Probabilmente esiste un futuro in cui la Clinton ha vinto. Magari in maniera schiacciante, tra le urla scroscianti dei democratici d’ogni dove. Piangano – ahimè – i progressisti: questo non è il loro universo. Marty McFly deve averla fatta grossa questa volta. Qui, Biff è miliardario e Trump siederà presto alla Casa Bianca. Da Springsteen a Moby: erano tutti contro il Tycoon, tranne uno. Eppure ha vinto: dispiace solo per Madonna, rimasta a bocca asciutta. “I do swallow”, aveva promesso. Ora da ingoiare, ha solo un’amara, amarissima sconfitta. Oggi lasciamoci cullare dall’entusiasmo, domani si vedrà. Di Trump, chi sia o da dove provenga, ora poco importa. Quel che conta, almeno in questi momenti, è tutt’altro. Il repubblicano ha vinto laddove i democratici non riescono, o meglio non possono, arrivare, nell’America profonda, quella di Kerouac, delle periferie sconfinate. E’ stato scanzonato, senza peli sulla lingua. Di idiozie, ne ha dette tante, tantissime. A volte calcando appositamente la mano, recitando la parte della villain, il malvagio per antonomasia. Brutto, sporco e cattivo come il suo elettorato. Subito, infatti, sono arrivati i soloni Dem a dirci come i sostenitori di Trump non fossero raffinati e colti quanto quelli della Clinton. E così sia, perché oggi è il trionfo – elettorale, non politico – del sottoproletariato ei redneck, dei white trash, degli scopa-pecore. Di tutti quelli che a lungo sono stati canzonati, stigmatizzati e derisi con nomignoli e cliché. Come se l’elettorato di Trump fosse composto solo da zotici, del resto.

MENOMONEE FALLS, WI - JUNE 13: Jennifer Lopez attends Kohl's and Jennifer Lopez host a private fashion show for associates featuring ten favorite summer pieces from the Jennifer Lopez collection available exclusively at Kohl's at Kohl's Corporate Office on June 13, 2014 in Menomonee Falls, Wisconsin. (Photo by Jeff Schear/Getty Images for Kohl's)

Il gregge VIP spesosi per Hillary (Photo by Jeff Schear/Getty Images for Kohl’s)

Donald ed Hillary, il gatto ed il topo. L’uno, l’opposto dell’altro. Da un lato, lei che ha incentrato la sua campagna elettorale su valori tipicamente femminili: l’accoglienza, l’universalismo, la tolleranza… anche se di quella deve averne abusato con un marito come Bill. Nell’altro angolo, lui, il Tycoon, come lo hanno apostrofato i media. Un uomo autoritario che si è fatto beffa di tutto e di tutti. Provocazione, dopo provocazione. Opponendo alla retorica democratica, un lessico machista, sopra le righe. Laddove Hillary proponeva un universalismo sfrenato, Trump ne faceva beffa con provocazioni bislacche, come quella del muro al confine con il Messico. E’ proprio come disse Éric Zemmour, nella sua conferenza a Roma

Dopo un periodo di esasperazione dei valori femminili, c’è sempre la riscossa del Maschio, dell’Uomo maschio

E la storia è andata proprio così: dopo le politiche monomaniacali dei progressisti, è arrivata la rivincita degli oppressi. Del sottoproletariato, sfruttato e avvizzito dalle politiche di Obama. Di quelli che dei diritti civili se ne fanno ben poco, quando non hanno un futuro da assicurare ai propri figli. Anche le celebrità sembravano ricalcare questa dicotomia. Al coro doroteo che da Miley Cyrus a Robert De Niro ha fatto da colonna sonora alla compagine dem, c’era il controcanto degli altri, dei dimenticati. Di coloro la cui voce è stata ridotta a sibilo. Non erano tanti, e forse non erano motivati come Madonna. Eppure c’erano. Personaggi, come Kevin Sorbo o Chuck Norris, sicuramente meglio noti per le sonore mazzate che per le frasi ad effetto. O il più popolare Clint Eastwood che non ha mai nascosto delle simpatie repubblicane, sebbene non amasse le innumerevoli corbellerie del pettinatissimo miliardario.

Clint Eastwood, who has directed 'American Sniper', at the LA Athletic Club in Los AngelesAction Press/LaPresseOnly Italy

Solo contro tutti, Clint Eastwood ha sostenuto Donald Trump non risparmiando salaci invettive contro la pussy generation

Come giustamente faceva notare Alain De Benoist, è necessario scindere Trump dal fenomeno trumpista. Mentre sul primo è ancora difficile esprimersi, sul secondo non possiamo negare l’efficacia. E’ quest’ultimo il reale vincitore dell’ultima tornata elettorale. Ed ora che siamo agli sgoccioli, quando presto il fenomeno si esaurirà con l’ingresso alla Casa Bianca, un po’ di nostalgia ci percorre la schiena. Ci mancheranno le sparate, le esagerazioni, le corbellerie di quello showman. Forse Trump non cambierà l’America, ma il suo fenomeno lo ha già fatto.