Da lunedì 5 settembre 2016  le aziende italiane coinvolte nel progetto alternanza scuola-lavoro apriranno le porte alla caterva di adolescenti iscritti alle scuole secondarie di secondo grado (biennio e/o ultimo anno) i quali, vittime ignare delle mordaci fauci entro cui stanno per avventurasi, ne varcheranno la soglia con giubilo e lieta spensieratezza, persuasi di incorrere in un destino vantaggioso e congeniale al loro futuro. Il piano prevede ore di lavoro non retribuite per un totale di 400 per gli istituti tecnici e professionali e 200 per i licei, da consumare entro o fuori l’orario delle attività scolastiche. La riforma della buona scuola, così paradossalmente denominata dal risibile circolo PD, risulta fin dagli esordi allineata con la direttrice unilaterale del pensiero unico imperante del capitalismo. Dai moti rivoluzionari del sessantotto innalzati a focolare incipiente di una rivoluzione di carattere mondiale, fino alla dissoluzione totale dell’impronta religiosa e nazionale nelle istituzioni, ne ha fatta di strada la mercificazione assoluta, raggiungendo finalmente l’apogeo con l’aziendalizzazione della scuola e imponendo il paradigma del modello industriale sopra ogni ordinamento.

Questa riforma, possiamo dirlo senza mezzi termini, rappresenta l’ennesimo attacco alla libertà individuale di ogni essere umano e la concretizzazione di una politica atta a defraudare l’essere vivente di tutti quei principi universali che costituiscono la sua intima essenza. Tale scempio dovrebbe essere annoverato tra gli atti terroristici più efferati del nostro tempo, eppure, in virtù di un possibile orizzonte lavorativo, tutti tacciono. Questo tipo di perniciose scelte ideologiche ha sostituito alla sempre più evanescente figura delle scuole strutture ad hoc per la formazione di individui da inserire nell’ingranaggio orrido del mercato, lusingandoli come aguzzini che allietano i condannati e abituandoli già da ora alle infami leggi di flessibilità e di precariato che il mercato impone. D’altronde come sostiene la benemerita Giannini “L’Italia deve prendere spunto dalla Germania”. Seguendo le tracce del pensiero di Platone nel Protagora leggiamo

“Apprendesti ciascuna di queste discipline non per imparare una tecnica, cioè per diventare un professionista delle medesime, ma esclusivamente per la tua educazione spirituale, come si addice a un privato o libero cittadino”

Da qui il fine ultimo dell’istruzione percepito dal sommo filosofo greco: essa non deve mirare a formare lavoratori, sterili di pensiero, bensì uomini e donne consapevoli della propria condizione e dignità umana, della propria sensibilità e dell’appartenenza al mondo. Il fine ultimo di essa è di erigere e fortificare la struttura spirituale di ognuno di noi, di plasmare coscienze che aberrino tutto ciò che mettano in primo piano fini materiali. Una coscienza pura, salubre, grazie alla quale scandagliare l’oceano senza fondo dell’esistenza. In questo senso va contestualizzato il tentativo gentiliano, al tempo della riforma fascista del 1923, di inserire la religione nel piano di studi, considerata come “fondamento e coronamento dell’istruzione”. Si sentiva già allora l’esigenza di uno studio che non si limitasse alla mera tecnica ma ad una edificazione di differente stampo. “Il sapere è il nutrimento dell’anima” ribadisce ancora Platone nel Fedone. Ma il capitale deve disintegrare tutto ciò che può compromettere la sua integrità, deve soggiogare e beffarsi di qualsiasi cosa possa costituire un punto di appoggio per idee avverse. E tutto ciò che non può estirpare completamente esso lo piega alle sue esigenze, ultima la scuola italiana. Ciò che più indigna, dunque, è come sia stato fatto passare come atto rivoluzionario una bruttura che nulla ha che fare con la Rivoluzione. Ecco quindi ragazzi pronti ad affacciarsi alle finestre del mondo dell’età adulta scevri di un’etica, di una morale, di un edificante passato storico e di un’identità. Servitori fedeli dell’utile, ignari schiavi e bestie da soma, verranno ammaestrati sin dall’adolescenza ad amare le proprie catene. La scuola che dovrebbe essere il luogo di formazione critica e spirituale, di erudizione culturale e ideologica diventa il simulacro indecente di una spersonalizzazione di massa, di indecorosa annichilazione del libero pensare e di deframmentazione della coscienza di classe. È facile vedere con quanta sicumera noncuranza barattiamo la formazione morale e spirituale dei nostri studenti, con la comoda poltrona del sostentamento, con quanta disillusione sacrifichiamo la loro sorte intellettuale sull’altare della sicurezza economica. Per dirla con le parole di Leopardi, preferiamo la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d’ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz’altro pensiero”.

E ciò che più inorridisce è vedere come questo crimine sia perpetrato sotto gli occhi impassibili di tutti noi. Il capitalismo assoluto mirava a questo: dopo avere de-eticizzato le scuole, privandole del crocifisso, ultimo baluardo contro la sua amenità, si è risolta nel completo sradicamento di ogni sorta di opposizione che ostacolasse la sua avanzata, negando alle giovani masse la formazione necessaria a rendersi cosciente dell’attuale situazione. Ecco a voi le nuove industrie sfornare il lavoratore-automa: in ogni tempo e in ogni dove vi saranno esseri proni, sempre grati al padrone,  lesti ad eseguire senza indugio le richieste dell’impero neoliberista, burattini che non potranno farsi idee chiare sul mondo perché non ne posseggono le capacità, spettri i cui limiti mentali imposti da quel canone saranno di intralcio alle possibili rivoluzioni, bruti che ricuseranno e si asterranno sempre e comunque da tutto ciò che non abbia un valore monetario, idioti che trascineranno dietro la vita consumando l’esistenza nella apatia e nella rassegnazione.  E fa strano pensare come nell’epoca che si suole creder dell’emancipazione assoluta, della perfetta autonomia di spirito, valori come libertà, giustizia e indipendenza, appaiono quanto mai distanti e irraggiungibili.