Il drammatico esodo che interessa l’Africa ha comportato, negli ultimi tempi, una continua sciarada di polemiche, editoriali, articoli, ciarlerie, di tutta una serie di maître à penser che dimostrano, con la consueta saccenza, la loro pretesa statura intellettuale. Mentre la retorica dell’accoglienza integrale e della solidarietà tanto al chilo ammorba l’aria, uno dei peggiori governi della storia d’Italia viene lasciato volutamente solo ad affrontare un problema gigantesco, in barba alla tanto propagandata solidarietà europea. Strano? Niente affatto. Chi, nell’anno 2015, crede ancora a questa Unione Europea, a questa idea di Europa, se non è in malafede vive certamente fuori dalla realtà. Un elenco infinito, scritto con il sangue dei popoli, mostra al Mondo la vergogna di un’istituzione degenerata, asservita ai peggiori istinti del capitalismo finanziario, retta da una teoria di loschi trafficanti e asserviti lacché, separata e opposta ai bisogni dell’Uomo. Duole ricordarlo ma purtroppo è la realtà dei fatti: l’immigrazione incontrollata serve al Capitale esattamente come l’euro o il Jobs Act. La svalutazione dei salari, in assenza di quella monetaria, è l’unico modo per garantire la produttività. Si favorisce, dunque, la creazione di un immenso esercito industriale di riserva, poderosa arma di ricatto per costringere le classi lavoratrici ad accettare una folle corsa retributiva al ribasso. L’immigrato (o meglio, clandestino) diviene vittima di un processo ributtante tanto quanto il cittadino italiano: minuscole pedine in un giuoco perverso e distruttivo, che ha come scopo ultimo la fine dello Stato sociale democratico.

Invece di instaurare logiche relazioni diplomatiche con i paesi dell’area mediterranea e slava, l’UE ha agito come gendarme degli USA e della NATO, creando un buco nero di instabilità e terrore a poche centinaia di km da Roma, condannando milioni di africani alla povertà e alla paura. Il mostro di Bruxelles semina ovunque abbruttimento e miseria: se ad Atene e dintorni  infuria la malaria, esplode il contagio di HIV,  gli stipendi equivalgono a un paio di scarpe e , addirittura, i giornalisti operano al soldo della Troika per fare propaganda pro UE, v’è, evidentemente, un chiaro cortocircuito politico ed economico. Il tempo è galantuomo, si dice. Il nostro continente, però, non ha più un minuto da perdere. Per abbattere il bubbone di Bruxelles, risolvere i problemi dell’immigrazione e del Lavoro, occorre ritornare prepotentemente allo Stato nazionale, al predominio della politica sull’economia, alla politica di massa.  Al posto del calvinismo manicheo e totalitario, si recuperi lo spirito tollerante e costruttore di Roma, di quell’epoca che seppe realmente unire, tutelando le differenza, le genti europee con il diritto e la civiltà. In quel senso, liberandosi da derive liberiste e influenze d’oltreoceano, l’Europa e l’Italia potranno essere, di nuovo, la fucina del Mondo, fulcro di un assetto equo e realmente solidale nel Mediterraneo.  A  quel punto, si potrà presentare ai vari responsabili l’amaro conto del disastro attuale.