“Gli antichi vedevano nell’eroe storico o mitico, in Alessandro o in Achille, il canone della vita umana. Il grand’uomo era pragmatico, la sua esistenza esemplare.
Il riferimento del democratico, al contrario, è l’uomo comune”.

Nicolás Gómez Dávila

I celebri racconti e poemi che narrano le gesta e le imprese eroiche dei grandi uomini dell’antichità invadono ormai da secoli le pagine della letteratura e le forme artistiche mondiali in generale. Quasi tutti, avranno sentito parlare (almeno una volta nella loro esistenza) delle nobili azioni di sovrani o guerrieri del passato, cantate e lodate dai più grandi poeti dell’Età classica. Il fenomeno che primariamente accostiamo alle epoche classiche (ai contesti sociali, ad esempio, della Grecia e della Roma antica) é quello dell’eroismo, il quale non si tratta semplicemente di un insieme di atti gravidi di coraggio e di gloria, ma, più profondamente, di un vero e proprio stile di vita. Si tratta di un approccio di pensiero, di una morale, di un assetto di valori e di un rivolgersi al mondo e all’Altro totalmente opposto rispetto a quello dell’uomo moderno (essere profondamente anti-eroico, guidato da una morale collocabile in diametrale antitesi rispetto a quella dei grandi eroi del mondo antico).  I personaggi che costellano le pagine dei poemi antichi e che vengono rappresentati nelle più imponenti creazioni artistiche del passato, sono, quasi sempre, déi o mortali, guidati nel loro fare etico da sentimenti e valori sempre simili: l’amore per la patria, per la famiglia e la propria gente. Poi l’onore, l’ambizione di gloria personale, il senso del dovere, la giustizia e l’ordine universale, ma anche l’amore, il coraggio, la forza, la virilità maschile e la dignità femminea della donna, ecc…. tutti valori sviluppati partendo da principi di disinteresse materiale assoluto.

L’arte e la letteratura, infatti, riportano sempre (in forma estetica e stilistica maggiormente edulcorata e lavorata) quelle che sono le istanze, le pulsioni, gli stili di vita e le strutture del pensare della propria epoca, che si inseriscono nei rapporti umani del tempo e nelle dinamiche più profonde del contesto socio-politico e della cultura dominante. Ma non soltanto il mondo dell’antichità greco-latina é caratterizzato da questo complesso di norme esistenziali e valori di vita (intimamente legate al senso d’attaccamento alla vita e all’uomo, riconosciuto nella sua naturalezza), ma anche le prime società di stampo latino-germanico dell’altro medioevo erano modellate secondo quest’ordine di logiche. Infatti, sono noti i celebri “poemi cavallereschi” (molti cronologicamente posteriori, ma in grado di descrivere il contesto sociale di quel tempo) che lodano valori quali l’onore e la dignità sul campo di battaglia, il sentimento verso le cause nobili della propria guerra, la fedeltà al proprio sovrano e il legame profondo nei riguardi della propria amata. Indubbiamente, il corso storico dell’uomo possiede delle costanti naturali intimamente legate alle strutture biologiche del genere umano stesso e presenti nelle vite umane, in ogni epoca, a partire, dunque dalle fasi più primitive della storia della specie.
Ma gran parte delle strutture morali e dei contenuti di pensiero sono figli delle dinamiche sociali contingentemente legate all’epoca storica del soggetto, e vedono un mutare continuo nel corso dei secoli. Dopo l’anno Mille, infatti, in coincidenza con la fase storica caratterizzata da una ripresa improvvisa dei mercati e dell’economia e con l’emergere embrionale di una nuova classe sociale (la classe borghese o mercantile) e la progressiva decadenza dei vecchi poteri aristocratici, oltre che nei rapporti di potere e di scambio economico (con il crollo graduale anche del sistema feudale), la vita dell’uomo ha visto un profondo mutare anche nell’ambito della cultura e degli stili del pensiero, assistendo all’emergere di nuove norme etico-morali, canoni e modelli di riferimento e – in sostanza – ambizioni per le quali agire, valori nei quali credere. La morale guerriero-aristocratica é stata gradualmente sostituita da una nuova morale, non più legata a questi valori classici, ma legata, invece, ai valori del guadagno economico, della convenienza materiale e dell’individualismo. Questi valori furono alimentati da una classe sociale non più ambiziosa di condurre la propria vita secondo le logiche della gloria spirituale ed eterna, ma secondo le opposte logiche della ricchezza e della prosperità terrena (un cambio d’orizzonte del tutto radicale).

Il senso dell’equilibrio é mutato: se l’uomo guerriero era guidato da una morale e un ordine di pensiero ben definito e limitatamente indirizzato verso una morale precisa, l’uomo mercante non possiede una morale ben strutturata, poiché la morale stessa sarebbe una forza d’attrito nei confronti del suo spasmodico bisogno di arricchimento materiale e di riproduzione continua. Gli stessi nobili (che si conservavano una morale cavalleresca) ed anche la classe dei contadini (inserita in un contesto di pensiero di ciclicità costante, equilibrata ed ordinata delle fasi della terra), nel Medioevo, faticavano a comprendere questa nuova visione del mondo  propria della classe borghese, ambiziosa di guadagnare in maniera illimitata e non più curante degli aspetti profondi dell’intimità e della spiritualità umana, ma ormai unicamente interessata ad arricchire in continuazione il proprio deposito finanziario.

Questa nuova morale (la morale del soldo) aprirà le strade anche ad un nuovo modo di far la guerra. Una guerra sempre meno combattuta dalla classe dei cavalieri e dei guerrieri aristocratici (che facevano della guerra la loro vita, uno stile di vita legato a valori e codici d’onore da rispettare) e sempre più combattuta da soldati mercenari. Essi, ormai privi di ideali e sempre più ambiziosi di arricchirsi con costanza, trasformarono i vecchi campi di battaglia da luoghi di culto della forza e di antichi ideali – di connessione con entità divine – in luoghi di ricerca spasmodica di ricchezze materiali. La morale odierna, questa morale dei mercanti, sempre più legata ai principi dell’affaristica e del guadagno illimitato é la morale dell’uomo moderno, dell’uomo economico, sempre più nichilista, sempre meno idealista, che non crede più a nulla, se non al potere della moneta, che non ha più né una morale né onore e miti da difendere.

L’uomo moderno è sempre meno eroico, sempre più profondamente anti-eroico.