Il principio su cui si basa l’opera On Liberty del filosofo John Stuart Mill è l’importanza per l’uomo e per la società di una larga varietà di caratteri e di una completa libertà della natura umana, per cui, il filosofo, insiste su una forte e necessaria limitazione dell’intervento statale: la società può interferire solo per proteggersi. Perciò la base principale dell’opera è proprio l’assoluta ed essenziale importanza dello sviluppo umano nella sua più ricca diversità. Argomento principale è proprio la libertà civile, cioè la natura e i limiti del potere che la società può legittimamente esercitare sull’individuo. Assolutamente importante è il concetto di volontà del popolo, ma solamente della parte più numerosa del popolo: la maggioranza impone la sua tirannia, talvolta più potente di molti tipi di oppressione politica. Esiste quindi una stretta connessione tra libertà di opinione e libertà di espressione. Mill difende strenuamente la libertà di parola: impedire l’espressione di un’opinione significa derubare la razza umana. Libertà è senza dubbio una di quelle parole delle quali si abusa nelle circostanze più disparate e scritta nei testi più diversi. Una parola che, nonostante la varietà di usi, tutti credono di conoscere, una parola che viene abbinata soprattutto ad un valore: qualcosa che chiunque desidera. Mill espone tutte le buone ragioni che possono essere formulate per sostenere il diritto di ogni individuo alla piena libertà di pensiero e di parola. Inizialmente il filosofo precisa che nessuno può essere sicuro che le idee prevalenti su questo o quell’argomento siano assolutamente vere, le convinzioni indubitabili venivano messe in discussione. Essere certi della falsità di una opinione senza ascoltarla significa presupporre che la propria certezza coincida con la certezza assoluta. Mill insiste soprattutto sul fatto che in alcun caso i governi sono legittimati ad esercitare la censura: il reale vantaggio della verità è che quando un’opinione è vera, pur soffocandola, riapparirà in circostanze che le permetteranno di sfuggire alla persecuzione. Un pensatore deve seguire il suo intelletto indipendentemente dalle conclusioni cui esso conduca. Inoltre quando una verità non si discute finisce per diventare solamente un freddo dogma. Quando una fede, religiosa come quella Cristiana o non religiosa, non lotta più per sopravvivere, ma è ereditata, ricevuta passivamente, si dimentica tutto salvo delle formule e la si accetta così fiaccamente sulla fiducia, stando lontano dalla sperimentazione personale. Il senso del discorso di Mill sembra puntare soprattutto sul fatto che la conoscenza è un’impresa collettiva, nata dal confronto-scontro tra tesi discordanti, ma non possiamo rinunciare a nessuna di esse. A prova del fatto che il tempo di intolleranza e censura non è ancora finito, il filosofo fa notare come spesso i potenziali sostenitori di opinioni eretiche tendano a occultare le proprie convinzioni, con il risultato che viene a mancare una discussione pubblica dalla quale tutti potrebbero guadagnare. Ma senza la possibilità di contrastare le tesi definite dominanti, queste diventeranno, come si è già detto in precedenza, solamente vuoti e freddi dogmi.

Il conformismo intellettuale del “così si è sempre fatto” sembrano una malattia da curare, o meglio, da prevenire. Solo lo scontro costante, lo spirito critico, possono impedirci di contrarre una malattia che produce una vera e propria morte del pensiero, dove non c’è più creatività il pensiero scompare. Ma è anche vero che un’età senza dubbi e un’età senza progresso, la tesi milliana è perciò lo sviluppo della conoscenza. Mill, in questa chiave, tesse le lodi di quella che definisce logica negativa. Nella sua opera presenta anche un altro vantaggio sulla libertà di pensiero e di opinione: in particolar modo in campo politico e morale, l’esperienza ci insegna che spesso un punto di vista non esaurisce tutte le possibilità, mentre è opportuno, quasi fondamentale, considerare le cose da angolature diverse. La diversità di opinione è un bene, è condizione non solo di libertà, ma anche di progresso intellettuale e morale e del raggiungimento di soluzioni equilibrate ai problemi. Le maggioranze hanno perciò bisogno di qualcuno che le stimoli, e questo compito è affidato alle minoranze. A chi afferma che la libera espressione vada consentita a condizione che si discuta educatamente, Mill risponde che è difficile definirne i limiti leciti. Inoltre le scorrettezze più gravi: le sottigliezze, nascondere fatti, esporre la questione in modo inesatto, distorcere l’opinione avversa, vengono fatte spesso e, talvolta, anche in buona fede.