Ormai corre tutto sui social. È indirizzata soprattutto al pubblico online la campagna che il Ministero della Sanità ha avviato per pungolare le donne italiane sul problema della fertilità, presumibilmente ispirandosi ad una simile iniziativa danese, sbagliando però del tutto l’obiettivo. Nell’arco di un ventennio, le nascite in Danimarca sono crollate di quasi 15.000 unità, passando dalle quasi 70.000 del 1995 alle poco più di 55.000 del 2013. Così a Copenaghen si sono inventati un simpatico spot ironico dando suggerimenti pratici per far sì che i cittadini tornino a riprodursi. Con una graffiane ironia, il primo consiglio dato è quello di trascorrere le proprie vacanze al sole, perché l’attitudine al sesso aumenta di ben il 51% durante una bella e soleggiata vacanza, da preferire sicuramente al camping uggioso e umido che porta a una diminuzione della libido del 2%. Altro consiglio è quello di fare sport con la propria partner, attività che aumenta il desiderio sessuale perché aumenta il rilascio delle endorfine. L’esercizio fisico, inoltre, aumenta l’apporto di sangue agli organi sessuali. Che lo spot danese escluda dalla categoria delle attività sportive il giocare a playstation o la ricerca dei pokemon, lo si intende chiaramente: la madre danese è invitata a stanare il proprio tenero nerd adolescente chiuso in cameretta con il portatile per spedirlo, maglietta e cappellino, a prendersi le proprie responsabilità da uomo adulto nel mondo reale.

Se i sudditi di Margherita II non vogliono figliare per lo Stato, lo facciano almeno per la mamma! Così si conclude l’irriverente spot che sembra scagliarsi soprattutto contro l’imperante giovanilismo da adolescenti interminati. Come è stato invece realizzato l’analogo spot in Italia? Nel rispetto del più becero maschilismo, colpevolizzando le donne che prive di un sistema sociale di supporto, attendono irresponsabilmente che l’orologio biologico scorra prima di fare un figlio. E così giù di slogan che superficiali che attirano facili battute. «Genitori giovani. Il miglior modo di essere creativi» dice uno, e diviene facile immaginare la prosecuzione scritta in inchiostro simpatico: «Quanto è creativo fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese con un figlio piccolo nel mondo del lavoro precario.» O ancora «La fertilità è un bene comune», e sempre scritto in inchiostro simpatico sotto: «E dimenticate gli slogan sessantottini de ‘L’utero e mio e lo gestisco io’.»

Che governo è quello che di fronte a dati demografici da guerra mondiale (secondo la Svimez, nel 2013 il numero dei morti, nel Sud Italia, ha superato quello dei vivi, come non accadeva dal 1918, anno di conclusione della Grande Guerra) sa solo trincerarsi in campagne ridicole e inconcludenti, alla faccia delle tanto, a questo punto sempre più false, lacrime piante dalla Boldrini nelle sue battaglie in difesa delle donne? Ancora una volta sono superficialità e soperchieria a caratterizzare l’operato dell’esecutivo, che dovrebbe ricordare come oltre alla fertilità sono soprattutto bene comune l’intelligenza collettiva e la serietà di intenti e azioni.