“Egypt moves closer to labelling football fans as terrorists”, così l’Egypt Daily News commenta gli ultimi provvedimenti presi nei confronti dei responsabili dei fatti di Port Said del 2012. La Corte d’Assise ha condannato a morte undici uomini, giudicati responsabili degli scontri tra tifosi avvenuti a Port Said prima della partita tra l’al-Masry e l’al-Alhy, che procurarono 74 morti tra civili e poliziotti. I fatti del 2012 furono la goccia che fece traboccare il vaso. Di scontri tra le tifoserie delle squadre e forze dell’ordine locali ve ne era traccia già dallo scoppio della Primavera Araba, quando gli Ultras White Knights – tifoseria dello Zamalek ¬ presero parte all’insurrezione che avrebbe portato alla destituzione di Mubarak. E come in ogni paese, quando sono le istituzioni a traballare basta poco per rifletterne gli effetti anche nel mondo sportivo. “Il 25 gennaio è stato il giorno peggiore della storia dell’Egitto”. Con la caduta di Mubarak, hanno iniziato a vacillare anche impalcature organizzative a lui strettamente collegate. In Egitto infatti, nessuna delle squadre di massima serie brilla di luce propria. Non sono club calcistici che nascono e si sviluppano sui propri traguardi e potenzialità, ma sono affiancate dall’apparato statale, dall’esercito o dalla polizia. Un esempio evidente è quello dell’Enppi, club sorretto dalla Egyptian General Petroleum Corporation, di cui era amministratore delegato Sameh Fahmi, Ministro del Petrolio del governo Mubarak. Facile immaginare il tracollo sconvolgente della squadra dopo il 2011, dopo essere arrivata tra le più importanti della massima serie. Che lo Stato e il calcio siano sempre andati a braccetto lungo strade parallele di treni diversi non è una novità neanche in una realtà tanto diversa dalla nostra. Eppure ciò che accadde più di tre anni fa al Portsaid Stadium ha probabilmente calcato ancor di più i confini tra il calcio europeo e quello nordafricano.

In Europa, in particolare in Inghilterra, il caro biglietti sta già da qualche anno estromettendo una larga fascia della popolazione dagli impianti sportivi, i tifosi non sono disposti a spendere così tanto (il costo dei biglietti si è triplicato dal 2013). Pochi giorni fa i tifosi del Liverpool hanno deciso di boicottare la partita del 28 aprile contro l’Hull City. In Egitto invece, i tifosi sono stati definitivamente banditi dagli stadi. Tutte le partite dello scorso campionato sono state giocate a porte chiuse, anche la finale, in cui l’al-Alhy ha alzato il suo trentasettesimo trofeo affermandosi come prima squadra egiziana, si è potuta vedere solo in televisione. Dopo il 2012, il campionato di seria A è stato sospeso per un anno, ma anche dopo il nuovo riavvio, eventi del genere – di entità minore – hanno continuato a susseguirsi. L’ultimo proprio lo scorso febbraio al Cairo. I protagonisti dello scontro sono stati sempre gli Uwk e la polizia locale. La strage di 22 persone si è consumata all’esterno dello stadio di proprietà del ministero della Difesa. La Federcalcio egiziana ha deciso di sospendere temporaneamente il campionato, anche se dall’ultima esperienza sembra sia cambiato davvero poco, nonostante questa fosse la prima edizione regolare, dopo il 2011, dell’Egyptian Premier League, composta da un girone di 20 squadre. Nel corso degli anni erano state inserite delle misure di sicurezza tra i regolamenti del campionato, come l’introduzione di due gironi, per prevenire ulteriori scontri e tragedie. Il declino del calcio egiziano non sta coinvolgendo solamente i singoli club ma anche la Nazionale. Il primo segnale di incertezza è apparso nel 2013, alla qualificazione per il Mondiale in Brasile, quando l’Egitto perse 6-1 contro il Ghana. La Nazionale diventa la miglior esponente di questo inevitabile tramonto passando dal nono posto nel ranking mondiale FIFA al 51esimo nel 2015. gli unici traguardi positivi di questa ultima annata sono stati lo scudetto dell’al-Alhy, che continua a regalare emozioni ai suoi 50 milioni di tifosi, e l’immancabile presenza in Nazionale del campione egiziano Mohamed Salah, esterno della Fiorentina in prestito dal Chelsea, che tiene incantati allo schermo egiziani e tifosi viola, i quali, in un periodo del genere, non fanno altro che tirare un sospiro di sollievo ogni volta che il numero 74 solca il prato verde dell’Artemio Franchi.