«Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo d’intenderci; non c’intendiamo mai!» (Luigi Pirandello – Sei personaggi in cerca d’autore ).

Tema toccato dall’opera pirandelliana è proprio quello dell’impossibilità di comunicare. Si tratta di una comunicazione basata sulla propagazione di messaggi inautentici, dettati dalla loro impossibilità di racchiudere nella convenzione del parlato il concetto portato dall’interlocutore. Il che porta a rapporti compromessi sul nascere e quindi ad una solitudine senza rimedio. L’impossibilità di comunicare è un grido represso, nonostante scaturisca dalla naturale esigenza dell’uomo di entrare in contatto con gli altri. Una vena ora onirica, amara, disperata, ora grottesca, tragica e crudele nella sua impossibilità di riuscire a comunicare. Impossibilità che porta alla sofferenza, dramma che i sei personaggi – e non solo, ma anche l’uomo – vivono con grande intensità in una disperata ricerca di “vivere una verità” ineguale, mai unica. Si è in presenza di una verità personale, sfaccettata e poliedrica. Uscendo dalla letteratura ed entrando in una realtà non solo attuale: le condizioni soggettive dell’uomo rendono impossibile il contatto e la trasmissione dei contenuti, sorvolando la volontà propria dell’interlocutore e dei partecipanti.

Ci troviamo immersi in costati limitazione che non ci portano tanto ad una comunicazione insoddisfacente, quanto ad una totale assenza di essa. Il problema è molto più ampio: unita all’incapacità comunicativa degli interlocutori, si è spesso in presenza di un’incapacità di ricostruzione del discorso, ovvero l’inabilità degli interlocutori di ricostruire adeguatamente il discorso confluendo verso un’identica costruzione del senso. Altro problema da cui scaturisce l’irraggiungibilità dell’atto comunicativo è il rifiuto volontario di qualunque forma di relazione con l’altro, che spinge perciò ad evitarlo e, soprattutto, a contestarlo senza una reale comprensione. Le parole sono spesso ingannevoli, infatti una buona capacità comunicativa o di intendimento cela in realtà modalità comunicative che tendono addirittura ad ingannare volontariamente l’altro. Il vero problema quindi è nella comunicazione e ancora di più nella non-comunicazione. «Uno dei maggiori travagli del mio spirito è costituito dall’inganno della comprensione reciproca fondato irrimediabilmente sulla vuota astrazione delle parole». Secondo Pirandello, infatti, l’umanità è condannata ad un mero scambio di segni e simboli a cui però non sempre corrispondono significati per l’altro parlante. La comunicazione raggiunge una completa inutilità, diventando del tutto vuota e priva di significato. Le parole con le quali l’uomo si illude di comunicare invece inchiodano inevitabilmente alla solitudine e all’estraneità reciproca. Comunicare è essenziale ai fini dell’esistenza della società, di conseguenza l’assenza di comunicazione è un elemento distruttivo, causa di solitudine e smarrimento per gli esseri umani.  Un costante senso di incertezza attanaglia l’uomo: amare confessioni, angosce, richieste, indifferenza e un celato desiderio di interessamento degli altri verso le problematiche proprie. Si tratta di un incessante dialogare tra sordi, gente che non si comprende, e così il vero volto di ciascuno sembra sfuggire continuamente. Incomunicabilità quindi non è altro che solitudine esistenziale e inaridimento della società, ogni relazione con gli altri è vittima di conflitti, di incomunicabilità e di incomprensioni, che portano alla nascita di reciproche negazioni e antagonismi.

«Frasi! Frasi! Come se non fosse il conforto di tutti; davanti ad un fatto che non si spiega, davanti ad un male che ci consuma, trovare una parola che non ci dice nulla e in cui ci si acquieta…»