Kevin… Tu quoque! Renault e Publicis firmano uno spot hollywoodiano, non fosse altro per la sceneggiatura recitata dal due volte premio Oscar Kevin Spacey, celebrità mondiale di indiscusso talento (chi scrive si considera un ammiratore e ancora si commuove riguardando American Beauty, capolavoro scritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes, ndr). Vi è però un altro ruolo che l’attore americano interpreta, nell’annuncio proposto. Un quarto ruolo. Forse quello che gli impone di recitare se stesso? No. Prima ancora di questo, infatti, ve ne è un altro assai comune a molti “testimonial” (termine usato in maniera impropria) della Pubblicità: quello del Cappellaio Matto (in Alice nel Paese delle Meraviglie)! Il Tempo (maneggevole, docile e cucito ad personam, o anzi ad macchinam), «valore fondamentale per il target di riferimento», come dice lo stesso comunicato stampa, è alla base della promessa pubblicitaria: «Compra la nuova Espace e potrai guidare il tuo tempo ovunque vorrai», sembrerebbe suggerire.

«As an actor, I spend a lot f time being someone else» – recita il divo, passando quindi in rassegna i suoi tre ruoli più caratterizzanti/identificati, quasi immediatamente riconoscibili dallo spettatore per il successo che questi film/serie tv hanno avuto: American Beauty, I Soliti Sospetti e House of Cards«But right now, this time is mine. That’s why I just drive» – e infine – «New Renault Espace. Make your time great».

Si legga direttamente dal comunicato stampa:

«Per il lancio di questo nuovo grande Crossover, punta di diamante della Marca, Renault e Publicis hanno creato una campagna incentrata su un valore fondamentale per il target di riferimento, cioè il tempo. Il pay off della campagna è, infatti, Make your Time great e posiziona Nuovo Renault Espace come un’auto che offre a chi la guida una diversa percezione del tempo».

E dal canale youtube di Renault:

«Make Your Time Great with New Renault ESPACE and Kevin Spacey. Watch Kevin Spacey as he drives through his iconic roles and invites you to make your time great». O ancora: «Meet the man behind the actor. Discover how Kevin Spacey learned so much about people throughout his journey as an actor».

Come il Cappellaio Matto uccide il Tempo nel racconto di Carroll, condannando la scena del tè all’eternità della sua sequenza ripetuta senza che questo possa mai essere consumato, così Spacey (o meglio, il brand per cui lui è pagato) ammazza il Tempo su commissione per promettere (implicitamente) a chi lo ascolta di riuscire ad addomesticare il tempo fino al punto da guidarlo e basta. Quindi l’apoteosi, il momento di lucida follia: «This time is mine. That’s why I just drive»«Questo tempo è mio. Per questo (lo) guido e basta».

Come a volerci dire: «Dal momento che di ruoli ne ho interpretati molti, conosco “l’altro/il prossimo e so che ciò che più gli manca (dopo i soldi, ça va sans dire), e che più lo preoccupa, è l’inesorabile scorrere del tempo che spreca (meglio, consuma) senza accorgersene. Quindi fidati di me, che lo conosco (il Tempo), avendo cambiato spesso maschera e avendo capito che a ciascuna appartiene il proprio tempo, a te ora dico: il tempo è tuo, puoi consumare all’infinito…»

Il rapporto tra Pubblicità e Tempo è dicotomico, almeno al livello dei protagonisti che meglio lo rappresentano: Alice sta al Paese delle Meraviglie come noi, lettori della pubblicità, allo schermo televisivo, mentre il Cappellaio Matto che tenta di assassinare il Tempo (è per questo motivo che la Regina esige la sua testa e che il suo orologio ha smesso di funzionare!) è il magico incantatore pubblicitario, il creativo, che su ordine di sua Maestà, Madama Pubblicità, tenta in ogni modo di fermare la scena che spettacolarizza all’attimo eterno del consumo che sempre si ripeterà, vendendosi per inedito. E, come in una favola per bambini diventata odissea, «tutto si continuava a consumare felice e contento…».