A Ferrara, un weekend all’anno, c’è il festival di Internazionale.

Internazionale è il non-luogo giornalistico per eccellenza: un mix settimanale dei “migliori” articoli usciti su (alcune, selezionatissime) testate di tutto il mondo. Da cornice, una piccola redazione italiana che si occupa dei trafiletti e delle rubriche, tra cui vale la pena citare due maestri dell’ideologia-non-ideologica:
Claudio Rossi Marcelli, curatore di “Hello Daddy!”, inizia il pubblico italiano all’ideologia gender, ma in una forma così strisciante, simpatica, frizzante, così alfonsosignoriniana da fare invidia a Goebbels;
Rob Brezsny, spin-off legale del Mago Do Nascimento, che ha fidelizzato di migliaia di ragazze/donne del ceto medio intellettuale con il suo Oroscopo. Sì, proprio l’oroscopo. Quello coi segni zodiacali che per ogni segno c’è scritto quello che gli capiterà e come si deve comportare. Sic.

Il festival è curato nei minimi dettagli, e Ferrara, “città delle biciclette”, è il luogo ideale per questa manifestazione. Moltitudini di giovani, distribuiti normalmente tra i 16 ed i 45 anni, si muovono con calma ed educazione tra i vari eventi. Mentre i coetanei di Buenos Aires ansimano dietro ai palloni da calcio, e a Bombay fanno urlare le marmitte non catalitiche dei motorini a miscela, qui l’unico impatto ambientale sembra essere il calore emanato dai microprocessori dei telefonini, e il rumore felpato delle Birkenstock sul porfido. Alcuni, addirittura, per la questione della CO2, ogni tre/quattro respiri ne saltano uno.

C’è un vuoto lessicale che mi impedisce di descrivere chiaramente ed univocamente ciò che si è manifestato a Ferrara. Sono fenomeni troppo nuovi, e la lingua e la sociologia non sono riuscite ancora a mettere la distanza spaziotemporale giusta per marchiarli.

Devo quindi tentare, e me ne scuso, con delle suggestioni ‘poetiche’ che possano ritrarre un pezzettino per volta quello che vorrei definire: fancy progressismo, antiideologismo, antitrascendentalismo, generica filantropia, spensierata fiducia in un avvenire qualsiasi, tecnologismo, impegno politico part-time, sionismo illuminato e moderato, antimaterialismo storico, velleitarismo.

C’era bisogno di un banco di prova che confermasse o smentisse queste tesi, e gentilmente il Festival di Internazionale offriva, nel teatro comunale che più tardi avrebbe ospitato anche Laura Boldrini, il dibattito ‘Dal Venezuela all’Argentina, dove va la sinistra latinoamericana’. La prova perfetta.

Sul palco, Jon Lee Anderson, Enrique Krauze e Patricio Fernández Chadwick, hanno spiegato, tra battutine di spirito e gossip politico, che secondo loro c’è bisogno di “una sinistra meno ideologica, una sinistra più anarchica”. Che Chavez era populista e usava troppo il microfono, che Maduro è un ferroviere e vuole silenziare l’opposizione, che Cristina Kirchner è una populista, che Dilma Roussef è un po’ meglio, Fidel Castro è un dittatore, Correa e Morales non pervenuti (troppo poco criticabili).

Non un riferimento al colonialismo/neocolonialismo dal quale l’America Latina sta provando da secoli a liberarsi, non un riferimento ai mandanti delle dittature fantoccio del’900, non un dato sulle condizioni in cui versava il popolo quando sono comparsi i caudillos né un confronto con le condizioni attuali.
Insomma, un’ora e mezza alla fine della quale gran parte della platea avrà lasciato la sala convinta che in America Latina i problemi sono iniziati con Simón Bolívar. Il che, oltre ad essere ridicolo, suona anche paradossale se avviene nel festival del giornalismo progressista italiano.

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Nel momento storico in cui la battaglia mediatica è il fulcro di ogni guerra, ogni giornalista è un soldato, un militante. Certamente il giornalista può ‘cambiare schieramento’ ad ogni articolo, addirittura anche più volte nella stessa frase, ma ognuna di quelle frasi ha -da sempre- un peso politico, e oggi più che mai può essere usata come arma.

Internazionale tutto questo lo sa bene, ma se ad esempio provate a chiedergli come avrebbe dovuto comunicare Hugo Chavez con i contadini del Venezuela quando questi non avevano neanche un Macbook Pro su cui leggere il suo blog personale, vi sentirete rispondere prontamente “Gemelli! Non essere nervoso! Scommetto che riceverai aiuto da una fonte inaspettata. Forse avrai una sensazione di déjà vu, ma in realtà tutto quello che succederà sarà senza precedenti.

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