Devi dare il consenso all'uso dei cookies per poter visualizzare questo video. Maggiori informazioni

Di troppa imparzialità si muore, deve aver dichiarato qualche santone del buon giornalismo. Tanto che si resterebbe sorpresi a scoprire anche solo una parvenza di obiettività nella narrazione mainstream del mondo contemporaneo. Sì, perché i cosiddetti grandi media sembrano in larga parte soffrir della stessa malattia: l’odio per la verità. O meglio, l’amore per la verità di chi li nutre e li seduce. Le magie della paghetta! E così si è giunti a ritenere fonte affidabile persino l’Osservatorio siriano per i diritti umani troppo umani, financo disumani. Di che stiamo parlando? Vedere per credere.


L’Osservatorio siriano per i diritti umani secondo “Askanews –  L’informazione imparziale e approfondita.” E noi aggiungiamo: approfonditissima! (dovete guardarlo su YouTube purtroppo la riproduzione su altre piattaforme è stata vietata dal proprietario del canale)

Insomma, l’obiettivo dichiarato dell’Osservatorio siriano per i diritti umani sembrerebbe essere quello di raccontare la verità sul conflitto siriano. Obiettivo d’altronde perseguito – stando a questo video – con l’aiuto di duecentotrenta attivisti uniti dal motto: “No alla disinformazione, sì ai fatti.” Ma veniamo per davvero ai fatti, e vediamo come questi nobili intenti non siano stati (e non siano) altro che un paravento. Anzitutto, domandiamoci: che cos’è l’Osservatorio siriano per i diritti umani? Un organo d’informazione fondato nel 2006 da Rami Abdel Rahman con sede a Coventry, in Inghilterra. Quest’uomo, un imprenditore sunnita di 42 anni fuggito diciassette anni fa dalla Siria con l’aiuto di alcuni trafficanti, raccoglie e trasmette opinioni, statistiche, notizie e conteggio dei morti in Siria direttamente dalla sua abitazione inglese. Un vero lavoro sul campo, si potrebbe dire.

Una rara immagine di Rami Abdel Rahman al lavoro sul campo, all'interno di una casa stranamente molto simile ad una tipica abitazione inglese.

Una rara immagine di Rami Abdel Rahman al lavoro sul campo, all’interno di una casa stranamente molto simile ad una tipica abitazione inglese.

Così sul campo che la sue fonti primarie sono Al Arabiya e Al Jazeera, media rispettivamente controllati da Arabia Saudita e Qatar: due Paesi coinvolti fin dall’inizio nel conflitto siriano. Che nonostante questo non hanno inviati sul campo. E dunque non fanno altro che citare fonti anonime, peraltro senza alcuna prova fotografica. A chi si affida quindi il nostro “one man band”, Rami Abdel Rahman, nel fornire notizie sulla guerra in Siria? In fin dei conti, al detto non detto di quegli anonimi attivisti menzionati nel video sopra mostrato. Insomma, ecco qui tutti quei gran fatti inseguiti affannosamente dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Una giornalista canadese indipendente demolisce la versione occidentale del conflitto siriano, una vera e propria mistificazione della realtà.

Solo i fatti danno credibilità alle parole, affermava Sant’Agostino. E abbiamo appena visto come le informazioni fornite dall’Osservatorio siriano per i diritti umani non poggino su fatti correttamente documentati come tali. Ma questo, alla fin fine, non è un grande problema. Come?! Sì, non è un grande problema. Almeno per Rami Abdel Rahman (e per tutti i suoi epigoni salottieri), la cui narrazione del conflitto siriano è una narrazione politicamente corretta. Ossia una narrazione che, facendo leva sui sentimenti, prevede l’esistenza di buoni e cattivi, riducendo la geopolitica a un questione di farfalle fiori e coccinelle. E il Politicamente Corretto – che Luigi Mascheroni definisce “pensiero stupido” – non ha bisogno di fatti quanto di lacrime. Così ecco un malvagio, Assad, e molti santi tagliagole, i ribelli moderati. Manca sola la principessa… Ma vediamo più precisamente cos’è il Politicamente Corretto.

Un’esemplificazione di una delle caratteristiche del Politicamente Corretto: l’attenzione morbosa- e in realtà egocentrica e monodimensionale-l rispetto per gli altri.

Un’esemplificazione di una delle caratteristiche del Politicamente Corretto: l’attenzione morbosa- e in realtà egocentrica e monodimensionale- al rispetto per gli altri

Una delle caratteristiche del Politicamente Corretto, appunto. Ma non è tutto qui. E allora: che cos’è il Politicamente Corretto, strumento di cui si avvale – come detto – anche la narrazione del conflitto siriano da parte dell’Osservatorio siriano per i diritti umani? In sostanza, un atteggiamento linguistico – politico consistente non solo nel far attenzione ad esprimersi nei limiti di determinate categorie lessicali – quali ad esempio “migrante” al posto di “immigrato” o “la Presidente” al posto di “il Presidente” –; ma anche nella demonizzazione di coloro che, per rispetto di sé, rifiutano di utilizzare le suddette categorie. Ed ecco il punto fondamentale: pur pretendendo d’essere l’unico maniera morale in cui la discussione pubblica può esser condotta, il Politicamente Corretto non consente il dibattito e desidera eliminare ogni opposizione. Ma è morale avvalersi del bollare come malvagi, immorali, inumani, disumani, coloro che sostengono un’opinione contraria? Questa è piuttosto la peggiore tragedia che può avvenire in una discussione pubblica! Così, il Politicamente Corretto smentisce da sé solo le sue pretese di moralità. Di nuovo con le parole di Luigi Mascheroni:

Il Politicamente Corretto è una scorciatoia moralmente (s)corretta per presentare le proprie ragioni come le uniche accettabili

Consideriamo l’esempio che segue: una vicenda risalente ormai a due anni fa. Marzo 2015 – Domenico Dolce, esponente del brand D&G, espresse il suo personale punto di vista sulla cosiddetta famiglia tradizionale, ritenendola più convincente rispetto all’utero in affitto. Ne seguì forse un proficuo dibattito circa la definizione di famiglia o la legittimità etica di una simile pratica? Niente affatto: piovvero piuttosto le accuse dei guardaspalle del Politicamente Corretto. Ma non solo. Come non ricordare lo stupido hashtag #boycottDolceGabbana o i roghi pubblici dei capi d’abbigliamento… Per non parlare del caso Di Canio. Si sa: la libertà di pensiero è un feticcio che la maggior parte dei democratici sacrifica sull’altare dell’intolleranza politicamente corretta. E pensare che son proprio quei democratici ad affermare che l’espressione di tutte le opinioni dev’esser consentita a patto che non si oltrepassino i limiti di una leale discussione. Scriveva J. S. Mill a tale proposito:

Ci sarebbe molto da dire sull’impossibilità di fissare il luogo dove tali presunti limiti andrebbero posti. Se infatti il criterio è costituito dall’offesa subita da coloro le cui opinioni vengono attaccate, ritengo per esperienza che questa offesa ci sia ogni qualvolta l’attacco risulta efficace e vigoroso, e che chiunque incalzi costoro con argomenti a cui difficilmente riescono a replicare, appaia loro tracotante se mostra di sentire con forza l’argomento

Soprattutto, questi limiti – consistenti nel condannare il sarcasmo, le invettive, gli attacchi alla persona et similia – dovrebbero essere estesi a tutte le parti in causa, senza che venga impedito il loro impiego contro le opinioni prevalenti, ossia le opinioni politicamente corrette. Ma la slealtà rientra nella definizione di Politicamente Corretto. Ed è per questo che la sua immoralità non suscita disapprovazione generale ma giubilo; non indignazione ma apprezzamento; non fischi ma applausi. Insomma, il Politicamente Corretto somiglia molto a quel vanitoso imperatore convinto d’esser meravigliosamente vestito quando invece era nudo: si mostra agghindato di biliosa umanità ma non è che alfiere dell’Inferno.

non basta che un fanciullo per smascherare l’inganno, per bucare il cielo di carta...

non basta che un fanciullo per smascherare l’inganno, per bucare il cielo di carta…

Che fare, allora, per elevarsi sino al Paradiso? Esser spietati. O meglio, esser spietati mirando sempre alla verità. E cosa vuol dire, questo? Significa dir le cose come stanno, senza alcun appello all’oracolo interiore del sentimento; significa non patinare la Storia col miele satanico del dirittoumanismo; significa non scrivere ciò che si ritiene sia conveniente dire. In altre parole, significa non prostrarsi supinamente alla maggior parte dei commentatori e delle loro opinioni, rifiutando il letame asfissiante che viene distribuito alle varie mense dei centri di condizionamento morale. Saranno gli eretici di quest’Occidente a salvarci, e non le belle figurine che amano star ferme a farsi carezzare il sedere dal velluto di certe poltrone e dal barocco di certi salotti. Di nuovo: saranno quei pochi, happy few che ancora hanno il coraggio di pensare con la propria testa e di vedere con i propri occhi a riscattare questa civiltà mielosamente vile.