La cultura neo-liberista, negli ultimi decenni, si è ormai imposta, con aggressiva autorità, in quasi ogni ambito dell’esistenza umana. Lo ha fatto sfruttando quella intrinseca capacità del capitalismo stesso di inserirsi – attraverso la pratica democratica o presunta tale – in ogni settore del pensiero e del vivere quotidiano, imponendo i propri dettami assoluti e la propria apparente necessità in buona parte del pianeta. E’ quindi divenuta il cardine stabile della teoria e prassi filosofica del “politicamente corretto”.
Il modello capitalista e neo-liberista, infatti, (nonostante alcuni liquidino tale approccio definendolo “complottista” o servendosi di altri aggettivi analoghi) oltre a determinare ormai il corso normale dei rapporti produttivi e di lavoro d’ogni area della terra, si insidia anche nei rapporti sociali informali, nella comunicazione, nelle costruzioni di pensiero, nei comportamenti, nei costumi e, in sintesi, nelle pratiche di vita. Ciò può avvenire in quanto, ormai, le istituzioni e il gran numero di mezzi di comunicazione di massa (che hanno impatti immediati sulle coscienze dei soggetti) sono totalmente assuefatti da questo nuovo modello etico. La tendenza del moderno neo-liberismo è infatti quella della globalizzazione mondiale. A tutto ciò ne segue la creazione di circuiti produttivi mondiali legati tra loro, totalmente asserviti ad un’unica logica produttiva e, dunque, ad un’unica cultura universale di riferimento: la cultura del consumo, del libero scambio economico, della plutocrazia assoluta e del produttivismo di massa.

Bisogna, dunque, che tutti i popoli del mondo si adeguino a questo processo ed ordine di pensiero e che il particolarismo umano, come ogni possibile forma di dissidenza e di attrito culturale, venga eliminato e sostituito dalla nuova cultura dominante che legittima il sistema capitalista universale. L’orgoglio ed il senso d’appartenenza nazionale sono, invece, realtà di contrasto all’avanzare del modello del libero scambio globale che, per forza di necessità, non può contemplare la presenza di sistemi chiusi, legati a valori e principi morali differenti, poiché ogni valore (il quale rappresenta sempre un limite a qualcosa, un imperativo normativo) si pone come ostacolo alle ambizioni libertarie della natura stessa del capitalismo. Quest’annullamento progressivo del particolarismo umano, questa tendenza filo-liberista alla soppressione (legittimata da un pacifismo d’apparenza e da altrettanti apparenti principi di necessità) si manifesta, in particolare, nell’azione politica ed economica degli attuali sistemi di potere (in parte nazionali e, soprattutto, europei).
L’Unione europea non fa altro che ledere il legittimo principio di auto-determinazione particolare dei popoli, i quali, essendo culturalmente, socialmente e politicamente differenti tra loro necessiterebbero, invece, di maggior autonomia ed indipendenza decisionale. Tale autonomia viene a mancare sotto le sue politiche europee d’imposizione all’austerità economica, ai proclami propagandistici rivolte a tutti i popoli della cosiddetta “Eurozona” (come “Ce lo chiede l’Europa”, simile all’antico grido crociato del “Dio lo vuole!”), a alle facili sanzioni che non tengono conto delle ripercussioni materiali che possono avere sulle economie interne dei paesi e, quindi, direttamente sulle vite di soggetti fisici.
Tuttavia, gli imperativi categorici dell’Unione europea, i dettami morali espressi dalla “Corte dei diritti dell’uomo” di Strasburgo, non direttamente legata all’Unione Europea – é corretto precisarlo – che si erge sempre a complesso di dominio autoritario sovranazionale, insieme a tutti i moralistici filo-europeismi di certe espressioni politiche e di governo di alcune nazioni d’Europa, rispecchiano propriamente questa costante esigenza del sistema capitalista dominante di uniformare i popoli del pianeta, con le loro culture ed esigenze particolari. Non dimentichiamo che queste esigenze rappresentano, invece, le vere forze d’attrito a questo processo di universalizzazione, alle forme assolute di conservazione dell’economia di mercato e del libero consumo.

I popoli, oggi – si pensi al recente caso della Grecia -, sono chiamati, da questo tirannico triumvirato chiamato “Troika”, ad assorbirsi al supremo disegno realizzato dai vertici sommi dell’economia e della finanza europea, finalizzati alla conservazione del regime eurocratico stesso e al potere dei sistemi bancari. Essi invitano i cittadini ad estremi sacrifici personali, portandoli alla rinuncia ad ogni forma d’opposizione interiore. I diktat europei sono chiari e precisi. Non rispettarli é un sacrilegio assoluto: i debiti finanziari debbono essere rispettati ad ogni costo, altrimenti il sistema economico crolla. Vale la pena ricordare, però, che i debiti di guerra della Germania, prodotti da atti di efferato crimine ai danni delle popolazioni locali, sono stati, in passato, annullati.  Nel frattempo, in questo clima di totale asservimento alle politiche autoritarie filo-europeiste, le culture umane, col loro particolarismo storico, la loro poliarchia di idee e valori legittimi, si disperdono gradualmente. Mentre le singole nazioni – oltre a perdere ogni forma d’autorità e sovranità in ambito politico ed economico-, smarriscono ogni forma di autonomia ed indipendenza nei costumi e nelle forme espressive linguistiche, annullando sempre di più la propria identità d’origine e compiendo sacrifici in nome della grande Europa unita.