Pasolini ha avuto la capacità di leggere la società nel momento in cui stava subendo uno di quei cambiamenti che lo stesso autore definisce epocali, millenari: una mutazione antropologica totale avvenuta nel corso degli anni Settanta. Il potere dei consumi infatti, imponendo il nuovo valore edonistico e la relativa tolleranza modernistica, ha determinato un genocidio dei valori autentici e delle varie realtà culturali locali e particolari d’Italia, a cui è conseguita un’omologazione di tutte le classi sociali all’unico modello di vita imposto dalla società dei consumi. La mutazione antropologica si è compiuta: il nuovo individuo borghese, ovvero il consumatore, è l’unico modo di essere uomini.

C’è un punto chiave che spesso però non viene affrontato: come fa il potere ad ottenere un tale conformismo di massa? Bisogna affrontare la domanda partendo da un’assioma di carattere politico: chi produce, non produce solo merce ma anche rapporti sociali. Questo primo ordine è collegato al secondo, che riveste un carattere prettamente pedagogico: gli oggetti sono i più pervasivi educatori. Pasolini sostiene che le immagini degli oggetti sono segni linguistici che comunicano e che nei primi anni di vita di un individuo acquistano potenza pedagogica non solo perché con le cose non c’è alcun dialogo e alcuna possibilità di contraddirli, ma anche perché la loro comunicazione non si sovrappone ad altri ricordi. Il loro linguaggio è autoritario, ed in maniera repressiva essi insegnano il luogo in cui si nasce e come si deve concepire la propria vita. É nel “trattatello pedagogico” presente in Lettere luterane che Pasolini affronta questa tematica, e lo fa traendo spunto dalla propria vita: il primo oggetto a rievocare la sua infanzia è una tenda bianca, un elemento che va a costituire il mondo borghese nel quale il poeta è cresciuto. Ma esistevano altri mondi, nei quali altri bambini crescevano con oggetti diversi rispetto a quelli borghesi, come quelli del mondo del proletariato o del sottoproletarito; mondi imperfetti, anormali e inquietanti alla vista del Pasolini fanciullo, perché per lui l’unico mondo vero era il suo, quello borghese.

Quest’educazione degli oggetti, e di tutti i fenomeni materiali della condizione sociale a cui si appartiene, modellano il corpo del ragazzo fino a permettere di riconoscere la sua condizione sociale nella sua corporeità: “egli è stato fisicamente plasmato dall’educazione appunto fisica della materia di cui è fatto il suo mondo” (Lettere Luterane). Con la modernizzazione però, la produzione dell’oggetto cambia: aumenta la quantità e il tipo di bene prodotto, che è ora  caratterizzato dal suo essere superfluo; cambiano i suoi destinatari, perché tutti ora fanno uso dei medesimi oggetti a prescindere dalla condizione sociale dell’individuo; cambia l’educazione che l’oggetto stesso impartisce, perché gli oggetti del consumismo insegnano il consumismo. Tutto ciò determina un salto generazionale causato dall’impossibilità pedagogica dell’adulto, il quale è ignorante rispetto ai nuovi oggetti (non li conosce, nè conosce il loro linguaggio); questo permette alla nuova cultura di penetrare liberamente nella società, rendendo le nuove generazioni acritiche e passive nei confronti della cultura consumistica.

Analizzando gli oggetti della nuova tecnologia attraverso questo discorso, si ottiene un risultato pressoché apocalittico. Già Pasolini aveva contestato il potere della Televisione, la quale estremizza il concetto della potenza pedagogica perché dotata di una comunicazione che va oltre la semplice espressione dell’oggetto: essa infatti offre in maniera diretta e pragmatica una serie di modelli di vita e di comportamento affini al consumismo, esercitando una maggiore influenza nel telespettarore rispetto alla semplice cosa. Così come la televisione quindi, il tema della potenza pedagogica può e deve offrire nuovi spunti di riflessione anche nei confronti dei nuovi oggetti del consumismo, come gli smartphone, divulgatori altamente efficaci di nuove forme culturali e nuovi modelli di vita affini, lo si ribadisce, al consumismo.