La particolare posizione delle diversità culturali nelle democrazie occidentali si traduce nel tentativo di riconoscimento della pari dignità degli individui e allo stesso tempo alla possibilità di non rinnegare la propria origine etnoculturale. Al generale livellamento degli individui sul piano consumistico è quindi importante opporre una diversificazione sotto quest’aspetto che si estranei dalle logiche commerciali che tendono verso una generale omogeneizzazione.

Per il filosofo canadese Charles Taylor l’identità di una minoranza è imprescindibile dalle forme del proprio riconoscimento. Ma, ammonisce il filosofo, possono esserci due forme patologiche che interessano la percezione della propria identità da parte delle minoranze: la prima riguarda l’assenza di riconoscimento e provoca «una forma di invisibilità sociale» legata alla negazione della propria identità; la seconda forma invece implica una percezione sbagliata dell’identità, che può essere legata a un’immagine di inferiorità o comunque distorta della propria identità. Da questo presupposto per Taylor tutte le volontà delle minoranze di essere riconosciute hanno come obiettivo il raggiungimento di una visibilità sociale o una necessaria revisione della rappresentazione delle loro identità. Non si deve scordare infatti il meccanismo adottato in ogni forma di colonizzazione, culturale o fisica, per cui il soggetto colonizzato viene rappresentato come disumano, barbaro, incivile, inferiore, adducendo false motivazioni scientifiche che ne giustificherebbero la sottomissione. Nell’ opera Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento Taylor scrive: «E qui arriviamo alla questione del multiculturalismo così come viene dibattuta oggi, cioè mettendo in primo piano le imposizioni di certe culture su certe altre e la presunzione di superiorità che ne è il motore. Le società liberali occidentali sono considerate sommamente colpevoli in questo senso, in particolare per il loro passato coloniale…» oppure «La premessa di fondo di queste richieste è che il riconoscimento forgia l’identità, e la forgia, in particolare, in senso fanoniano: i gruppi dominanti tendono a consolidare la propria egemonia inculcando nei soggiogati un’immagine di inferiorità. Perciò la lotta per la libertà e l’uguaglianza deve passare per una revisione di tale immagine…».

Uno dei problemi fondamentali del multiculturalismo è quello di conciliare una società in cui tutti gli individui godano di pari diritti, rispetto e dignità con le innumerevoli differenze culturali. Ad oggi il modello dominante in questo senso è (forse paradossalmente considerando i precedenti storici) proprio il modello occidentale incentrato sul liberismo economico. Il difetto del liberalismo politico è che viene quasi sempre accompagnato da quello economico, con le sue sfumature degenerate che riconducono a casi di mercificazione culturale e alla logica di omogeneizzazione culturale in chiave consumistica. In quest’ottica il pericolo del liberalismo è quello di diventare cieco alle differenze culturali in quella che dovrebbe essere sul piano teorico la sua neutralità nel riconoscere pari dignità agli individui, ovvero che questi siano considerati al di fuori delle loro origini etnico-culturali e questo è evidente nello scenario dell’individualismo moderno, che non è estraneo alle dinamiche politiche ed economiche del liberismo occidentale. Vi è così il rischio di stipulare un Contratto Sociale di tipo rousseauiano degenerato, per cui per il bene collettivo oltre ad una parte di libertà individuale si rinuncia a buona parte dell’identità culturale. Il contesto della globalizzazione è terreno fertile per un fenomeno di questo tipo, in quanto per entrare in contatto con il resto del mondo globalizzato necessariamente si rinuncia a delle realtà di dimensione locale, e uno degli elementi che viene considerato come minaccia ad una realtà globalizzata in tale contesto vi  è in primis il linguaggio locale a cui si è sempre più disposti a rinunciare, o perlomeno a trasferirlo in secondo piano a favore dell’inglese che occupa ormai nell’ambito della comunicazione e della divulgazione scientifica un primato che difficilmente può essere scardinato.