Sabato 28 maggio si è tenuto il primo hackathon (un concorso a cui partecipano diversi esperti informatici) organizzato da Sky, con l’obiettivo di premiare il miglior progetto, tra i tanti proposti dai numerosi gruppi di lavoro che ne hanno preso parte. Come viene riportato sulle pagine di Powned, a vincere sono stati “I soliti sospetti” con una proposta che, per molti lettori, potrebbe sembrare alquanto discutibile: portare gli eSports sul noto palinsesto televisivo. Con il termine electronic sports si intende l’attività di giocare ai videogames a livello competitivo ed organizzato. Come afferma Angelo, il portavoce del gruppo, questa realtà competitiva esiste già da molto tempo, è diffusa in tutto il mondo ed è supportata da diversi paesi, Usa, Svezia e Corea su tutti. Non è un caso che Amazon abbia comprato Twitch, la tv online dedicata ai videogiocatori, per un bilione di dollari, o che la statunitense Espn abbia un canale interamente dedicato agli eSports. Le grandi competizioni mondiali di vari giochi- da League of Legends a Dota 2, da World of Warcraft a Hearthstone, per non parlare di molti altri- attirano milioni di spettatori, entusiasti di poter vedere i giocatori professionisti sfidarsi in tornei riconosciuti ufficialmente. Giocatori professionisti: e non tutti coloro che si rapportano più o meno saltuariamente ad un gioco.

Ebbene sì, anche i videogiochi, se intrapresi in un certo modo, possono essere catalogati come “sport” in senso lato. Questa identità tra i due termini è costantemente sotto attacco, soprattutto da chi concepisce l’attività sportiva come una questione fisica. A pensarci bene, però, sotto questo punto di vista gli eSports non differiscono per nulla da altri giochi (biliardo, poker, ecc…) che col tempo sono entrati saldamente nel circuito sportivo, venendo trasmessi regolarmente sui canali sportivi di diverse emittenti, da Sky alla Rai. Inoltre, la realtà competitiva dei videogiochi presuppone lo stesso grado di allenamento richiesto dalle altre discipline sportive, con le conseguenze di tempo, fatica e soldi che ne derivano. L’accettazione ufficiale di questa verità è di fondamentale importanza soprattutto per i giocatori, spesso costretti, in Italia come in molti altri paesi, a dover abbandonare i circuiti competitivi, per dedicarsi ad altre attività. Al di là delle disquisizioni semantiche, quindi, non sorprende che nel 2013 League of Legends sia stato riconosciuto come sport professionistico dal governo degli Stati Uniti, garantendo così ai propri migliori giocatori la dicitura di atleti, con tutti i benefici che ne derivano.

Tornando al progetto vincitore del concorso indetto da Sky, l’idea,  ancora in stato embrionale, consisterebbe nell’iniziare a trasmettere programmi saltuari riguardanti gli sport elettronici (dirette dei tornei più importanti, interviste ai professionisti, ecc…), iniziando da quei giochi più vicini all’immaginario comune di sport- come ad esempio il celeberrimo Fifa. per poi aumentare il numero delle ore ad essi riservato e soprattutto la quantità dei titoli trattati, sino alla creazione di un canale interamente dedicato agli eSports. Dopo il trionfo dello scorso 28 maggio, i ragazzi de “I soliti sospetti” aspettano nei prossimi mesi il team di Sky per poter trasformare la propria proposta in realtà, al fine di aiutare la comunità di giocatori italiani a crescere e per accontentare i sogni di tantissimi appassionati. Del resto, il mondo dei videogiochi è in continua espansione (come mostrano i numeri del lancio di Overwatch, il nuovo titolo della Blizzard), tanto da rappresentare un appetibile bacino di utenza e fonte di guadagno: in Italia, se non sarà Sky nell’immediato, qualcun altro nel prossimo futuro se ne approprierà. Ed è proprio sul fattore economico che si dovrebbero celare le maggiori paure riguardo questo settore, che rischia di cadere nelle esagerazioni, divenute norma in altri sport. È notizia di pochi giorni fa, la possibilità di scommettere sugli eSports, così come sono noti i milioni messi in palio durante le maggiori competizioni mondiali di alcuni titoli. Il pericolo di una degenerazione interna è perciò dietro l’angolo e non fa che rafforzare le somiglianze tra gli sport elettronici e i loro cugini più tradizionali.