È stato triste, in questo ultimo periodo, apprendere dai giornali la morte di alcuni grandi della cultura, italiana e non. Nel giro di un mese esatto la Cultura piange il regista e sceneggiatore Ettore scola (19 gennaio), il grande giornalista e storico della musica Piero Buscaroli (15 febbraio), mentre la scrittrice americana Harper Lee e il grande scrittore e semiologo Umberto Eco hanno lasciato un vuoto incolmabile con la loro morte, avvenuto lo stesso giorno (19 febbraio). Una moria che ci ha trovato impreparati e che ha spiazzato l’Italia e il mondo intero.

Abbiamo perso un grande cineasta come Ettore Scola. Ebbe il privilegio di dirigere grandi attori come Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Sofia Loren e Nino Manfredi. Pochi come lui hanno raccontato l’Italia. Un film come C’eravamo tanto amati raccontò trent’anni di storia italiana attraverso le vicende private di tre amici. Il suo Una giornata particolare ha raccontato attraverso il grande schermo la “zona grigia” di cui parlò Renzo De Felice nei suoi saggi sul fascismo, riferendosi alla grossa fetta di popolazione italiana che, negli anni che vanno dal ’43 al ’45, non scelsero di stare né coi fascisti né cogli antifascisti. Fece un ritratto realistico del rapporto padre-figlio nel film Che ora è? con Massimo Troisi e Marcello Mastroianni. E ci fermiamo qui, ricordando solo questi tre film. Sarebbe impossibile elencarli tutti. I suoi film restano. E nessuno ci li porterà via. Possiamo sempre riguardarli e vedere quelli che ci siamo persi.

A Piero Buscaroli la nostra redazione ha voluto dedicare uno spazio alla rubrica culturale più importante Homines. Perché rimanga come esempio umano per i lettori e le generazioni che verranno. Rimandiamo a questa pagina per ogni parola in merito al grande Buscaroli: un genio italiano.

Harper Lee, amica del cuore di un altro grande scrittore come Truman Capote, ha lasciato alla letteratura un grande romanzo come Il buio oltre la siepe. Poco dopo che sia approdato in Italia il suo ultimo lavoro Va’, metti una sentinella, uscito nel novembre 2015, ha oltrepassato la siepe per perdersi nel buio.

Umberto Eco, scrittore italiano raffinato – il più letto, venduto e tradotto al mondo – è morto lo stesso giorno della scrittrice americana. Nel 1980 ha incantato il mondo col suo Il nome della rosa, un romanzo in cui Storia, giallo, narrazione e semiotica si intrecciano in un’unica opera, e da cui venne tratto un film sei anni dopo l’uscita del libro. Nel 2015 ha scritto un bel romanzo intitolato Numero zero, un libro piacevole che tutti i giornalisti e direttori dovrebbero leggere. Si è fatto perdonare per il precedente lavoro Il cimitero di Praga. Un libro che ha venduto più per il nome dell’autore che per il contenuto del romanzo. Non piacque ai lettori che, in gran parte, si pentirono dell’acquisto. Chi scrive lo ha letto. E lo trovò un romanzo pretenzioso, una dimostrazione arrogante della sua cultura sterminata (come se vi fosse il bisogno di una dimostrazione in tal senso). Un romanzo che racchiude e collega tutto, per raccontare niente. Ora Umberto Eco non è sepolto, per sua e nostra fortuna,  nel cimitero di Praga, ma in quello della Cultura. È morto l’uomo che sapeva tutto.

La Cultura perde alcuni grandi, si è detto. Ma dalla loro dipartita guadagnerà molto. Funziona sempre così, soprattutto in Italia. Muoiono i grandi, spesso ignorati dal grande pubblico, ed è solo con la loro morte che tutti si rendono conto del loro valore, correndo ad acquistare le loro opere.
La Cultura è fatta così: è proprio con la perdita dei grandi che guadagna di più.