Il 16 aprile festeggia i suoi 88 anni e brinda con una pinta di Weiss Birre, particolare che non è sfuggito ai suoi numerosi estimatori. Joseph Ratzinger, Papa emerito Benedetto XVI, può essere considerato l’ultimo vero grande pezzo, baluardo, simbolo, esponente di una civiltà europea giunta al tramonto della sua esistenza. Parliamo dell’Europa dei popoli, l’Europa delle tradizioni, l’Europa dell’Umanesimo, l’Europa dei grandi statisti e dei grandi intellettuali, dei letterati, l’Europa che affonda le sue radici storiche ed identitarie nella civiltà greco-romana prima e cristiana successivamente. Cosa rimane di quell’Europa? I processi di globalizzazione politica ed economica hanno distrutto i popoli, al fine dichiaratamente prestabilito di creare un unico popolo, anzi, un’unica massa omogeneizzata, illetterata, multimediale ed interattiva, priva di identità storica e culturale, priva di umanità, figlia delle pompose quanto mai vuote filosofie moderne e postmoderne.

Ratzinger, dicevamo, può senza ombra di dubbio essere considerato l’ultimo rappresentante vivente di quell’Europa di cui si parlava qualche riga sopra. Eletto Papa il 19 aprile del 2005, dedicò il suo pontificato alla difesa delle tradizioni, dei principi e delle radici del Cristianesimo. Sostenne l’immagine di una Chiesa e, più in generale, di una cultura che non rinnegasse le proprie radici né la propria dottrina dinnanzi alle derive ideologiche del mondo contemporaneo e della civiltà globalizzata. Osteggiò su tutti i fronti l’etica del relativismo sociale, dottrinale, politico ed economico, affermando che: «Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”» . Ed ancora: «Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». Un relativismo che, secondo il teologo tedesco, rappresenterebbe il nemico più pericoloso della Chiesa, poiché esso deriva dall’acclamazione della scienza moderna la cui eccellenza si fonda sul potere della ragione di conoscere la verità.

La sua grandezza, umana e spirituale, si manifestò anche e principalmente nella sua umiltà, nel riconoscersi incapace difronte al proprio ministero. Lui, il più sapiente tra gli uomini, l’11 febbraio del 2013 rinunciò alla carica di Pontefice. I motivi di questa decisione non furono mai apertamente svelati. Probabilmente qualcosa si stava muovendo nell’ombra, all’interno degli ambienti clericali. Qualcosa che Benedetto XVI non si sentiva in grado di dominare e di sconfiggere. Arrivò a compiere uno dei gesti più rivoluzionari della storia, lui che era così innamorato delle tradizioni e che sempre si aveva mostrato ammirabile e profonda rigidità formale. Si pensi al ritorno al latino nelle celebrazioni ufficiali, al fine di ridare alla Chiesa un lingua universale. Ratzinger, così restio a brusche modifiche ed eclatanti riforme, più propenso a ricercare nella tradizione spirituale e liturgica del passato la ninfa vitale per Chiesa moderna, per intuizione ed umiltà ebbe il coraggio di riconoscere proprie difficoltà e limiti che impedivano al Pontefice di esercitare al meglio il proprio ministero. Non capita molto spesso, nelle nostre democrazie parlamentari e nelle nostre pubbliche amministrazioni, di archiviare dimissioni da parte di politici improvvisati e sprovvisti in partenza dei requisiti minimi per governare ed amministrare un Paese. L’esempio è arrivato da un uomo che sovrasta intellettualmente qualsiasi altro uomo. Esempio di responsabilità, di integrità morale, di profonda dignità, di sacrificio, di spiritualità. Esempio di una specie umana in via d’estinzione. Oggi, molto semplicemente, offriamo questo omaggio all’ultimo grande simbolo della cultura occidentale, come la intendiamo noi.