Uno spettro si aggira per l’Europa. Due secoli dopo il capolavoro politico di Engels e Marx un altro fantasma, invero assai tangibile e reale, dilaga per il Vecchio Continente: il sovranismo. Dall’Atlantico al Baltico, dai mulini d’Olanda alle lande di Sicilia un vento nuovo ed antico soffia impetuosamente,  tentando di rinnovare la fetida aria che ammorba il Vecchio Continente da decenni. Le recenti elezioni austriache, su cui ancora molto v’è da capire, offrono a tal fine un eccellente esempio del futuro prossimo venturo che attende gli stanchi abitanti dell’ex fucina del Mondo. Come già avvenuto in Francia al tempo delle elezioni regionali, il variegato e multicolore ambiente del progressismo lib-lab ha fatto fronte comune per evitare la vittoria del candidato dell’FPO Norbert Hofer, dipinto come orrido seguace delle più abbruttenti ideologie reazionarie e disumane.

«Se verrò eletto presidente – ha aggiunto -, la massima che guiderà tutte le mie decisioni sarà “l’Austria prima di tutto” e scioglierò il governo se agirà contro gli interessi del Paese».

Queste sconcertanti dichiarazioni hanno fatto rabbrividire le anime belle del mondialismo austriaco, vigili sentinelle della democrazia e della libertà nella piccola repubblica. Letteralmente annichiliti al primo turno, i vecchi partiti governativi- come al solito frammischiati nella trita, intrallazzosa Grosse Koalition– hanno scelto di opporre al ballottaggio finale un esponente che fornisse un’illuminata sintesi di tutto ciò che è altro rispetto al volgare e becero populismo xenofobo. E chi meglio di Alexander Van Der Bellen poteva svolgere un simile, faticoso compito? Massone, professore universitario, erede d’una antica dinastia nobiliare baltica, il leader dei Verdi impersona al meglio il tipo d’uomo che i progressisti ormai arrischiano nella battaglia contro le masse reazionarie e barbare.  Questo idealtipo, su cui l’elettore de sinistra rintraccia il proprio modello di vita- spesso irrealizzata- è riuscito, con molti dubbi, a strappare all’ultimo voto la vittoria ai nipotini di Hitler e Mussolini. Senza entrare nel merito della vicenda, una grafica illuminante solletica l’attenzione

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Come è avvenuto in Francia, e come presumibilmente avverrà in Inghilterra , il voto del “popolo” si orienta sempre e comunque su candidati scomodi, neri per definizione, dunque cattivi, fasciorazzisti e demagoghi. I paludati osservatori da talk show, in tweed e toppe al gomito d’ordinanza, guardano con schifo e orrore (possibilmente coniugato con la r alla Avvocato Agnelli) a questa plebaglia informe e vile che vota Le Pen, Orban, Trump, Hofer e Farage. Gli adiposi poltronati, però, non spiegano i motivi profondi ed innegabili di una scelta così trasversale e massiccia: un pizzico di razzismo, un tocco di ignoranza ed il gioco è fatto. Per loro. In realtà, i vari lupi neri disseminati in lungo e in largo per l’Europa rispondono ad un elementare ma decisivo bisogno dell’elettorato, alla base di quell’ideologia in divenire che è, per l’appunto, il sovranismo. All’atto del voto si sceglie, di norma, chi può meglio rappresentare i propri interessi (di categoria, di cittadinanza, di professione, di religione, etc.): da almeno trent’anni la gente del Lavoro non ha più chi la tuteli e la difenda- realmente- nella naturale dinamica conflittuale con il Capitale. Anzi, chi a parole continua a dirsi de sinistra– citofonare Tsipras, Zapatero, Schultz, PD- non fa altro che assecondare, da buon pupo di pezza, il gran puparo della finanza transnazionale, che fa e disfa nel generale silenzio di sindacati, girotondi, cooperative e affini.

I salariati, i disoccupati, i disperati d’ogni latitudine che ben conoscono le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione e delle società multiculturali- imposte sulla loro pelle con la violenza economica del liberismo- non possono quindi che scegliere chi predica un ritorno alla Nazione, una fuga dall’obbrobrio europeo, rintracciando a ragione nello Stato Sovrano l’unico attore in grado di poter, finalmente, limitare lo sfruttamento e gestire la naturale e sana redistribuzione delle ricchezze. Se ciò non si intende e, soprattutto, se a ciò non si risponde con i fatti i prossimi anni vedranno la ricomparsa di orride e drammatiche barriere entro l’Europa. Non mattoni e cemento armato ma filo spinato, trincee e soldati: Historia magistra vitae, purtroppo.