Il Ddl Cirinnà è in fase di discussione, forse verrà approvato, eppure lo scontro tra le due opposte fazioni sul tema non ha ancora avuto fine. Televisioni, giornali, radio non parlano d’altro: grida, insulti, discorsi volatili riempiono le nostre giornate con enormi quantità di “ fuffa mediatica”, rubano il nostro tempo senza aggiungere nulla di nuovo o utile all’interpretazione di questo enorme problema etico e sociale. Non avremo mai pace, o almeno non l’avremo nel breve termine. Saremo condannati “ad infinitum” a dover litigare, come maiali nel fango, su chi o cosa abbia quali e quanti diritti. Ma c’è una speranza, eccome se c’è! L’occasione di liberarci da questo fardello potrebbe arrivare dal dibattito scientifico, il quale riporterebbe il discorso sulla legge Cirinnà al livello che merita grazie alla sua esattezza e affidabilità. Tuttavia, come spesso accade, la politica si insinua nella ricerca scientifica della verità e ne altera le risposte, facendo marcire la purezza di cui essa è rappresentazione.

Il 3 Febbraio scorso si è consumato per l’ennesima volta questo triste fenomeno. Il presidente della società italiana di pediatria, Giovanni Corsello, ha riportato in un’intervista per Repubblica il suo punto di vista sulle adozioni da parte di coppie omosessuali: ”Vivere in una famiglia senza la figura materna o paterna potrebbe danneggiare il bambino. La discussione sulle unioni civili e la stepchild adoption dovrebbe comprendere anche i profili clinici e psicologici del bambino e dell’adolescente. Non si può infatti escludere che convivere con due genitori dello stesso sesso abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva”. Non sono passate nemmeno due ore dall’intervista di Corsello che, allarmati dalle dichiarazioni del pediatra, i giornalisti di Repubblica si sentono in dovere di intervistare immediatamente una voce che gli si contrapponga.

Ed ecco arrivare, come per magia, la veloce smentita di Claudio Mencacci, presidente della società italiana di psichiatria, il quale redarguisce severamente il suo collega: ”Su questo tema si stanno ancora raccogliendo dati ed è quantomeno prematuro esprimere opinioni scientifiche su situazioni sociali molto recenti. Ciò che conta è valutare la capacità affettiva dei genitori, la capacità di accogliere e seguire la crescita dei bambini, creando un ambiente sicuro, sereno e protettivo. E questo non dipende certo dal ‘genere’ dei genitori. Mentre è dimostrato – questo invece è sicuro – che nelle famiglie ‘etero’ possono prodursi danni nella psiche dei bambini quando il rapporto tra i genitori è in crisi”. Notate nulla di strano? C’è qualcosa di stonato nella risposta del Dott. Mencacci. Come può un uomo di scienza, il quale dovrebbe affidarsi al metodo scientifico e quindi al rigorosissimo metodo sperimentale, sostenere, come nella prima frase sopra riportata, che è “prematuro (dunque inopportuno) esprimere opinioni scientifiche su situazioni sociali molto recenti”? Forse il Dott. Mencacci non ha ben chiaro che in questo momento sta per essere approvata una legge che renderà legale l’adozione per le coppie omosessuali. Se non si possono ancora esprimere opinioni reali e concrete sugli effetti che ha sul bambino la omogenitorialità, non si può permettere che la legge Cirinnà venga approvata! Pensiamo per assurdo che, tra un paio d’anni, esca una ricerca che con precisione scientifica riesca a dimostrare come questa pratica possa comportare dei danni nel bambino. Cosa succederebbe? Sarebbe un bel problema, dal momento che la legge sarebbe già stata approvata.

Dopo aver espresso le sue ragioni, il Dott. Mencacci conclude con la frase che più abbiamo avuto modo di sentire nelle ultime settimane: ”ci sono studi e ricerche che affermano esattamente il contrario” (rispetto a ciò che sostiene Corsello ndr.). In questa frase è riassunta tutta la non-scientificità del discorso di Mencacci. Chiunque sostenga il Ddl Cirinnà ha più volte sbandierato questi fantomatici studi, senza però mai citarne la provenienza, il nome della ricerca, i nomi dei ricercatori, la data di pubblicazione. Con questo non voglio assolutamente fomentare l’idea che questi studi non esistano, ma semplicemente che, se si citano degli studi precisi, è necessario fornire a tutti le coordinate per poterli ritrovare e per poterli interpretare, ciascuno con i mezzi di cui dispone.

Veniamo al punto. Il problema fondamentale della discussione attorno al Ddl Cirinnà è l’assoluta mancanza di scientificità presente in ambo le posizioni. Il problema non è tanto nell’accettazione dei contenuti ma nel metodo utilizzato. I disaccordi in ambito morale non potranno mai essere superati imponendo agli altri le proprie idee sostanziali, ma solo attraverso un metodo, in questo caso quello scientifico, che riesca a convincere le parti tramite evidenze empiriche. Quello che intendo sostenere è la profonda inutilità del comportamento che hanno assunto, riguardo questa tematica, sia gli specialisti sia la collettività (con pagliacciate come “risvegliaitalia” e il “Familyday”). Se esistono degli studi che sostengono la non dannosità sui bambini della omogenitorialità, e altri studi che invece evidenziano delle problematiche, il giusto metodo per risolvere la controversia sarebbe un sano confronto scientifico tra le varie ricerche. Ciò non dovrebbe avvenire poi solo in ambito accademico ma a tutte le latitudini, anche nei Talk-show dove solitamente non si sente altro che insulti come “omofobo” o “invertito”.

È importante partire da un presupposto: nessuno ha torto e nessuno ha ragione. L’unico modo per scoprirlo è tramite un metodo affidabile. Fino a quando ciò non avverrà, fino a quando verranno fatte scelte basate solo sul gusto personale (un omosessuale è naturalmente portato a desiderare la possibilità di adottare) o su scelte politiche (solo così si può spiegare il comportamento non-scientifico di professionisti come Mencacci), senza che ci sia stato un adeguato dibattito scientifico, la legge Cirinnà non dovrà essere approvata.