“Se ti devo un dollaro io ho un problema, ma se ti devo un milione di dollari allora il problema è tuo”.

La sfinge Tsipras potrebbe citare a buon titolo Keynes nei prossimi negoziati con i creditori internazionali: se il Capitalismo è divenuto un sistema basato sui debiti, e non sui salari, non è certo colpa sua, come, parimenti, non è colpa della Grecia se l’euro è un sistema che forzatamente porta a squilibri strutturali tra paesi forti e paesi deboli: è un suo errore restarci, ma questa è un’altra questione. Ci immaginiamo, sforzandoci un po’, quali potrebbero essere le reazioni in quell’augusto consesso, dove, notoriamente, Keynes provoca orticarie e reazioni allergiche: mentre Renzi elabora le ordinazioni in alta uniforme da cameriere, districandosi tra gli innumerevoli spritz di Juncker, Schultz medita se forse non era meglio accettare l’antica offerta cinematografica di quel simpatico, abbronzato omino italiano; Hollande attende, senza pensare, perché non gli riesce; gli altri recitano annoiati la loro parte di comparsa ben pagata. Herr Merkel, novella Master of Puppets, nemmeno ascolta le insolenti parole sconce di quel levantino: la sua testa, coronata dall’elmo chiodato prussiano, non ammette contraddittori. Schuld in tedesco vuol dire colpa, ma anche debito: i greci sono colpevoli/debitori, in ordine non casuale, perché non sono razionali, né produttivi, né tantomeno biondi o amanti della birra.  Il luteranesimo non ammette confessione e crede nella predestinazione, dunque non v’è possibilità di perdono: la colpa/debito non si può e non si deve cancellare.

Inutile rammentare che nel 1953 il London Debt Agreement aveva in pratica condonato gran parte delle riparazioni germaniche verso i paesi vittime della loro irrefrenabile Ville zur Macht: parliamo di una cifra pari all’intero PIL annuale della Germania (3600 mld di USD).  Con quell’atto, si erano poste le basi per la poderosa crescita economica della Germania Federale, la mitologica locomotiva d’Europa, tutta export e stabilità, prezzi bassi e industria pesante. E ancora, quando nel 1990, nonostante il disappunto di Andreotti, si compì la splendida, gioiosa riunificazione con la DDR, i 1500 miliardi di dollari che ancora andavano rimborsati come riparazione di guerra vennero cancellati con un colpo di spugna perché, semplicemente, non si potevano pagare, come affermava quel geniaccio di Kohl. In cambio, però, il nuovo Reich avrebbe contribuito all’integrazione Europea, rinunciando al marco per adottare la stessa valuta di quei corrotti, statalisti e bamboccioni viziati dei mediterranei. Quanta bellezza! Quanta solidarietà! In un colpo solo, il grande malato d’Europa diveniva leader incontrastato del continente grazie a una moneta sottovalutata, e al contempo vedeva annullati i debiti derivanti da due guerre mondiali. Bazzecole. Se le banche del Reich inondano la Grecia di capitali allettanti, se il governo greco aumenta a dismisura la spesa pubblica per acquistare beni e prodotti del Reich, la schuld è sempre e solo del nipote degenero di Aristotele, ovviamente.  Il moralismo è una malerba che, una volta radicata, difficilmente si estirpa. I fatti e i dati possono però fungere da diserbante. I greci non possono essere il capro espiatorio di un evidente errore sistemico, di una falla gigantesca apertasi nel Titanic Europeo, vittime d’un’intransigenza reazionaria che abbaia alla luna senza ammettere il fallimento evidente. Herr Merkel non deve dimenticare la Storia, specie quella del suo grande Reich.