In quest’epoca di totale scollatura manifesta tra  il popolo (i cittadini elettori, in particolare) e la “cosa pubblica”, di totale disarmonia tra istanze reali della gente comune ed agire effettivo della politica, v’è da ammettere che, oggi più che mai, buona parte dei nostri “rappresentanti” hanno palesato ad ogni effetto il loro alto tradimento al popolo italiano. In particolare questo processo di supremo tradimento rispetto a quelli che erano gli ideali naturali sui quali si fondava e verso i quali avrebbe dovuto, nei secoli, agire, è stato operato dall’attuale classe politica e cricca intellettuale della sinistra italiana: sempre meno popolare, sempre più imborghesita e sempre più distante rispetto al sentire delle masse. Come afferma il filosofo Diego Fusaro, infatti, la sinistra sarebbe passata “Dal quarto stato di Pelizza da Volpedo all’urlo di Munch: dove a urlare é Gramsci, di fronte al tradimento della sinistra”. L’emergere del populismo dilagante e dell’affermarsi sempre più crescente del consenso nei riguardi di espressioni politiche come il Movimento 5 Stelle o la Lega Nord – uniche espressioni politiche che, invece, riprendono le forme dei vecchi movimenti di massa anti-liberisti – conferma questa assoluta morte (in termini di legami alla realtà e alle problematicità quotidiane) della sinistra italiana, sempre più serva delle logiche del neo-liberismo scellerato e dell’adeguamento ai costumi borghesi. Una sinistra sempre più formale, degna soltanto dei migliori salotti aristocratici del “pensiero positivo”, dell’umanitarismo falso e vigliaccamente privo di concretezza, perbenista e movimentato da un’arroganza e presunzione snobistica assolutamente snervante. É, questa, la sinistra degli “apericena”, dei commenti “facebookiani” sull’accoglienza ad oltranza ai migranti (tanto banale, quanto spocchiosa), che non coglie il senso reale dei meccanismi che si annidano a fondamento dell’evolversi dei fenomeni sociali, che ragiona per retoriche, frasi fatte, automatismi del pensiero partoriti dalle volontà supreme del pensiero dominante del “politicamente corretto”.

Quello del tradimento dell’attuale sinistra è un argomento sul quale si sta iniziando a prendere coscienza e consapevolezza sempre più vivamente. La sinistra, come forma politica mirante alle lotte in favore degli ideali e dei principi nobili della difesa dei più deboli, degli sconfitti, delle vittime del tirannico meccanismo dei rapporti capitalistici, sembra, invece, essersi totalmente dissolta nelle barriere ideologiche dell’antifascismo come fede e di quell’europeismo ingenuo e perseverante che si pone come dogma identitario assoluto. Essere antifascisti o europeisti induce, i militanti della nuova sinistra, automaticamente, a sentirsi assorbiti intimamente da tutti gli ideali teorici più alti e si rivela, quasi, una condizione psicologica necessaria (agli occhi dei profeti di questo tipo di sinistra) per essere dalla “parte giusta”. Poco importa sapere che tutto questo si tratta di un ideologismo che, di fatto, annulla ogni possibile forma d’apertura critica e di dinamismo delle idee e che, in realtà, le problematicità reali del mondo, verso le quali indirizzarsi, sarebbero altre. Nella forma culturale, questo processo di continuo allontanamento rispetto alla realtà popolare, è palesato dalla nuova retorica linguistica e alla nuova filosofia dell’esistenza di stampo molto renziano, che si rifà a quegli assunti di etica dell’edonismo e del godimento che fu di Berlusconi e di Reagan (ancor prima). Un approccio alla vita che determina l’agire psicologico dei nuovi benpensanti liberal-democratici. Un assetto di valori (che rappresenta anche il depauperamento antropologico e dei costumi dell’uomo moderno), non più legato alla naturalezza e alla profonda semplicità popolana, ma a quella elitaria ricerca dell’orpello, dell’eccesso superficiale, dell’ovvia standardizzazione d’ogni cosa, dell’americanizzazione ad ogni costo (con quel l’amore servile per la lingua inglese, che esprime l’abbandono più totale nei riguardi, invece, della comunità d’origine), del neo-positivismo di circostanza.

Nella forma politica, invece, tale tradimento delle origini, si palesa nelle continue riforme di governo, che, di fatto, negli effetti, perseguono quelle politiche di stampo profondamente liberista che ambiscono alla sopravvivenza degli interessi dei pochi (dei già privilegiati) a discapito di quelli della collettività. La sinistra attuale, coi suoi nuovi dogmi sacri, con le sue retoriche alienate ed alienanti, il suo conformismo di valori al pensiero unico, la sua mondanità manifesta, dichiara un tradimento nei riguardi delle fasce popolari, annunciando (implicitamente) i sintomi profondi dell’avvento evidente di un futuro nuovo modo di concepire la politica: non più nelle categorie di destra e sinistra, ma di populismo ed anti-popolusimo. La politica futura, infatti, forse, sarà determinata non più dal dualismo storico tra i poli politici, non piú dalla partitocrazia, ma tra chi farà gli interessi del popolo e chi continuerà a tradirli (ma piacerà, comunque sia, molto alle banche ed ai sistemi dominanti). La sinistra d’oggi, rappresenta al meglio la categoria dell’anti-populismo per eccellenza.