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Documentarista, esploratrice e sapiente subacquea, Claudia Capodarte nuota e si immerge nei mari di tutto il mondo. Una mitologica Anfitrite dalle chiome dorate, che dagli abissi della leggenda greca, approda magicamente alla sincronia del nostro tempo. E lo fa alla sua maniera: nuotando, volteggiando e fluendo. Una Dea del mare che per la prima volta sussurra a una balena di venti metri. Una sentinella degli abissi che piroetta in compagnia dei leoni marini della Bassa California messicana; danza sulla melodia nel movimento del delfino e fa delle profondità azzurre, cornice di una narrazione reale. Claudia Capodarte smantella abilmente le barriere tra la creatura umana e quella marina, nella volontà esplicativa che tutto è possibile e finanche valicabile. Attuabilità che non perviene alla maniera di un guizzo estemporaneo, ma si costruisce lentamente nello studio dei comportamenti peculiari di uno specifico esemplare. Claudia, l’Anfitrite del presente, figura come colei che gioca con gli squali delle Bahamas; libera da gabbie o protezioni di sorta, riesce nell’impresa di non farsi percepire come un ghiotto bottino. Al contrario gli squali si lasciano avvicinare e infine vezzeggiare. Le sue immersioni, riprese dal fratello documentarista, regista e autore Leonardo Capodarte, disegnano una liturgia degli abissi marini che dentro i movimenti, si distende in un’ode al mare, la più estesa: dalla sua vastità sino allo stupore del nostro sguardo. Meraviglia che fiorisce davanti a ogni nuova avventura: straordinariamente una megattera permette a Claudia di giocare con il proprio piccolo: esiste sgomento più grande?! Un incanto che giunge sino alle esperienze più recenti: abbracciare un giro di danza dei delfini, sulle suggestioni di una melodia etnica e folk del gruppo musicale Shara, con Maria Augusta Pannunzi al flauto e Mauro Maceratesi alle percussioni.

Mercoledì 23 novembre, durante una conferenza organizzata dall’Associazione Culturale M.Arte, con sede presso il Museo Crocetti di Roma, in una serata dedicata ai misteri e alle risorse del mare, grazie anche alla partecipazione del Prof. Francesco Latino Chiocci, docente di Geologia Marina alla Sapienza, cogliamo l’importante possibilità di conversare con Lady Shark.

Dopo la visione di molteplici documentari che riguardano le tue magiche avventure marine, il mio pensiero è andato tutto nel verso di un’associazione cinematografica; la pellicola francese di Jacques Audiard, De rouille et d’os (Un sapore di ruggine e ossa). La protagonista, un’addestratrice di orche vive un episodio drammatico. Ora, al di là del cuore della narrazione nella tragedia, ciò che mi ha particolarmente colpito è il richiamo che la donna, nonostante tutto, continua a sentire nell’ascolto di questi mammiferi. Anche tu Claudia vivi la stessa potenza del richiamo, qualcosa di primitivo che ti attraversa e ti porta in queste avventure?

Il mio lavoro nasce proprio per rispondere a tale richiamo. Una sensazione fortissima, ipnotica che giunge sino al sogno. E durante il sogno sono in grado di chiamare alcune creature del mare. Quasi tutti gli esperimenti che ho fatto in merito, sono avvenuti dalla barca e nella mia chiamata, si sono sempre presentate balene o delfini. Il richiamo vero e proprio avviene nella mia immaginazione; come immagino di trovarmi nel branco e di sentire i loro suoni, i loro versi sott’acqua e la mia mente diviene un unicum con questi suoni, e proprio in tale fantasticare, infine, mi arriva lo sbuffo di una balena dinnanzi. Accade anche in virtù di molti anni di esperienza, nell’aver vissuto con loro sin da piccola. Si tratta in ogni caso di un richiamo ancestrale, la natura selvaggia e gli animali fanno parte della nostra parte primitiva. Basta riflettere sul fatto che i nostri mammiferi marini erano in precedenza terrestri, evidentemente anche noi rappresentiamo il loro unico contatto con il pianeta perduto, poiché sono passati nel mondo acquatico. Anche noi, in fondo nasciamo dall’acqua, ricordiamo questo elemento e pertanto ne siamo attirati; in tal senso possiamo parlare di un richiamo atavico. Loro, al contrario sono calamitati da noi che rappresentiamo quel legame con la terra dove un tempo vivevano; ci riconoscono come dei simili, mai come degli estranei.

Claudia Caporale in compagnia di una balena

Claudia Caporale in compagnia di una balena

Abbiamo sentito correre i delfini sul ritmo della taranta. Scansione musicale che ha origini molto antiche finanche nel morso di una tarantola, o taranta appunto. Giorgio Baclivi, medico a cavallo tra il ‘600 e il ‘700, affermava in merito al veleno del ragno: “Nel momento del morso, la tarantola inietta un fluido quasi impercettibile, il veleno che uccide subito il paziente con il suo contagio, ove non vi siano pronte musica e danza”. In tal caso, la danza viene ritenuta terapeutica. Quanto tale ritmo, intrecciato al movimento di un delfino, al di là della bellezza dell’atto puro, può considerarsi officinale sino alla guarigione?

Certamente e nella maniera più assoluta, tanto che i delfini vengono adoperati per la pet-therapy, poiché i loro armonici movimenti figurano come delle danze sulle onde quando saltano e piroettano. Solo nello sguardo del loro fluttuare, vi è già un primo momento di grande fascino che permette di dimenticare, anche solo per quell’attimo tutta la bruttura di una giornata, di un periodo o del circostante. Disegnano un vero e proprio antistress. Inoltre avere la possibilità di toccare un delfino, di accarezzarlo delinea un istante estremamente terapeutico; spesso vengono fatti affiancare a bambini affetti da particolari disagi. Il delfino custodisce delle vere e proprie capacità taumaturgiche, anche nella possibilità di migliorare le condizioni di alcuni malati. I delfini possiedono un biosonar in grado di localizzare dove si trova la posizione del feto. Alle Bahamas, vengono utilizzati per aiutare la donna nel parto, senza la necessità di un’ecografia. Per quanto concerne la taranta, la musica ha un ritmo incalzante e dunque accompagna la corsa dei delfini e si fa traino per lo spettatore; la musica diviene un anello di congiunzione per far godere appieno il momento vissuto dentro le immagini. Il suono è il collante con il presente nel momento in cui l’ascolti, e un istante altro che è passato: una vera e propria suggestione ritmata sulle note della taranta.

In un soggetto di Louis-Ferdinand Céline, Scandalo negli abissi, la sirena Pryntyl, cantata poi anche da Vinicio Capossela, in seguito alla scoperta di Venere della sua relazione segreta con Nettuno, viene cacciata dal mare e spedita sulla terra. In esilio sulla terra ferma, l’incanto della sirena viene fortemente demolito dalla corruzione umana. Al ritorno dai tuoi abissi, provi talvolta la sensazione che il contatto con l’essere umano e con il quotidiano si faccia in qualche modo saccheggiatore di qualcosa che ti appartiene?

Certamente sì, talvolta rappresenta un vero disagio. Gli uomini hanno perso il contatto con la terra e con il mare poiché hanno costruito queste grandi città, complesse anche nell’organizzazione sociale, zeppe di culture presumibilmente sbagliate e subissate di pregiudizi. L’individuo vive in cima a delle sovrastrutture artificiali, sia materiali che mentali e in questo ha perduto il contatto con il pianeta. Tutto è alterato dal loro punto di vista dove non esiste più il mondo naturale; sono scomparsi gli istinti che generalmente rappresentano il momento della verità di una persona. L’istinto è una guida, sia nel mondo animale che in quello umano. Attualmente in taluni casi, l’istinto è represso a tal punto da non sentire più, tutto è filtrato da meccanismi che all’interno di una città, metafora dell’umanità, sono mossi dal filo conduttore dell’interesse esclusivamente economico. Come oggi posso fare più soldi di ieri? Come li trovo? Come li ho persi? Tutta la vita è basata sulla corsa al denaro, accelerata che porta alla dimenticanza, anche quella più lampante del dove ci si trova a vivere. Esistono bambini che non hanno mai visto gli animali, nessuno va oltre la campagna che pensano sia natura, ma anche questa non è natura, al contrario un paesaggio stravolto e ricostruito dall’uomo. Tutto dunque gira intorno a un mondo artificiale e noi siamo gli inquilini di tale contesto. Nel momento in cui vengo nuovamente catapultata in questo universo, avverto una perdita netta di energia positiva, la stessa che mi proviene dalla natura in generale, non esclusivamente il mare. Gli animali sono carichi di energia positiva. Tutto il bello che mi proviene dalle mie esperienze a contatto con gli animali, viene vigorosamente stroncato da un mondo grondante di fluidi negativi, poiché la corsa quotidiana dell’uomo è la fonte principale di un grande magma di stress. Dall’assenza di tensione degli abissi, ti ritrovi nel cerchio dell’ansia quotidiana: questo il motivo del brutto impatto al rientro nella realtà. I bambini e gli adolescenti passano più tempo sulla rete, in preda a un mondo virtuale che rompe ogni comunicazione. Il grande pericolo che nessuno riesce a vedere è la perdita totale del contatto con la natura. Se porti dei ragazzi al mare, per tutto il percorso prima di tentare di farli immergere in quella dimensione, la loro testa, dunque il loro pensiero è chino sullo schermo di uno smartphone. Tutto il circostante è completamente assente poiché la calamita è solo esclusivamente nel virtuale. Ciò che non si riesce a trovare è un equilibrio tra il vivere nella savana e l’alienazione della metropoli. Non ci vuole molto, esiste un verde meraviglioso nel Lazio stesso, ancora una passeggiata dentro la stessa Roma tra Villa Ada e/o Villa Pamphilj; per alcuni genitori è più semplice lasciare il ragazzo in balia di un dispositivo, poiché è un grosso lavoro educare il proprio figlio alla Natura. Anche se ci tengo a precisare che durante un mio intervento nelle scuole in merito al mare, trovai dei ragazzi molto preparati, grazie anche alla mole di documentari visibili. Noi abbiamo dato un contributo, pur nella difficoltà di sfatare alcune leggende; nello specifico la paura degli squali perché trovo ancora molte resistenze. Tento di fare capire che, come in tutte le cose, se segui delle regole, quelle del mare e dei suoi abitanti, capisci che non sono dei mostri. Gli squali sono animali straordinari, pieni di sorprese.

Ogni documentario figura come una tua personalissima ode al mare, scritta nell’empatia che stabilisci con le creature degli abissi. Dove e in quale momento della tua vita, prende origine tale liturgia?

Sono cresciuta nell’ambiente del mare, mio padre Franco Capodarte è stato per dieci anni Direttore della rivista Mondo Sommerso. Sono nata tra tutti i grandi personaggi del mare, da Jacques Cousteau ai grandi campioni come Enzo Maiorca, da poco scomparso. La conoscenza di queste grandi personalità mi ha permesso di sviluppare un così forte amore per il mare. Quando vedevo i documentari di Bruno Vailati o di Folco Quilici, sognavo a occhi aperti di trasformarmi in una creatura acquatica con il fine di comunicare con gli animali. Più forte del desiderio di diventare una subacquea, auspicavo di muovermi all’unisono con loro, di imitare i loro moti per potervi entrare in contatto. Per questo motivo mi muovo nella danza, poiché ho compreso che la loro comunicazione è basata sulla movenza; un body talking reciproco. Danzo imitando i movimenti dei leoni marini, il moto fluido e silenzioso dei grandi squali balena e i giochi nell’acqua dei delfini. Guizzando con loro riesco ad entrarvi in contatto.

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Nuotando coi leoni marini, specie difficile all’uomo da avvicinare

Qual è il tuo rapporto con il pericolo? Di cosa hai realmente paura?

Delle tempeste, delle correnti e del freddo, mai degli animali.

Quanto è importante la disposizione d’animo mediante la quale ci si approccia a una creatura marina?

Estremamente importante poiché nel momento in cui tu accosti un animale marino con stupore davanti alla sua bellezza, anziché con la paura, lui è in grado di captare le vibrazioni che l’individuo emana, attraverso le emozioni e anche gli stessi movimenti. La creatura marina è in grado di comprendere se proviamo paura, entusiasmo o stupore; io li ho sempre approcciati con grande felicità e meraviglia e loro hanno ricambiato venendomi incontro, percependo la mia volontà di avvicinarli. Si sono lasciati accostare, in particolar modo gli squali, che possiedono innumerevoli sensori sottopelle, in grado di captare qualsiasi campo elettromagnetico e ogni piccolissimo movimento, avvertivano la mia disposizione positiva sino al punto di farsi carezzare. Lo stato d’animo è dunque fondamentale, soprattutto non avere paura, ma gioire dell’incontro.

Claudia Capodarte si adagia in tutta serenità sul fondale marino in compagnia di un branco di squali

Claudia Capodarte si adagia in tutta serenità sul fondale marino in compagnia di un branco di squali

La tua impresa più grande è quella di aver stabilito una forma di comunicazione con le creature acquatiche; tale contesto espressivo su quale piano poggia: razionale, emozionale o entrambi?

Direi entrambe le cose perché devi sentirle così come ascolti il respiro del mare, ma è anche necessario conoscere le leggi della vita selvaggia. Ogni specie necessita di una differente modalità di approccio, è importante conoscere le abitudini, le reazioni. È fondamentale lo studio prima di qualsiasi incontro acquatico. Ci sono alcune cose che non vanno assolutamente fatte. Su altre si può osare. La conoscenza convive con la sensibilità, ma la cosa più importante in assoluto e che precede ogni teoria è il fattore ineludibile dell’esperienza. L’incontro con l’Associazione M’Arte nasce da un’esperienza unica: vivere con gli animali marini per due stagioni invernali, in attesa del loro arrivo, studiando dunque in prima linea i fenomeni invernali della Bassa California messicana nel mare di Cortés. Osservazione particolarmente importante proprio perché in tale luogo, un lembo che separa la penisola della California dal Messico, si riproduce la vita dell’Oceano Pacifico. I grandi animali marini come le balene grigie, quelle azzurre, le megattere, i leoni marini entrano nel mare di Cortés – lì alcuni sono stanziali – ed è possibile incontrarli proprio nel momento in cui fanno il loro ingresso. In tal modo si è scoperto dove si riproducono gli squali balena, come avviene l’arrivo delle balene grigie nelle baie dove mettono al mondo i loro piccoli.

Un meraviglioso squarcio aperto negli abissi del mare: Claudia Capodarte.