Si perdoni l’irriverenza, ma forse preferirei chiamarlo semplicemente Bergoglio. Dovremmo dare ragione a Buttafuoco, quando in un’intervista sosteneva che questo papa seguisse più lo “Spirito del Tempo” che lo Spirito Santo. Ebbene lo spettacolo andato in scena nella serata di apertura del Giubileo, ne è l’ennesima riprova. Fiat Lux – sia fatta luce – con questo nome, il “Cupolone” ha assunto le vesti di un palcoscenico nel quale gli animali e la Natura selvaggia oscuravano il marmo dei Santi. Uno spettacolo sicuramente innovativo e nei suoi contenuti anche affascinante, ma che nella realtà dei fatti si discostava tanto dal Sacro, quanto dalle tematiche sociali. Da subito, il tradizionalismo cattolico ha tuonato contro la deriva mondana del Santo Padre, reo di aver strizzato l’occhiolino all’ecologismo radicale. Niente di più falso. Bergoglio non è né Arne Naess, e ne tantomeno un novello Che Guevara. Non è un caso che l’esposizione messa in scena lo scorso 8 Dicembre fosse un “regalo” elargito al mondo cattolico, da una coalizione composta dalla Paul G. Allen’s Vulcan Inc., dalla Li Ka Shing Foundation e dalla fondazione ambientalista Okeanos, in collaborazione con The Oceanic Preservation Society e Obscura Digital, il tutto sotto l’egida di Connect4Climate, che fa riferimento alla World Bank, la Banca Mondiale.

Il lupo cambia il pelo, ma non il vizio. Come nella precedente enciclica, il Santo Padre ricalca un copione già letto, dapprima ammantandosi di una vocazione sociale di facciata, ed in seguito eludendo le reali cause di questa crisi ecologica e sociale. Come sottolinea Alessandra Colla: “il Papa non ha fatto (né probabilmente farà mai) nomi e cognomi o ragione sociale e partita Iva dei reprobi. […]E nella civiltà occidentale di matrice veterotestamentaria se un ente non ha nome, non esiste: perché nessuna voce legittima lo evoca all’essere, traendolo dall’abisso immateriale del non-detto”. Pertanto di nomi non ne si trova traccia alcuna, ma del resto i parroci lo hanno sempre insegnato: “si dice il peccato ma non il peccatore”. Un atteggiamento contraddittorio che condanna i mali, senza mai trovarne una causa scatenante.

La nuova esegesi di papa Francesco, largamente esplicata nella sua ultima enciclica, è perfettamente funzionale al ruolo a cui deve inchinarsi. Egli asseconda – sebbene qualche occhio pigro possa pensare il contrario – le tesi del pensiero unico dominante. Creando e disfacendo dei simulacri nei quali tutti, cattolici e non, possano ritrovarsi. Bergoglio rappresenta il nuovo volto della Chiesa Cattolica. Un’istutuzione sempre più cerchiobottista: un po’ proletaria e un po’ borghese che da un lato scaglia una sacrosanta critica al sistema attuale ma che d’altro cantoliscia il pelo ai potenti della Terra.
E riprendendo nuovamente Buttafuoco: “un papa che piace alla gente che piace”. Sia ben chiaro, però, che alla gente che piace piace l’ecologismo che piace, quello della Green Economy, con i McDonald’s arredati di verde ed i clown che abbracciano gli alberi. L’ecologismo è ben altro.