di Claudio Davini

Un tempo inebriati dai culturali fumi d’Inghilterra, i dotti semicolti dell’Erasmus Age – dopo un voto sin troppo democratico per esser considerato legittimo – hanno cominciato a far della gazzarra isterica e biliosa, vituperando l’antica patria del multiculturalismo poshy poshy, ormai ricetto d’illetterati e temibilissimi xenofobi. Bei giorni quelli in cui si poteva puntare orizzontalmente il righello sulla cartina geografica per distinguere i probi filoneisti del Nord Europa dai retrogradi del Sud! Ma se a costoro, giovani affatturati dal proselitismo europeista, e dunque barbiturizzati, possiamo concedere quell’indulgenza per cui il nostro giudizio non sopravanzerà il disgusto, altrettanto non potremo fare nei confronti dell’adulta e maliarda intellighenzia: la crème de la crème della superficialità, dell’ipocrisia e dell’incoerenza non potrà che meritar disprezzo. Infatti, poco dopo la vittoria del Leave, l’imprevisto smacco elettorale ha condotto molti savi sulla via dei castigamatti, dei catoni del buon vivere civile, più volte causando nei loro democraticissimi cerebri degli evidenti cortocircuiti.

Così, il mellifluo Gramellini ha affermato che “per un ragazzo di Londra, l’Europa è la fidanzata spagnola con cui ha amoreggiato durante l’estate del corso Erasmus a Barcellona [mentre] per la vecchietta di Bristol […] l’Europa è il migrante nigeriano che attraversa la Manica per togliere il lavoro al figlio inglese della sua vicina.” In questo modo, il miglior ospite del buon Fazio s’è scagliato contro la volontà di molti anziani del Regno Unito, i quali non avrebbero depositato nell’urna soltanto il loro voto, ma un anatema contro il futuro di quella generazione di giovani europei che la nostra cara presidentA ha spesso in bocca. Inammissibile la liceità della disposizione popolare, per quest’amante della libertà. Magari, tuttavia, si fosse assistito soltanto alla piattezza del vicedirettore de La Stampa! Dovevamo attendere il simpatizzante del giardino dei vicini, Beppe Severgnini, per rimanere ancor più esterrefatti. I campagnoli? I meno istruiti? Su di loro, per il noto opinionista, “le informazioni scivolano come l’acqua sulle piume dei pellicani di St James’s Park.” In altre parole: poveri ignoranti. Od anche: dovremmo far votare solamente i finanzieri. In effetti, quest’idea par esser sbaluginata nella mente di non pochi supposti difensori della democrazia, i quali – probabilmente disgustati dall’equiparazione giuridica con gli screanzati villani e gli inurbani bifolchi poco green e poco bio – han mostrato di tollerare il suffragio universale solo a condizione d’esserne favoriti. Insomma, quel che si vorrebbe è una democrazia per così dire prêt à porter, confezionata per dar torto a chi si è certi debba averlo, secondo un disegno di esclusione dei più deboli dalle tornate elettorali. Oppure, piuttosto, – data peraltro la petizione per ripetere il voto –, si desidererebbe instaurare una democrazia ad oltranza, nella quale si voterebbe sin quando coloro che si è deciso debbano perdere non perdano.

Avesse vinto il Remain, il posto della tollerata sfilza di contumelie sugli anziani sarebbe stato occupato dalle magnificazioni e dai panegirici dell’Alta Civiltà Britannica, Faro di Luce e Progresso, e dagli elogi dell’insostituibile voto democratico, espressione del popolo – popolo oggi disprezzato per la sua scelta. Quello che però i benpensanti non dicono è questo: che se il 75% dei votanti fra i 18 e i 24 anni ha votato per rimanere nell’Unione europea, solo il 36% degli aventi diritto della medesima fascia di età si è presentato alle urne. Gli over 65, invece, si sono recati alle urne con un’affluenza dell’83%. Ecco la celebre partecipazione democratica dei giovani istruiti e mentalmente aperti!