di Stefano Savo

Se andiamo a scrutare fra le parole delle dottrine cosmologiche e tradizionali,sia in occidente che in oriente ci rendiam conto da subito che esse tutte concordano nell’enunciare come il mondo abbia avuto origine attraverso una parola creatrice,o suono,o ritmo primordiale,che “scaturì dal centro dell’attuale universo”.

Il Fiat cattolico,il Kun islamico,il Yhy ebraico o ancor più evidente l’Aum meditato da induisti e buddhisti,questo suono fu il primo sacrificio e atto generatore,creativo. E’ noto che il suono si propaga attraverso tutti i mezzi materiali (solidi,liquidi,gassosi) con dipendenza dalla temperatura. Sappiamo anche, che ad un certo livello di pressione sonora la materia attraversata può subire alterazioni fisiologiche,e soprattutto nel corpo umano,al variare di altezze,timbri ed intensità ci accorgiamo di come avvengano alterazioni sia oggettive e misurabili,sia soggettive sull’assetto dell’organismo umano.

“Davide prendeva l’arpa e suonava;ed allora Saul si calmava ed i cattivi spiriti si allontanavano da lui”. Nell’antichità si conosceva già ciò che noi avremmo dovuto poi riscoprire con la “nostra” scienza, già Platone ebbe a parlare dei movimenti e delle alterazioni provocate dalle vibrazioni sonore.«La musica riesce a mettere in relazione due anime, facendole vibrare in maniera identica. E’ un ponte che getta l’uomo di là da un abisso per raggiungere un altro uomo.» San Giovanni della Croce, grande mistico spagnolo,ci avvertì di come per conoscere la parola di Dio sia necessario prestare ascolto alla musica latente nei fiumi risonanti come nel sibilare del vento,ma soprattutto alla voce non udibile della solitudine sonora,che ci giunge nelle profondità dell’anima in modo comunque acustico. Per lui l’ascoltare con riverenza é premessa essenziale dello sguardo interiore per comprendere la divinità.”È proprio della natura di quanto è sacro il poter essere udito…Il destino di colui che é privo di timore reverenziale consiste nel fatto che il sacro non parla al suo cuore. Per lo stesso motivo l’imperscrutabile non diventa percettibile per colui che è insensibile,non lo colpisce con la sordità ne lo priva della vista,ma passa innanzi a lui silenzioso e senza splendore”.

Per i nostri predecessori ad ogni pietra,fiume,tuono,animale, corrispondeva un tono musicale che si è diffuso nel creato partendo dal quel verbo primordiale in cui tutti i toni erano in un’unità ancestrale,come nella luce bianca sono presenti tutti i colori. Anzi,per essere più precisi,la musica è sempre stata considerata l’essenza delle cose,cioè ogni cosa si definisce dalla sua vibrazione specifica, dal suo ritmo animatore; l’essenza delle cose è la loro musica:il musicista, specie il tamburino, la coglie e la riproduce, dunque tutto nasce, ha origine dal suono ed è in ultima analisi timbro e ritmo. Gli archetipi, cioè le categorie e forme essenziali della realtà (o, se si preferisce, gli dèi), sono i timbri-ritmi fondamentali. È con questa scorta di idee generali che possiamo definire cos’è il suono per la Tradizione:un modello minimo della creazione,un microcosmo in cui imperscrutabilmente si manifestano delle istanze archetipali,divine,regolate dai giusti rapporti numerici che regolano le armoniche di ogni nota e che concorrono mescolandosi fra di loro alla creazione di ogni cosa e che quindi possono mettere in relazione col divino stesso. La musica, difatti,  è sempre stata usata come un mezzo trascendente per poter ristabilire malati (musicoterapia),per comunicare con animali attraverso la riproduzione dei loro versi,per provocare trance o estasi a scopi sociali,rituali,di guerra o di Amore. Anche la liturgia cattolica dimostra ciò,essendo per la  maggior parte cantata o strumentale. Quindi la musica metteva in contatto con altri piani della realtà sia umana che sovrumana,e conoscerne i segreti faceva conoscere il modo per comunicare con il cosmo e soprattutto con il trascendente. Con la rivoluzione giacobina e l’affermarsi del laicismo e del soggettivismo dell’artista queste concezioni sono state esattamente rovesciate, fino ad assistere a una vera e propria “sacralizzazione del profano e profanazione del sacro” in musica.