Silenzio, quiete, un’insolita calma. Tutto tace in quel di Southampton, cittadina dell’Hampshire da dove salpò il Titanic, i due fiumi che cingono il porto locale scorrono lenti e limacciosi, le acque si agitano in prossimità della foce, per le strade non c’è nessuno, e perfino dalle parti del St Mary’s Stadium regna un’indecifrabile tranquillità, ma ecco svelato l’arcano: i Saints giocano in trasferta sul campo dell’Hull City e conducono per 1-0 grazie al sigillo di Victor Wanyama nel primo tempo. Manca poco alla fine, giusto i minuti di recupero, i Tigers di Steve Bruce si riversano in attacco alla ricerca del pareggio, il giovanissimo Andrew Robertson carica il destro, ma il suo tiro termina alto sopra la traversa. Sospiro di sollievo, poi il triplice fischio di Martin Atkinson rompe il silenzio e le strade vengono invase da un tripudio di sciarpe e bandiere biancorosse. Il sogno continua, il film è ancora tutto da girare, i tifosi buttano un occhio al tabellone del KC Stadium di Hull, quelli a casa ascoltano le radio, guardano i notiziari sportivi, e sorridono. Il Southampton è secondo in classifica.

Tuttavia, prima di parlare di questo miracolo in salsa britannica, bisogna mettere in pausa il film narrante le gesta dei Saints, premere il tasto rewind ed avvolgere il nastro fino al 28 Luglio di quest’anno. Nel calcio d’estate il calciomercato la fa da padrone, soprattutto in Premier League, e mentre i paperoni di Chelsea e Man Utd dilapidano patrimoni per assicurarsi i talenti più pregiati, il Southampton svende l’ultimo dei suoi pezzi da novanta: dopo la triade Lambert – Lallana – Lovren sbarcata ad Anfield, il tecnico Pochettino a White Hart Lane e il giovanissimo Shaw ad Old Trafford, i Saints salutano anche Calum Chambers, una delle tante promesse cresciute nell’academy del club (Walcott, Oxlade-Chamberlain e Bale vengono da qui). La squadra di Koeman diventa lo zimbello di tutti i tabloid d’oltremanica ed assume l’infelice ruolo di barzelletta della Premier. In effetti, date le premesse e lo smembramento della squadra, come dargli torto? Forse neanche la Madonna di Lourdes potrebbe salvare il club dalla retrocessione, ma il miracolo è dietro l’angolo: a riflettori spenti (grazie anche ai 73 milioni di Euro spesi dalla famiglia Liebherr, che rilevò il club nel 2009 salvandolo dal fallimento) arrivano un bomber navigato, Graziano Pellè, un imprevedibile esterno, Dusan Tadic, due buoni difensori, Alderweireld e Bertrand, un’altra punta affidabile, Shane Long, un portiere d’esperienza, Fraser Forster, e due scommesse, il centrale rumeno Florin Gardos e il midfielder senegalese Sadio Mané. Squadra rifondata da zero. Ora si riparte, per l’ennesima volta.

Occorre però fare un altro piccolo passo indietro e tornare all’Estate del 2009: il miliardario svizzero Markus Liebherr, il cui patrimonio si aggirava all’epoca intorno ai 3 miliardi di sterline, rileva l’ex club di Le Tissier (che militava in League One) e nel giro di 3 anni lo riporta nella massima serie. Protagonisti della storia? Un certo Rickie Lambert, autore di ben 117 reti in maglia Saints, più i vari tecnici che si sono succeduti sulla panchina del club, da Pardew a Pochettino, passando per Nigel Adkins. Ora però torniamo ad oggi e al miracolo che sta accadendo nel Sud dell’Inghilterra, anche se, ad essere sinceri, quello del Southampton non è proprio un miracolo in quanto tale, piuttosto possiamo definirlo un inaspettato exploit, perché questi risultati sono il frutto di un progetto comune tra la dirigenza economica e la guida tecnica, le cui scelte, almeno finora, si stanno rivelando esatte. Ottima la decisione di puntare su Graziano Pellè (già autore di 9 reti in 12 partite disputate e vincitore del Player of the Month) – che in Olanda è maturato sia come persona che come calciatore – altrettanto esatta la scelta di affidarsi a Dusan Tadic, altro talento proveniente dall’inesauribile fucina serba. Inoltre, la presenza di un leader a centrocampo come Schneiderlin e di capitan Fonte in difesa garantisce quel mix di qualità e quantità utile per amalgamare il tutto. Last but not least, la scelta del modulo e la fluidità di manovra assicurata da esso, la quale, tra le altre cose, permette ai terzini di arrivare in area avversaria con facilità (vedi il gol di Clyne contro il Liverpool). Ciliegina sulla torta, una difesa perfetta, la meno battuta di tutta la Premier League (soli 5 gol subiti) e tanti giovani interessanti (vedi James Ward-Prowse o Isgrove, centrocampista gallese). Wenger, inoltre, ha detto che a Southampton fabbricano miracoli. Nessun giudizio fu più indovinato.

Dove può arrivare questa squadra? Siamo realisti, il titolo è ovviamente un’utopia, ma la qualificazione nell’Europa che conta può diventare una piacevole certezza. L’importante è volare basso e costruirsi le aspettative giorno per giorno, partita dopo partita, perché solo così il miracolo può definirsi tale, altrimenti si rischia affondare con tutte queste belle speranze. E fare la fine del Titanic.

FP