L’ottantenne Joan Didion, esponente della letteratura americana, saggista e anche giornalista, ha regalato la sua immagine caratterizzata dalla pelle candida e dai grandi occhialoni neri al marchio del lusso Céline. Joni Mitchell, classe 1943, icona degli anni ’70, cantautrice e pittrice canadese, ha portato alla luce la sua anima rock con gli scatti in bianco e nero della campagna di Yves Saint Laurent. Iris Apfel, interior designer e celeberrima icona di stile nella fashion industry, alla tenera età di 93 anni ha prestato la sua figura sia per il marchio di gioielli Alexis Bittar che per Kate Spade, al fianco della più giovane modella Karlie Kloss. Come non citare le sicule nonne di Dolce&Gabbana, avvolte nel pizzo (ogni allusione è voluta) dei paesaggi siciliani e incoronate d’oro, fra le ultime novità delle testimonial “over” che si prestano agli scatti della Pubblicità. Infine Jacky O’Shaughnessy, che ha posato in lingerie per American Appareal e la sempiterna elegante Carmen Dell’Orefice per Rolex.

Dagli anni ’80, in maniera esponenziale, l’elisir di lunga vita si presenta sotto diverse spoglie: dalla chirurgia estetica che permette di mantenere il corpo in uno stato di sospensione temporale, alle costose cure a base di integratori, antiossidanti, vitamine e via dicendo, capaci di promettere fantasmagorici viraggi in direzione dell’universo giovanile. La cultura del fitness, le medicine naturali, la meditazione, il pensiero positivo, diete, palestra, il sincretismo del marketing del benessere e pure il polisensualismo del Societing (l’ultima grande frontiera raggiunta da un profetico Giampaolo Fabris), tutto questo ed altro ancora contribuisce a mantenersi “giovani e belli, per sempre”. Insomma, sempre meno ostacoli sembrano prospettarsi nell’orizzonte dell’eterna giovinezza. Il paradigma sembra essere quello di un film cult degli anni ’90, “Death Becomes Her”, ossia “La Morte ti fa bella”, la commedia nera interpretata dai due premi Oscar Meryl Streep e Goldie Hawn, insieme a Bruce Willis ed Isabella Rossellini.

“Qualcuno” vuole farci credere che tutto si possa essere e fare per sempre. Anzitutto consumare, per esempio. Chi ama davvero questa riscoperta maturità estetica: la filantropia, obsoleta, o piuttosto l’Industria? Che dietro queste inedite testimonial si nasconda solo la possibilità che possano riscoprirsi non solo ancora belle ma, soprattutto, ancora consumatrici? Belle a ogni età: è una questione di fede. Una fede ben salda e ancorata non al valore della Bellezza (quella autentica), piuttosto a quella offerta dalla Beauty Industry. Una fede, quella della bellezza eterna, che coccola le illusioni delle sue protagoniste “mature” come quelle delle più giovani, speranzose di imitare i lori nuovi e meno “freschi” idoli pagani. Forse che l’uomo occidentale abbia iniziato a sperare e a sognare l’immortalità terrena, seppur disincarnata o ibridata tecnologicamente, anzitutto perché ha perso la fiducia nell’aldilà e la speranza nella vita eterna che una volta erano promesse da un Credo autentico (qualunque esso fosse, ora non fa differenza)?

Non abbiamo forse sostituito semplicemente un’idea di aldilà (quella “cristiana” o comunque quella della tradizione) per promuoverne una nuova, che vede il paradiso già in Terra, ammassato di creme ed esercizi aerodinamici promossi dalla palestra del consumo?
Forse che la crisi vera stia non nell’età, nel pelo bianco trovato mentre siamo alla toelettatura o nella rughetta nuova al mattino, bensì nella mancanza di Credo, di “Fede” in senso lato e anche laico, la stessa che, proprio l’età, dovrebbe portare?