L’estrattivismo è una relazione con la Terra non reciproca, imperniata sul dominio: una relazione in cui si prende soltanto. E’ l’opposto della gestione, che comporta prendere ma anche preoccuparsi che la rigenerazione e la vita futura continuino. L’estrattivismo è la mentalità di chi decapita le montagne e taglia le foreste vergini. E’ la riduzione della vita a oggetti per l’uso di altri, senza attribuire loro alcuna integrità o valore in sé, trasformando complessi ecosistemi viventi in “risorse naturali”, montagne in “sovraccarico” (il modo in cui l’industria mineraria definisce le foreste, le rocce e i corsi d’acqua che intralciano la strada ai suoi bulldozer).  E’ anche la riduzione di esseri umani a manodopera da sfruttare brutalmente oltre ogni limite o, in alternativa, a peso sociale, problemi da bloccare alle frontiere e rinchiudere in carceri o riserve. In un’economia estrattivista, le interconnessioni fra queste componenti oggettivate della vita vengono ignorate e non ci si preoccupa delle conseguenze quando vengono spezzate. L’estrattivismo è direttamente legato anche al concetto di zone di sacrificio – luoghi che, per i loro sfruttatori, in qualche modo non contano e dunque possono essere avvelenati, prosciugati, o altrimenti distrutti, per la presunta più nobile causa del progresso economico.

Se l’economia estrattiva dei tempi moderni ha un santo patrono, l’onore spetta di diritto a Francesco Bacone. Si ritiene che il filosofo, scienziato e statista inglese sia colui che convinse le elites britanniche ad abbandonare, una volta per tutte, le concezioni pagane della Terra come una figura materna che dà la vita e per la quale dobbiamo nutrire rispetto e reverenza, sostituendole con l’idea seguente: “Poiché solo seguendo o per così dire incalzando, la natura nelle sue peregrinazioni, si impara a ricondurla poi sulla via consueta. (…) Né l’uomo deve farsi scrupolo di addentrarsi in tali questioni nella ricerca del vero.” Queste idee di una Terra completamente conoscibile e controllabile animarono non solo la Rivoluzione scientifica ma, in modo cruciale, anche il progetto coloniale, che spediva navi avanti e indietro per il globo a frugare in cerca di segreti e ricchezze da portare alle rispettive Corone. La convinzione di invincibilità umana che dominò quest’epoca è illustrata perfettamente dalle parole del sacerdote e filosofo William Derham: “Possiamo, se necessario, saccheggiare l’intero globo, penetrare nelle viscere della Terra, scendere fino al più profondo dei meandri, spingerci fino alle più remote regioni di questo mondo, per acquisire ricchezza.” Come fanno notare Herman Daly e Joshua Farley nel loro Ecological Economics, Adam Smith pubblicò La ricchezza delle nazioni nel 1776, lo stesso anno in cui Watt produsse il suo primo motore a vapore commerciale. “Non è una coincidenza – scrivono – se l’economia di mercato e l’economia dei combustibili fossili emersero essenzialmente nello stesso momento esatto (…) Nuove tecnologie e grandi quantità di energia fossile resero possibile una produzione di beni di consumo senza precedenti. Il bisogno di nuovi mercati per questi beni di consumo prodotti in serie e di nuove fonti di materie prime giocarono un ruolo cruciale nel colonialismo e nel perseguimento dell’impero. L’economia di mercato assunse la forma di una modalità efficiente di allocare tali beni, e di stimolare la produzione di altri ancora.” Proprio come il colonialismo aveva bisogno del carbone per realizzare il proprio sogno di dominio assoluto, la valanga di prodotti resa possibile dal carbone e dal colonialismo insieme aveva bisogno del capitalismo moderno. La promessa di liberazione dalla natura che Watt stava vendendo in quei primi giorni continua ad essere il grande potere dei combustibili fossili. Quel potere è quello che consente oggi alle multinazionali di rovistare in giro per il globo alla ricerca della forza lavoro più economica e sfruttabile, con condizioni ed eventi naturali che un tempo apparivano come ostacoli – vasti oceani, paesaggi pericolosi, fluttuazioni stagionali – ed ora non sono più registrati nemmeno come fastidi minori.