“La religione è l’oppio dei popoli”, tuonava vigorosamente Karl Marx. Oggi, invece, si potrebbe affermare che, in un’epoca dove, in realtà, il potere spirituale del misticismo religioso ha lasciato il libero spazio ad un’idolatria perversa della materialità delle cose, ad un depauperamento a processo infinito dell’elevazione interiore, questo ruolo di stupefacente seduzione dei popoli sia ricoperto dalla televisione (il potente mezzo di controllo di massa). Se un tempo quasi tutto il popolino andava a messa la domenica, oggi, quasi nessuno lo fa più con lo zelo di un tempo (a confermare il tramonto progressivo della spiritualità umana, di un’umanità che, sostanzialmente, non sente più l’esigenza di congiungere se stessa ad una dimensione ultraterrena), oggi ogni uomo medio possiede un televisore e trascorre quasi il suo intero tempo libero nella contemplazione dei pacchetti ideologici che questa trasmette. La televisione, infatti, nella nostra epoca, non é divenuta semplicemente un mero mezzo di presentazione di immagini, ma un potente mezzo di trasmissione di idee, valori, contenuti ed istanze, in grado di determinare fortemente gli assetti del pensiero e, quindi, di influenzare universalmente l’azione etica di ogni singolo individuo. La televisione, meglio di ogni altro mezzo di comunicazione di massa, con la sua capacità di penetrare con immediatezza e rapidità nelle coscienze dei soggetti, attraverso il suo flusso continuo di presenze virtuali istantanee e la sua semplicità espositiva, é in grado di carpire profondamente e con un’efficacia straordinaria l’attenzione momentanea del soggetto, ingenerando un rapporto di fusione totale tra lo spettatore ed il programma televisivo o o la pubblicità stessa, producendo uno spazio d’azione seducente magicamente totalizzante. La televisione, infatti, fin dai suoi albori più antichi, ha rappresentato una vera e propria icona di riferimento per le masse d’ogni estrazione sociale e culturale, proprio grazie alla sua capacità poliedrica di adattarsi ad ogni circostanza, potendo, con incisività, comunicare a qualunque soggetto esistente nel tessuto sociale, variando i propri contenuti a seconda della tipologia di pubblico con la quale si trova a dialogare. La televisione, in Italia, negli anni ’50 e ’60, é stato uno tra i più efficaci strumenti di culturalizzazione ed indottrinamento dei costumi di massa, avendo contribuito a costituire (come molto intellettuali ebbero modo di cogliere) quell’italianità che da tempo la politica sociale perseguiva, riducendo considerevolmente anche il fenomeno dell’analfabetismo – che negli anni ’60, in Italia, rappresentava una costante sociale ancora piuttosto manifesta- ma, soprattutto, proponendo veri e propri modelli di pensiero, d’azione pratica e contenuti morali atti a costituire un vero e proprio assetto universale di pensiero, indirizzabili facilmente verso il condizionamento delle scelte individuali e, quindi, verso, sostanzialmente, lo sviluppo e l’alimentazione di quel processo di consumismo di massa che il liberismo moderno (a partire proprio dagli anni ’60 ed, in particolare, dal cosiddetto fenomeno del “Boom economico”) ha assecondato per la conservazione della sua esistenza e proliferazione stessa in ogni ambito della vita umana. Pasolini stesso (uno tra i migliori esponenti della cultura intellettuale italiana del dopoguerra), all’interno di numerosi sui scritti ed articoli e, soprattutto, all’interno di diversi suoi interventi e confronti televisivi -ad indicare, questo, il potere assoluto, per alcuni aspetti paradossale, della televisione, la quale, comunque sia, rimane uno tra i principali spazi autorevoli di comunicazione, anche al fine di poter comunicare messaggi di critica nei confronti di questo mezzo stesso-, contestava questo primato d’autorità della televisione, la quale, in virtù propriamente del suo ruolo sociale, é in grado di costituire un rapporto di dominio- sottomissione tra lo spettatore ed il comunicatore televisivo, che, dall’alto della sua cattedra (quest’ultimo), stabilisce valori, pensieri e modelli d’azione, filtrati precedentemente delle strutture del pensiero unico dominante.

La televisione, infatti, se vogliamo, grazie, soprattutto, alla sua natura semplice ed istantanea, non richiedendo una cultura di particolare rilievo nel soggetto (almeno per quanto concerne il maggior numero di programmi televisivi esistenti) e non richiedendo nemmeno una capacità d’applicazione particolare (i messaggi che invia sono istantanei e vengono facilmente compresi da tutti), genera con maggior semplicità questo fenomeno d’attrazione di massa, svolgendo la funzione di vero e proprio istituto di formazione sociale. Nell’epoca della decadenza ideologica di ogni valore, ogni morale, ogni sacralità, le istituzioni religiose (che avevano detenuto il potere culturale, sociale ed anche politico in quasi tutta Europa) hanno, com’é evidente, perduto ogni valore possibile, e alla mistica religiosa si é sostituita una nuova mistifica: la “Mistica della scatola magica”, ovvero della televisione. Se fino alla prima metà del novecento gli istituti religiosi, infatti, avevano compiuto la totalizzante funzione di orientamento culturale dell’individuo e di assuefazione mistica, oggi, la televisione svolge questo compito, proponendo dogmi (i valori funzionali al capitalismo), strutture di comportamento (indirizzando le scelte verso determinati ambiti), modi di comunicazione (proponendo modelli d’espressione linguistica standardizzati) e liturgie dei costumi (unificando il modo d’essere e di pensare di tutti i soggetti). Nell’epoca del capitalismo sfrenato e scellerato, in sostanza, l’unico Dio assoluto é il Dio capitale, i sacerdoti e profeti sono i mostri sacri da palcoscenico, sono i grandi divulgatori dei messaggi televisivi, i suoi valori di conservazione sono i continui messaggi mediatici che tempestano le nostre coscienze, alimentando il consumismo ed il mono-pensiero globale. Pensavano d’esserci emancipati da ogni orpello mistico e d’essere divenuti soggetti autonomamente razionali, ma, in realtà, abbiamo sostituito, a quella precedente, una nuova mistica del pensiero.