Viviamo oggi donne e uomini nel mondo dei diritti, degli evoluti, del furore dell’emancipazione a tutti i costi, di genitore 1 e genitore 2, degli uguali per forza e diversi mai. Guai a parlare di passatempi da uomo, guai a bollare come femminili i programmi a base di cucina e decoupage, tutto questo potrebbe portare ad un’accusa di sessismo difficile da fronteggiare sul piano sociale e magari giuridico. Siamo quindi, nel mezzo degli anni dieci del ventunesimo secolo, di fronte all’atomica dell’integrazione tout court? Si stende su di noi un arcobaleno di riconoscimenti, di parità, foriero di benessere e consapevolezza? O solo un’omologazione coatta che abbraccia tutti senza chiedere il permesso a nessuno? È in questo clima che si ripresenta la questione femminile. Mai inattuale, essa ha gli interpreti più disparati: dalle prorompenti Femen, pronte a mostrare i seni -e non solo- nei luoghi simbolo del potere politico e religioso, ai cardinali di Santa Romana Chiesa votati anima, spirito e corpo alla difesa della Famiglia Tradizionale, concetto che sembra vacillare oggi più che mai. Tra queste visioni di fatto agli antipodi, la società in cui viviamo ci presenta diverse figure di donna, veicolandole con i mezzi che le sono più congeniali: immagini, veloci e monodimensionali che trovano la loro fonte in internet o in qualche serie televisiva. Campeggia in prima linea Il Modello della donna indipendente: della Carry Bradshow con le palle che scopa come un cavallo da monta, economicamente autosufficiente così da acquistare 18 paia di sandali uguali di diciotto tinte differenti, ma questa non è certo l’effige di una donna emancipata.

Si tratta, a ben vedere, d’un mero cambio di vincoli, d’uno scambio alla pari tra modelli prestabiliti. Dal focolare alla boutique è un attimo, dal talamo nuziale ai letti a una piazza sola di mezza città, ancora meno. Va da sé che questo liberal-trombismo in tacco 12 non è emancipazione. Si badi, parimenti non è emancipata nemmeno la vagina trafilata in oro zecchino, che fa dei suoi libri e delle sue virtù la bandiera più fulgida della sua indipendenza, prima intellettuale e poi forse umana. Anche questo anteporre la formazione, il pudore all’essere Donne cercando di ignorare a tutti i costi d’esser anche oggetto d’un desiderio sessuale maschile ancestrale e incontenibile, che piaccia o no, senza finte ipocrisie, sarà sempre uno dei legami che terrà al fianco d’una donna uno o più uomini (alle signore la grazia a loro la scelta), non rende una donna ne migliore ne diversa ne tanto meno più donna. Il consiglio spassionato, da uomo incantato dal genere femminile, è, per quanto banale, una decisa sprone ad essere voi stesse. Siate donne, siate belle, intelligenti, astute, maliziose e sempre un passo avanti rispetto a quei beoni che si dicono uomini ma che, il più delle volte, vivono in uno stato di sudditanza impietosa nei confronti di una di voi, magari anche priva di tutte quelle virtù che in quanto donne vi dovrebbero appartenere per diritto di nascita. Difendete orgogliosamente la vostra diversità, rivendicate parità non omologazione, non barattate quello che siete per un paio di pantaloni, ma fate -perché potete farlo- tutto ciò che fa un uomo in gonna. Rimanete femminili senza cadere negli stereotipi da soap americana, indossate dell’intimo sexy perché vi valorizza, parimenti leggete Salgari e Neruda, sopendo così la vostra sete d’avventura e sentimento. Rivendicate il dovere di viaggiare da sole, ma non sdegnate la cavalleria, segno imperituro di civiltà. Fatevi chiamare madri, non dimenticate la Bellezza di questo sostantivo che vi erge ben più in alto di quanto un uomo con tutti i suoi titoli possa andare.