Non è un caso che tutto stia partendo dall’Irlanda, nella cattolicissima Irlanda. Non è un caso perché la battaglia per i nuovi diritti non può essere condotta solo dalla minoranza che li richiede, ma deve essere avallata dalla maggioranza che “si arrende”, che “guarda in faccia alla realtà”, che “si apre” al nuovo. In altre parole, è bene non soltanto che il nuovo ( e poiché nuovo, giusto!) avanzi, ma che il vecchio s’aggrinzi, perda una gamba; è necessario che due sovrastrutture di pensiero non convivano, semmai che l’una prevalga sull’altra, o peggio, che le due sovrastrutture coincidano, si sovrappongano fino a divenire un tutt’uno. La notizia ufficiale è che il mondo cattolico, identificato erroneamente con l’Irlanda, ha detto “sì” ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, che è stata aperta una breccia nella mura di una roccaforte intrisa di bigottismo e di pregiudizio, che la strada, in un certo senso, è tracciata. Tralasciamo retoriche e discorsi riguardanti una propaganda aggressiva e monopolizzata dalle associazioni vicine alle LGBT. Tralasciamo i personalismi dei vescovi che si sono uniti al fronte dei gruppi di potere. Tralasciamo variabili circostanziali e tutto il resto. Concentriamoci sui titoli dei più grandi giornali europei: i cattolici di Irlanda hanno detto sì! Un po’ come i cattolici italiani avevano dettò sì al referendum sull’aborto e poi a quello sul divorzio. Ma cosa intendono i media per “cattolici”? Per cattolici, essi intendono quella schiera di nuovi credenti, coloro che “credono ma a modo loro”, oppure che sono “credenti ma non praticanti”, che “vanno a messa ma ce l’hanno con la Chiesa”. Quella schiera di “fedeli” formalmente battezzati, per tradizione familiare, e nel caso irlandese per tradizione storico-politica, che sono inconsapevolmente fagocitati dalla nuova religione, la religione slegata dai dogmi, dalle costrizioni, dalle celebrazioni, dai riti, dai precetti. La religione della secolarizzazione, che non è vero che ha distrutto completamente la religione, ma che ha distrutto la spiritualità, che ha sancito il dogma del “credo a modo mio, credo come mi pare”. E’ il culto della propria libertà anche in ambito religioso, anche in un ambito in cui la libertà risiede nell’obbedienza. Ecco, signore e signori, quale mondo cattolico ha votato sì. Quel mondo cattolico che, figlio del 68′, aveva votato per aborto e divorzio nella cattolicissima Italia, democristiana a papista. Stessa tattica, stesso risultato.  La perdita della dimensione spirituale, di un destino trascendentale, ha creato una chiesa nella Chiesa, la chiesa dei tiepidi, dei fedeli del “progresso” e delle libertà.