piunista) Giosuè Carducci, che con la sua penna abituata al versificare fornì ampia ispirazione al movimento. Fu peraltro su impulso dello stesso Carducci che presso l’Università di Bologna, in collaborazione con la Facoltà di Lettere e in occasione dei festeggiamenti per gli ottocento anni dello storico ateneo, venne definitivamente coniato il termine Goliardia e fondato il relativo movimento intellettuale (1888). Ne seguì come prevedibile una festa pantagruelica, con ampia partecipazione di delegazioni universitarie nazionali ed europee. Da lì in poi, un successo esponenziale, che vide lo sviluppo del movimento fino addirittura all’epoca fascista, forse per l’attenzione che il regime tributava quasi fisiologicamente al giovanilismo nella sua accezione più generale (cos’è in fondo Giovinezza! se non un canto goliardico con qualche tocco in più in termini di retorica nazionalista).

Durante il secondo conflitto mondiale i fasti goliardici subirono, per ovvie ragioni, una battuta d’arresto, ma immediatamente dopo ebbero modo non solo di rifiorire in tutto il loro splendore, ma anche di organizzarsi. Fu esattamente a partire dagli anni Cinquanta che la Goliardia iniziò a configurarsi utilizzando a profusione gli schemi gerarchici degli ordini di cavalleria, con tanto di sigle, simboli, acronimi puntati (logicamente parodistici, ma del tutto somiglianti agli analoghi esoterici) e tutto quello che iconograficamente caratterizza una struttura piramidale che si rispetti. E qui l’analogia diventa sconcertante. Ordini minori, ordini vassalli, tribunali interni per risolvere le dispute, delegazioni per tenere i rapporti con altre università, redazioni di veri e propri canzonieri goliardici da intonare nelle ritualità ufficiali, e via discorrendo, il tutto inserito all’interno di una struttura fortemente imperniata su fattori legati all’anzianità di studio, misurata in cosiddetti bolli. Uno stato nello stato, con le sue regole e i suoi inni, basato su meccanismi accademici, condimenti parodistici e retorica militaresca.

Consiglio federale della Corda Fratres riunito a Parigi nel 1900

Consiglio federale della Corda Fratres riunito a Parigi nel 1900

Tra la fine degli anni Sessanta e buona parte del decennio successivo la goliardia subisce un secondo periodo di relativo sonno. L’avanzata irresistibile delle contestazioni, il marxismo ormai sdoganato dal Sessantotto e dalle teorie rivoluzionarie di specifiche figure autoriali, primo tra tutti Herbert Marcuse e le sue elucubrazioni libertarie e inclusive, nonché il femminismo e il conseguente ampliamento della base sociale universitaria, rendono piuttosto ghettizzata la visione in fondo elitaria e gerarchica propria del dettato e della prassi goliardica. La successiva avanzata del PCI e del cosiddetto Eurocomunismo non sono da meno. Spillette, feluche e mantelli decorati diventano espressione anche solo visiva di un mondo sostanzialmente reazionario, maschile e maschilista, che ben poco ha a che fare con le grandi questioni sociali nazionali e planetarie, dal Vietnam di Bob Dylan all’unità sindacale. D’altra parte le questioni aperte di un’Italia terra di confine tra la NATO e il Blocco Orientale si fanno sentire: tra scontri di piazza, terrorismo rosso e nero, attentati e poteri occulti, la voglia di festeggiare certamente diminuisce, e con essa la Goliardia.

A partire dalla metà degli anni Ottanta, tuttavia, peraltro piuttosto prevedibilmente vista l’ascesa di nuove classi sociali e della Milano da Bere, le congregazioni goliardiche si ricostituiscono e riorganizzano. Progressivamente le loro nomenclature diventano piuttosto eloquenti. Vision e mission dell’ordine sono ora la difesa e tutela dei valori che furono, appunto, dei giullari clerici vaganti dei secoli dodicesimo e tredicesimo. L’ente adorato è la Grande Madre Goliardia, o Santa Madre Goliardia (nei momenti in cui la gradazione alcolica rende facile dimenticare la natura aconfessionale dell’ordine), sorta di versione femminea e terrestre del più alto, astratto e solare Grande Architetto dell’Universo in Massoneria.

Dio-come-Architetto-del-Mondo

Gli ordini goliardici definiscono un loro statuto ufficiale, e l’imperium di ciascun ordine goliardico viene direttamente esercitato (il lettore si tenga forte) da un gran maestro. Ma non è finita qui. Su base territoriale vengono stabiliti con precisione sconcertante degli ordini maggiori sovrani, degli ordini vassalli a loro sottoposti, degli ordini minori sovrani, degli ordini sovrani nazionali ed europei, nonché un vasto novero di organi di amministrazione della giustizia interna, codici (numerosi e rigorosamente in latino), regole, tavole della legge, criteri di competenza tra ordini maggiori e minori. Una specie di grande convergenza tra gli Arcani dei Tarocchi e la gerarchia militare. Peraltro, il congresso delle alte sfere goliardiche, ossia una sorta di senato dei pari, retto e coordinato da un decano scelto per anzianità, ha facoltà di eleggere, logicamente attraverso complesse proposte, cooptazioni e relative votazioni, un fantomatico membro speciale. Si tratta del prinx, appunto principe, altissima e venerabile carica che per oggettivi e dimostrabili meriti, carisma, operosità e assoluta fedeltà alla causa acquisisce il titolo di rappresentante in terra della Grande e Sacra Madre Goliardia. Superfluo precisare quanto gli ideali del principe e di tutti i suoi colleghi, nonché sottoposti disseminati lungo gli infiniti gradini della piramide, siano quelli, in sintesi, della Rivoluzione Francese.

In sostanza, anche la Goliardia a fine corsa persegue come fine ultimo il sommo miglioramento dell’uomo e dell’umanità. Se si considerassero tutte le congregazioni di professionisti e figli di professionisti che hanno a cuore le sorti del mondo, a quest’ora il surriscaldamento terrestre e il terrorismo internazionale sarebbero cose da fiction del lunedì sera. Libertà, uguaglianza, fraternità. Ideali antichi, ma ben precedenti rispetto alla loro formulazione settecentesca. Per come li si giri, tutti gli organismi fino ad ora analizzati sembrano essere figli, nipoti o pronipoti della mitica cricca dei Cavalieri del Tempio. In altre parole, l’archetipo della dissidenza e del libero pensiero si è sempre incuneato in questa multinazionale delle origini, coesa e sotterranea, che trama contro i poteri costituiti, contro il monopolio sull’etica sessuale e contro i dogmi, buscandosi per questo scomuniche dai papi e cartelle esattoriali dagli imperatori.

Declaration_of_the_Rights_of_Man_and_of_the_Citizen_in_1789

Goliardi ante litteram, i Templari occupavano cripte e grotte per svolgervi i loro rituali a sfondo erotico e iniziatico (si visitino a tale proposito le necropoli etrusce di Tarquinia, dove sono ancora visibili i ghirigori porno-esoterici lasciati da alcuni burloni dell’Ordine). D’altra parte l’orbita è sempre la medesima: quella della sacralizzazione del convivio fraterno, una costante che accompagna ogni forma di cospirazione. A differenza dei papi e dei grandi monarchi, che mangiano da soli con la sola compagnia di chi li serve, i membri della loggia a vario titolo alternativa mangiano insieme, si confrontano, litigano ma poi fanno la pace, testando costantemente la forza tutta adolescenziale della coesione. Ma a cosa servono i goliardi, i massoni di questa o quella obbedienza, gli gnostici, i rosacrociani, gli illuminati di ogni ordine e grado, fino ai seguaci di Baal e del Belfagor cinematografico? Si può tentare la ricostruzione estetica, psicologica e sociale di una genealogia cavalleresca che è giunta fino al presente attraverso schemi, forme, riti, iniziazioni e iconografie che guarda caso si somigliano tutte?

Sembra veramente che un filo rosso serpeggi lungo il tortuoso cammino della Storia, come in quelle filastrocche che si raccontano ai bambini per farli dormire (in questo caso, per tenerli svegli). La religione ufficiale era troppo dogmatica e amante dei roghi; ma i rituali restavano interessanti, coinvolgenti, quasi emozionanti, e così, cent’anni dopo lo svelamenti dei mistici Rosacroce e dei loro non meno enigmatici volantini disseminati per le strade di Parigi, un po’ più in là, a Londra, quattro gruppi di costruttori di cattedrali si unificarono creando la moderna Massoneria, una religione senza dogmi per uomini liberi, utopia e sogno di un luminescente parlamento della ragione. Fino a qui nulla di male, anzi. Ma la Massoneria, che nel frattempo aveva disseminato l’Europa di fermenti libertari, cominciò ad essere pure lei ingombrante, specie per i manager del Primo Novecento e delle sue frenesie: tutti quei movimenti da riprodurre, fedelmente, alla luce di poche e fioche candele (e poi troppe complicazioni, punti cardinali, bussole e mappamondi, squadre, compassi, grembiulini, guanti che si sporcano solo a guardarli). Però era bello contare su una rete internazionale di amici eleganti e solidali, e così fu forgiato (negli USA degli anni ruggenti) il Rotary, tanto per citarne uno tra i vari, ossia una Massoneria senza riti. Anche qui, nulla di male, iniziativa stupenda che fa pure beneficenza. Ma si sa, l’essere umano è incontentabile per natura.

La Galleria di Gian Domenico Ferretti all'interno di Palazzo Roffia - Firenze

La Galleria di Gian Domenico Ferretti all’interno di Palazzo Roffia – Firenze

Così il Rotary finì per essere una roba per soli vecchietti riuniti in serate di poesie dentro alberghi a cinque stelle, roba che per ovvie ragioni ai giovani universitari non dilettava certo. Ma era una gran goduria farsi belli con i frutti delle operazioni di borsa e il rombante Ferrari di papà parcheggiato in seconda fila. Così crearono, o meglio riesumarono, ovviamente sullo sfondo dell’Italia di oggi, quella del nepotismo e dei concorsi truccati, dove un ricercatore che denuncia il barone corrotto viene additato come un eroe della Repubblica, la Goliardia, un Rotary allegro, senza dentiere, per amanti delle gerarchie e delle cerimonie. Quanto al dress-code, nessuna variazione. Una divisa unica per tutte le occasioni. Stessi tabarri carbonari ovvero zimarre di pucciniana memoria, stesse giacche e cravatte devozionali, stesse coccarde con profusione di simboli d’arte e di mestiere (esclusi la falce e il martello, of course), stesse cooptazioni per non rompere la sacra catena della fraternità. Quanto ai nomi, nessuna sostanziale variazione: cavalieri, gran maestri più o meno venerabili, principi, padrini, decani, commendatori, governatori, e ovviamente fratelli, nonché compagni (non nel senso novecentesco). Ma soprattutto, stesse cene pantagrueliche a fine corsa, con una sola esile differenza: dopo le celebrazioni nel Celebre Caffè Risorgimentale di Turno (tanto per dirne uno, lo Stabilimento Pedrocchi di Padova, realizzato, guarda caso, dal massone Giuseppe Jappelli a metà Ottocento), la serata continua in discoteca. D’altra parte lo diceva un illustre cavaliere, forse pure lui templare: ma quale crisi, in Italia i ristoranti sono sempre pieni.