Ci si può ancora innamorare per strada nell’era dei social network? È ancora possibile cercare un contatto con l’altro mostrandosi come si è? Il protagonista di questo video, girato dal regista Samuel Abrahams, cerca di rispondere a queste domande. Il ragazzo, l’attore Tom Greaves, cammina per le strade londinesi di Hacney e chiede alle ragazze che incontra di uscire insieme a lui, come si faceva una volta, spiegando loro la sua avversione per Facebook, WhatsApp e chat online. Alcune sono affascinate dall’approccio stravagante ma nessuna accetta sul serio l’invito. Solo una donna italiana si ferma a bere un bicchiere di vino insieme a lui, dando il via a quello che sembra l’inizio di un vero corteggiamento”.

L’articolo  e il video a cui ci si riferisce sono disponibili al seguente link: http://www.3nz.it/6859/amore-fuori-dal-web/

Il video proposto ha già fatto il giro del web e ha ottenuto la giusta attenzione dagli osservatori dei comportamenti prima o dopo l’ingresso (o l’invasione) dei social network nella vita quotidiana del cittadino globale medio.

Ci si può ancora innamorare per strada nell’era dei social network?”: sembra proprio di no, va detto senza false speranze o illusioni. Il punto è che allora la domanda diventa, inevitabilmente: perché?

Il numero di “single” (così come bisogna chiamarli oggi, perché dire “zitella” o “scapolo” fa’ retrò e anche un po’ sfigato) cresce costantemente. Il dato non è certo sfuggito al marketing postmoderno e neopubblicitario: sempre più numerose sono le aziende del settore alimentare, per esempio, che organizzano la loro produzione intorno a questo fattore. Se, negli anni ’80, sarebbe stato assai improbabile trovare una porzione monouso di tortellini in brodo nello scaffale addetto di un qualsiasi supermercato, oggi la cosa non stupisce affatto. Anzi, ci si meraviglia del contrario, semmai. E allora il “one day meal” diventa un must per ogni negozio d’alimentari che voglia essere rinnovato o dirsi d’avanguardia.
Tornando all’ “amore” (a quello che “occidentalmente” parlando si intende per “amore”): non è che manchi o che sia scomparso. È piuttosto in aspettativa: aspetta, cioè, che i suoi stessi figli ritrovino, riconquistino il piacere e la passione di corteggiarsi. Bisogna ri-corteggiare il corteggiamento medesimo.

Non è infatti raro che si viva questa situazione: in un locale, in una discoteca qualsiasi, in pista come in fila per un drink o per il gabinetto, qualora si avesse curiosità di osservare l’ambiente creatosi attorno, ci si accorgerebbe di come tutti, o quasi, siano attentamente, ossessivamente, pedissequamente attenti a controllare il cellulare. Perché? Perché i modernissimi mezzi tecnologici che permettono la realizzazione delle cosiddette “app per incontri”, ossia “chat amorose”, hanno ormai tolto ogni appetito “alla fame d’amore”, castrando sul nascere ogni tentativo di coraggio e slancio nella più antica pratica sociale umana: il rimorchio! E certo non è nuova la considerazione per cui la sessualità virtuale ha riempito lo stomaco di alterità e surrogati vari tanto da toglierci ogni reale appetito.

Non ci si rimorchia più: più facile cercare on-line il proprio bersaglio e assicurarsi immediatamente di rientrare nei suoi “standard”, nei suoi gusti, di condividere gli stessi interessi, preferenze sessuali ecc ecc…
Perché rischiare di beccarsi un “no” quando lo schermo delle meraviglie, quello del nostro smartphone, può proteggerci meglio di un amuleto dal male più profondo? Il buco nell’orgoglio nostro profondo.

Ed è allora così che “la società degli individui” (Livolsi) non incontrerà davvero nemmeno se stessa se prima non si sarà accertata online dell’identità sconosciuta che lo specchio/schermo delle meraviglie le riflette costantemente.