“Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato” scriveva Pasolini in un articolo sul “ Corriere della sera”, criticando il perbenismo tacente e conformista che dominava l’Italia degli anni ’70 difronte a stragi, ipocrisie e “intrallazzi” . Ora chi si scandalizza è certamente sempre banale, ma soprattutto è antiquato, arretrato o meglio ancora non moderno, o nel peggiore dei casi “reazionario”. E la sessualità e la questione del sesso in generale oggi è diventata il dominio numero uno di questo sillogismo. Se Nietzsche più di un secolo fa proclamava la “ trasvalutazione dei valori” per condannare la morale cattolica di aver annichilito l’uomo rispetto alla sua brama di vita e all’esaltazione corporea, adesso assistiamo alla dittatura dei nuovi valori sessuali: l’oscenità come nuova moralità, la spudoratezza come norma di pudore, la sensibilità è banalizzata e ostracizzata come anormale. C’è stata una rivoluzione e nessuno se n’è accorto. Ce ne sono state anche due, della prima qualcosa forse è stato detto. Siamo i rivoluzionari di una rivoluzione che non abbiamo scelto, ma che abbiamo accettato inconsciamente.

La prima rivoluzione sessuale

Per ripassare ciò che altrove è stato detto riguardo la prima rivoluzione sessuale, quella sessantottina, è interessante analizzare questo fenomeno prendendo in considerazione il saggio dell’austriaco Wilhelm Reich del 1944 intitolato “ La Rivoluzione Sessuale”. In questo scritto lo psichiatra allievo di Freud attribuiva la causa dei disturbi e delle patologie di carattere psichico alla repressione sessuale imposta dalla società borghese. Reich si scagliava contro il concetto di famiglia borghese per cui l’educazione sessuale autoritaria esercitata dai genitori ammalassero il bambino: per evitare delle conseguenze sull’infante, secondo Reich, bisognava lasciare che quest’ultimo sviluppasse liberamente la propria sessualità. Dimenticato per qualche decennio in seguito alla fine della seconda guerra mondiale, venne riscoperto in quanto profeta del pansessualismo sfruttato in chiave marxiana, come appiglio teorico e legittimante per le nuove generazioni della lotta sociale sessantottina. Il saggio di Reich assunse così un valore ideologico e “esistenziale” che caratterizzò per la maggior parte le sottoculture di estrazione statunitense quali hippy e beat generation: lotta contro il Potere era soprattutto una lotta sessualizzata, tra i repressori e gli assertori della libertà sessuale, dei paladini della “felicità sessuale” contro l’autoritarismo borghese di educazione cattolica. In che modo vincere questa battaglia? Rimuovendo dalla coscienza i complessi atavici (tra i quali quello per cui l’astinenza era un valore o il nudo un’oscenità) e dedicandosi alla piena libertà di scambi e di esperienze sessuali, accompagnati da slogan quali “il corpo è mio e lo gestisco io”, ereditati in seguito dai movimenti femministi europei. Ma come già ha insegnato Pasolini la rivolta sessantottina era fatua e scarna, in quanto la borghesia veniva combattuta dalla borghesia stessa, e in essa nuovamente assorbita. Provando a fare un parallelismo tutto attuale si potrebbe facilmente constatare come la storia delle rivoluzioni sia progredita per paradossi e in essi si sia cristallizzata. Nella Russia del ’17 avvenne la “madre delle rivoluzioni”, quella marxiana, materialista, atea; circa un secolo più tardi la Russia si innalza a paladina dei valori religiosi, spirituali, nazionali, tradizionali. Negli Stati Uniti e nell’Europa della fine degli anni ’60 i “figli” (borghesi) si sono ribellati ai “padri” (borghesi) , creando uno scontro all’interno della borghesia stessa, la classe tradizionale e tradizionalista per eccellenza, la classe della morale e dei valori; al giorno d’oggi i valori e i costumi si sono “ trasvalutati” in dei non-valori che omologano la nuova borghesia occidentale, quella del progressismo affannoso, della liberalizzazione sfrenata, dell’oscenità e della spudoratezza. Pasolini ha genialmente intuito il paradosso “sessuale” della generazione della metà del secolo scorso. La lotta contro la repressione esercitata dal Potere si sfogava in un’affermazione del corpo quale simbolo di vitalità, venendo così a crearsi una lotta tra chi questa vitalità la affermava e chi invece la negava. Questa esaltazione fisica si incagliava però nel più subdolo e nascosto processo di trasformazione consumistica della società e dell’individuo, infiltrandosi anche nella rivolta del 1968: non era una sessualità vitalistica ma consumistica e consumante, specchietto per le allodole della ben più grande rivoluzione dei consumi in atto. Pasolini nel suo primo periodo voleva opporre la vita, il corpo, alla morte dell’anima,quale ultima forma di sacralità ancora esistente, emblematici infatti furono i lungometraggi come Il Decameron, I racconti di Canterbury o Il fiore delle mille e una notte. Ma il Pasolini più maturo, della nuova coscienza, capisce la carica totalitaria della nuova sessualità: il sesso diventa una condanna, diventa una tortura fisica e morale, con la quale il Potere comanda i giovani e li consuma. “ Salò o le 120 giornate di Sodoma” è il suo testamento.

Conclusioni sulla Prima Rivoluzione Sessuale

Quattro sono le conseguenze della Prima Rivoluzione Sessuale.

La prima conseguenza sta nel fatto che la questione dell’erotismo è divenuta una questione metafisica; l’erotismo ha creato un sistema di valori, riconosciuti e accettati, che è andato ad opporsi alla metafisica “classica”, di matrice religiosa o filosofica, creando il mondo fittizio del “carpe diem”(mal interpretato) libertino. La seconda conseguenza è la progressiva assimilazione dell’erotismo alla democrazia ultra-liberale, la quale ha fatto della sessualità ostentata una trovata economica di grande profitto, alla quale si è andata ad aggiungere la nuova mentalità benpensante e mediocre del “ bisogna accettare l’uomo profano perché il Mondo è diventato profano”, permettendo di far passare per lecita ogni manifestazione sessuale (strumentalizzata o non), tra le quali il movimento Femen. La terza conseguenza è l’impossibilità di dialogo con i paladini delle “libertà” dal momento che la liberalizzazione sessuale viene assunta a priori contro la morale “repressiva”. E infine la prima rivoluzione sessuale ha aperto la strada alla ben più totalitaria Seconda Rivoluzione Sessuale, quella dei nostri giorni. La rivoluzione che non abbiamo scelto.

La Seconda Rivoluzione Sessuale verrà trattata giovedì 10 aprile.