L’espressione “Oxi”, in lingua greca, significa “No”, e, dunque, si riferisce concettualmente a contesti di negazione, di opposizione, di intolleranza o, semplicemente, di rifiuto nei riguardi di qualcosa nello specifico. Non a caso, é questa la frase pronunciata con vigore dalla maggioranza del popolo greco, da tempo affamato, impoverito, annientato ed oppresso dalle politiche autoritarie e neo-liberiste di un sistema economico sorto, di fatto, non al fine di creare quell’umano spirito fraterno tra i popoli, bensì per conservare la supremazia illegittima delle grandi élite finanziarie mondiali. In seguito al referendum indetto dal premier Tsipras per stabilire, definitivamente, quale corso politico assumere nei riguardi di tali azioni oppressive operate dall’Unione Europea, infatti, la maggioranza dei cittadini, chiamati a scegliere tra un “Sí” (che avrebbe, di fatto, conservato ogni cosa) ed un “No” di opposizione, ha optato per il “NO”. Il popolo greco, ora, si trova dinnanzi due scenari possibili, rappresentati o dalla possibilità, da parte del governo Tsipras, di instaurare nuove trattative diplomatiche con il mostro economico europeo al fine di alleggerire il debito finanziario complessivo (che, di fatto, in quest’ultimo periodo, impedisce, con cinica spietatezza, di garantire al governo greco di concretizzare le condizioni affinché i diritti sociali minimi possano continuare ad esistere) oppure (vedendo respinte, da parte dell’Unione europea, le richieste di trattazione razionale ed umana del debito) dall’eventualità di avviare lo stato greco verso una fase di default economico definitivo e, quindi, ad un’uscita inevitabile dal complesso eurocratico. “Oxi”, dunque, risuona quasi come un grido di battaglia, pronunciato da un popolo che, imitando l’esempio dei propri antenati guerrieri (che si opposero alle avanzate ambiziose degli eserciti orientali di Persia, determinando, col sangue e con la spada, ma, soprattutto, con la forza del sacrificio, il corso futuro dell’intera storia dell’occidente), guidati dal proprio condottiero, si é unito, contro un mostro sovranazionale armato dei più spietati mezzi della finanza, per affermare, col coraggio della disperazione, la propria indipendenza e la propria libertà di scelta ed autodeterminazione, sopra ogni cosa (oltre le barriere imposte da istituti di controllo mondiale che, francamente, con Atene, come che con Roma, Madrid, Parigi, etc. Etc., non hanno nulla a che vedere). Il vigoroso “Oxi”, rappresenta, inoltre, un senso d’appartenenza nazionale (evidentemente non sepolto), ma non soltanto nazionale ma, anche, individuale, pronunciato da gruppi umani che non intendono barattare le proprie radici, la propria dignità, la propria storia e la propria cultura in generale, con sistemi di protezione economica e finanziaria dettati da banche centrali o istituzioni lontane, e che, nonostante tutto, pensa ancora che la politica debba essere fatta a livello nazionale e che le decisioni di maggior importanza debbano essere prese dai popoli sovrani (i quali rappresentano al meglio le necessità e le esigenze maggiori da perseguire) e non da enti impersonali guidati da uomini e donne figli di élite economiche con l’unico scopo di conservare ed alimentare il sistema neo-liberista che governa e domina (con spietatezza), ormai, ogni singola nazione del mondo.

I greci, in quell’occasione, hanno, infatti, dimostrato di non aver affatto dimenticato la grandezza della propria storia ed, altresì, di non aver dubitato delle potenzialità e delle risorse della propria gente, rendendosi disposti ad affrontare, con il coraggio che solo una collettività unita é in grado di animare, gli eventuali pericoli e rischi immensi che una decisione simile (così radicale e decisa) potrebbe ingenerare. É evidente, dunque, che la prova di forza della maggioranza dei greci che ha votato alle urne, dimostra che l’essere umano, profondamente, ha bisogno di difendere l’onore e la dignità del proprio suolo e della moltitudine di valori e norme che l’hanno popolato, opponendosi, invece, a tutti quegli istituti extraumani (o inumani, sarebbe più corretto affermare) che, invece, pretendono di imporre una nuova cultura antinazionale, o forse una nuova non-cultura, poiché la snervante propaganda filo-europeista é questo che costantemente impone (con i suoi proclami pseudo-progressisti), il superamento della cultura particolare e l’acquisizione, invece, di un profilo di pensiero universalista e globalista, scevro di ogni legittimazione storica; uno tra i migliori mezzi di annullamento d’ogni forma d’attrito culturale che si ponga come massa di rallentamento del prodursi di un sistema costituito da freddi leggi e calcoli economici non legittimati (a differenza delle culture nazionali), da un complesso storico-culturale di valori e norme di vita ben definiti. Uccidere ed eliminare il senso d’identificazione umano, infatti, é un crimine atroce nei riguardi della cultura e della storia, ma, soprattutto, del particolarismo umano e di quella poliarchia di valori, di costumi ed usi che dovrebbe caratterizzare le aree del pianeta. In definitiva, i greci, in quella data, hanno dimostrato a tutti i popoli della terra e, soprattutto, alle future generazioni (dato che tra gli eroici sostenitori del “NO” v’erano anche molti giovani, ad indicare che, forse, il futuro di questo pianeta si avvia, anziché verso la corsa al mito della grande unione mondialista, verso, invece, una ripresa dei vecchi valori nazionali e popolari), che lottare in difesa degli interessi delle masse (anziché delle oligarchie finanziarie) ed in nome della conservazione della storia e della cultura dei popoli, é ancora del tutto possibile. Il popolo greco, quasi come i vecchi eroi dell’antichità, ha deciso di riprendere le solide armi della democrazia contro la tirannide fredda e decadente dei grandi banchieri mondiali, creando, se vogliamo, uno scontro tra opposti, tra una vecchia cultura legata all’eroismo patriottico ed una nuova nascente cultura legata all’antieroismo freddo e calcolatore (senza ideali o rivendicazioni, ma in possesso soltanto di  principi di necessità economica) dei banchieri mondiali.