Ci deve essere un cortocircuito piuttosto grosso nell’affermazione secondo cui l’acefalo conformismo di sinistra stia lasciando spazio alla deriva delle peggiori destre. Ci deve essere un grosso cortocircuito perché la sinistra conformista, proprio per il suo laissez-faire indiscriminato e politicamente miope, incapace di prendere misure drastiche, è vero che può fornire la possibilità alla massa di sfogarsi in rivendicazioni di chiusura e, dunque, identitarie; tuttavia la stragrande maggioranza di questa massa non è composta da impiegati stipendiati lautamente, bensì da sottopagati, disoccupati, sfruttati e, pertanto, repressi a causa di condizioni economiche al limite del sopportabile.

Se con l’affermazione «il vuoto lasciato dall’acefalo conformismo di sinistra ha dato origine alle peggiori destre della storia d’Europa» si vuole dire che, in sostanza, un errore tattico della sinistra ha alimentato l’acefalia preesistente in quanto consustanziale alla destra, allora questa affermazione è falsa e ideologica, poiché dimentica di ricordare che proprio questa acefalia di sinistra, prona al liberismo (che non è di destra, per i lettori di Repubblica e Internazionale) e serva del sistema, ha finito per dare spazio all’acefalia di una certa destra.
Ne consegue logicamente che un’acefalia non è migliore di un’altra e che, proprio per questo motivo, la peggiore sinistra della storia mondiale non poteva che lasciare spazio alla peggiore destra della storia europea. Ed in tutto questo rimane un margine tra le due: la sinistra, persino in quelle deformazioni ideologiche come SEL, resta nella sua fetta più grossa liberista e svenduta alle logiche di mercato; la destra cui si fa riferimento può anche cavalcare l’onda dei fatti di Colonia o di Parigi, ma resta meno miope politicamente e, sicuramente, ha già individuato un nemico concreto contro cui scagliarsi: la logica di mercato.

Il razzismo, spettro tanto evocato da questa sinistra cosmopolita, è, forse, consequenziale alla sopravvivenza di questa logica economica. Gli scontri tra ceti sociali – più che di classe – contribuiscono, in modo più o meno radicale, ad alimentare gli scontri di civiltà.
Ragionare, poi, sulle correzioni che si potrebbero apportare alle ideologie, porterà di certo risultati a lungo termine, ma questo presente si manifesta con le contraddizioni cui assistiamo: limitarsi a sottolineare gli errori, non costituisce una barriera al declino di questo presente.
Occorre abbattere il nemico e, in seguito, provvedere alla soluzione delle contraddizioni ideologiche che, purtroppo, riempiono i dibattiti di una certa destra. Non un rimando utopico che sfoci in un ottimismo di maniera e che faccia della pazienza la sua arma principale, bensì l’assunzione di un compito responsabile che possa apportare alla realtà un correttivo concreto. Ma dal pantano occorre prima uscire.