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Ci sono serie TV che, seppur giunte al termine della loro vita, esalando l’ultimo respiro perdurano ad esercitare il loro fascino sui posteri, sedendo invitte nel pantheon delle opere immortali: Person Of Interest è senza dubbio una di queste. Ideata da Jonathan Nolan, fratello del celebre regista, la serie si presenta come un connubio intelligente tra un futuro distopico e una trasognante introspezione psicologica dei personaggi ad esso legati, tra l’intelligenza artificiale e la fragile condizione umana.

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Trasmessa dalla CBS dal 22 settembre 2011, la serie ambientata in una vitrea e cinerea New York, segue le vorticose vicende di Harold Finch, un ingegnere informatico al quale, insieme al suo collega e amico Nathan Ingram, dopo gli avvenimenti dell’11 settembre il governo chiederà di costruire un’intelligenza artificiale in grado di prevenire attacchi terroristici. Dopo averla venduta per la cifra simbolica di un dollaro, la macchina viene consegnata agli agenti dei servizi segreti, ignari però del fatto che la macchina oltre a sventare possibili attacchi terroristici sia programmata anche per prevenire ogni forma di violenza premeditata, le cui vittime sono classificate da quest’ultima come irrilevanti. In seguito all’omicidio di Nathan, il signor Finch prosegue in incognito la sua lotta al crimine e ingaggia cosi un ex agente delle CIA, John Reese, che intravede nell’accettare questo lavoro un motivo di redenzione per una esistenza bruta e amorale precedentemente condotta. Al gruppo si aggiungeranno in primo momento Lionel Fusco, un poliziotto corrotto, e Joss Carter detective della omicidi, successivamente un hacker informatico di nome Root e Sameen Shaw, ex agente dei servizi segreti tradita, ed il loro compito sarà quello di salvare quante più vite umane possibili.

Di evidente stampo orwelliano la trama si dipana tra il presagio di un futuro apocalittico e i dissidi interiori dei singoli personaggi, i cui umori e timori vediamo intrecciarsi tra loro nei singoli episodi. La problematica sollevata dopo l’attentato delle Twin Towers e lo stato di paranoia in cui la middle-class statunitense era collassato, è forse il tema più scottante della serie: cosa è disposta ad accettare la popolazione per la salvaguardia delle loro vite, qual è il prezzo da pagare imposto dall’establishment per la salvezza? Fa capolino a questa domanda la terribile previsione dell’annientamento della privacy di ogni cittadino a beneficio di una sicurezza fallace, e conseguentemente il sacrifico in tal senso di un diritto in nome di un possibile e legittimo benessere. Riprendendo le tematiche distopiche trattate nel capolavoro letterario 1984, del controllo mediatico, della vigilanza surrettizia e ininterrotta del potere al fine di controllare gli aspetti più significativi della nostra vita, l’avvenire che ci viene mostrato qui, ci proietta verso un delirante incubo ad occhi aperti. Come del resto scrive Huxely:

Il governo dei manganelli e dei plotoni di esecuzione, della carestia artificiale, dell’imprigionamento in massa e della deportazione di massa, non solo è inumano ma è palesemente inefficiente, e in un’epoca di tecnologia avanzata l’inefficienza è un peccato mortale. Uno Stato totalitario davvero efficiente sarebbe quello in cui l’onnipotente potere esecutivo dei capi politici e il loro corpo manageriale controllano una popolazione di schiavi che non devono essere costretti ad esserlo con la forza perché amano la loro schiavitù.

Aldous Huxley e George Orwell icone letterarie del genere distopico e indubbi ispiratori della serie

Aldous Huxley e George Orwell icone letterarie del genere distopico e indubbi ispiratori della serie

Un altro tema, sicuramente di più ampia e complessa trattazione, sia a livello filosofico che politico, verte sulle Intelligenze Artificiali e del mutuo rapporto di esse con l’uomo. Dei dubbi che assillavano il protagonista, uno fra tutti predominava imperterrito, ovvero cosa sarebbe accaduto se la Macchina avesse preso le decisioni seguendo l’ordine della logica, alla base della sua programmazione, piuttosto che il discernimento e la morale umana. Per questo motivo, spinto dalla paura che la sua invenzione potesse sopraffare quella stessa mente umana che l’aveva realizzata, Finch comincerà ad impartire alla Macchina, attraverso test ed espedienti virtuali, vere e proprie lezioni di etica e di umanità. Lezioni che del resto la macchina recepisce bene, tanto da arrivare ad affezionarsi al suo creatore e alle persone a lui legate da amicizia e amore.

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Col tempo the machine diverrà sempre più autonoma, in grado di autodeterminare il suo destino e di facilitare quello degli altri. Cresce, come una creatura primordiale può crescere e muovendo timidamente i suoi primi passi si appresta a fare il suo ingresso nella realtà dell’Uomo. Ambiente che naturalmente prova verso lei un intimo terrore, pur ricercandone i benefici. Sebbene le sia concessa una memoria temporanea, che si resetta ogni ventiquattro ore, l’ammasso di schede e bites riesce a concepire un algoritmo in grado di preservare i suo ricordi, nei quali consiste del resto tutta la sua vita, dissipata tra lotte in sordina per la sopravvivenza e scontri mortali con altre intelligenze artificiali. Finch insegna alla Macchina cosa vuol dire essere umani, poiché bene e male sono solo due concetti astratti e privi di sostanza, donando alla macchina il dono più prezioso che si possa immaginare: una coscienza.

I Protagonisti della serie: Taraji P. Henson, Jim Caviezel e Michael Emerson. La sua, tra le prove interpretative dell’intero cast, spicca indubbiamente sopra le altre; le sue capacità attoriali erano già risaltate con turbolento impatto, al grande pubblico nella serie Lost, dove vestiva i panni di Ben Linus

I Protagonisti della serie: Taraji P. Henson, Jim Caviezel e Michael Emerson. La sua, tra le prove interpretative dell’intero cast, spicca indubbiamente sopra le altre; le sue capacità attoriali erano già risaltate con turbolento impatto, al grande pubblico nella serie Lost, dove vestiva i panni di Ben Linus

La serie non vuole in nessun modo assumere un carattere apologetico nei confronti dell’individuo sociale. Il suo obiettivo principale mira a ristabilire quella scala di valori in cui il primato spetta alla vita umana, unica e sola protagonista del continuo divenire della Storia, e fa ciò appellandosi con veemenza alla sua sacralità e alla sua centralità rispetto a qualsiasi altra cosa. Un altro degli insegnamenti che Finch tenta di impartire alla macchina, nel suo duplice ruolo di padre e maestro, è esattamente l’importanza e l’insostituibilità di ogni singola esistenza, senza distinzione alcuna.

In un mondo dove si dà un prezzo a tutto e valore a niente, l’unica arma che l’uomo può adoperare è la presenza costante di umanità.

La reiterata contrapposizione tra umano e automa, tra sensibile e insensibile, tra il trascendente e il razionale, rende il tema universale del destino una sfida da cogliere al volo e a cui lanciare una controffensiva decisa. Uno degli aspetti focali che ci viene messo innanzi è il significato della vita nel suo senso pieno: se l’autodeterminazione sia in una qualche misura più auspicabile rispetto ad un futuro grigio e empio di rimorsi e parimente più terribile da controllare. Ed è questa giustapposizione di ideali vacillanti, questa inconciliabile convivenza di speranza e paura, di amore e rancore, di redenzione e morte, che logora l’esistenza di John Reese, fedele compagno d’armi di Finch e anima irrequieta, che vaga alla ricerca disperata di un perdono che per le gravità delle sue colpe passate è cosa difficile da ottenere. Albert Camus non a caso disse:

Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta

Nel caso di una macchina, assumere questo come assioma potrebbe condurre ad una conclusione decisamente pessimista e deleteria, considerando soprattutto il tempo moderno in cui viviamo. Nelle commoventi scene finali in cui vediamo Reese, sotto le note di una delle più belle composizioni di Philp Glass, sacrificare la propria vita per salvare l’ennesima persona di interesse, Finch si confronta a tu per tu con la macchina, che si presenta sotto le sembianze della giovane Root, ed il concetto essenziale, la triste massima che è alla base del dialogo, è che ognuno muore soloeveryone dies alone. Quel che sembra essere il triste leitmotiv della nostra esistenza, appare in realtà un primo e fugace sguardo su un mondo che si appresta a destarsi dal sonno della ragione.

Molti hanno ironizzato sull’episodio conclusivo, reputando indegna la serie TV, altri, i più saccenti hanno ritenuto le scene finali una farsa grottesca, un pudding banale di sentimentalismo e morale spicciola, eppure è nella sua fulgida semplicità, in quel messaggio autentico e diretto, che si nasconde l’intima essenza di una storia che non voleva essere nient’altro che un memorandum sull’importanza e la concezione della vita: del resto non fu Antoine de Saint-Exupéry a scrivere che l’essenziale è invisibile agli occhi?